RAGIONE E RAZIONALITÀ, ragionevole e razionale, termini non equivalenti

Razionale a mio avviso non coincide con ragionevole, nel senso che ragionevole mi parrebbe comprendere il razionale ma la razionalità non esaurirebbe la ragione; il mondo reale esiste prima ed oltre le nostre conoscenze razionali intendendo per razionale ciò che è osservabile e misurabile secondo il metodo scientifico.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 30/12/2018; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: conoscenza, educazione; causalità, what if? verità; oggettività, scienza, fede e ragione; giustizia amministrata;

 

A volte vedo fare un uso dell’aggettivo razionale spinto fino a rendere conflittuali tante considerazioni anche tra ben intenzionati che invero poi riescono a convergere sul bene comune avvalendosi di una ragionevolezza che va oltre il perimetro della misura scientifica. Sicuramente qualcuno ha formalizzato meglio di me il significato dell’aggettivo razionale ed ha analizzato le sue differenze rispetto all’aggettivo ragionevole ma, non presumendomi competente abbastanza per tale discettazione, mi limiterei ad un’accezione di significato dei due aggettivi che mi deriva dalla formazione scientifica e umanistica nonché dall’esperienza concreta, ancorché magari non accademicamente condivisa.

L’aggettivo razionale attiene al metodo scientifico (o empirio-matematico) e significa “osservabile, misurabile, equazionabile, riproducibile”. L’aggettivo ragionevole comprende il razionale, ma anche oltre: ad esempio non esiste l’equazione dell’amore, eppure mi pare oltremodo ragionevole amare; le espressioni razionali dovrebbero trovare concordi tutti gli umani acculturati col metodo empirio-matematico, ma non sarebbe ragionevole ritenere che tutto il reale sia solo ciò che è, o si presume che sarà a breve, razionalmente conoscibile.

La filosofia non sarebbe ragionevole? Certamente non la definirei razionale nel senso suddetto, ma vedi qui ad esempio come la pensava Husserl in merito.

La fede sarebbe irragionevole? Non direi, a sentire tanti che vi hanno trovato la ragione della propria esistenza, anche se non mi pare che sia razionale nell’accezione suddetta.

Spesso si scambia razionale per scientifico, ma non tutto ciò che si ammanta di scientificità è propriamente razionale, perché gran parte del nostro scibile, anche il più devoto alla dea ragione, non è ancora descrivibile in equazioni matematiche e in larga misura tende ad approssimarsi al massimamente probabile nelle condizioni al contorno note oggi (e che non sono la totalità dei fattori influenti sull’esito) e/o preferite all’occorrenza, per non parlare

- dell’economia, che, pur scudandosi con i calcoli dei più potenti elaboratori parrebbe in balia dei capricci di politici, di cinici speculatori e di egoismi generazionali oltre che regionali: leggiamo che «la credibilità delle previsioni economiche è inversamente proporzionale alla loro pretesa scientificità»

- dell’amministrazione della giustizia, che, pur sprecando aggettivi del tipo certo, obiettivo, inoppugnabile, scientifico, ... , finisce per creare il caso Tortora quando va male, o la strage di innocenti quando va peggio.

Ragionevole non si oppone solitamente a razionale, ma lo supera in efficacia pro vero bene comune o pro male minore, perché la ragionevolezza solitamente contempla anche categorie di giudizio trascurate dalla pura razionalità, come le categorie valoriali sottese da criteri di finalità in dominio spazio-temporale tendente all’infinito, mentre la razionalità opera preferibilmente con criteri di causalità e funzionalità nel breve termine. Ad esempio?

- Secondo strategie razionali Obama avrebbe scatenato l’escalation militare in Siria, il che, per causa-effetto, lo avrebbe favorito in geopolitica con i potentati filo turco-wahhabiti e nella contesa interna coi Repubblicani sullo shutdown federale; ma la ragionevolezza di un popolo in preghiera silenziosa attorno ad un Papa disarmato, ha fortunatamente prevalso, anche se qualche razionale sostiene che il masso Nobel Pace non desistette per quella preghiera, ma per causa-effetto del no di Mosca.
Nella fattispecie preferisco la ragionevolezza degli umili a certe pretese razionalità vantate dai
potenti, peraltro fallimentari in affini escalation militari, che dell’ingerenza umanitaria avevano solo il pretesto.

- Ma, a volte, attenersi al razionale può salvare da presunzioni di ragionevolezza, magari sostenute da largo consenso popolare (non sempre vox populi = vox dei): ad esempio milioni di persone potrebbe gridare a pretendere che il SSN spesi il metodo Di Bella o il metodo Stamina; in  tal caso dobbiamo discernere applicando la razionalità: se le risorse fossero infinite, no problem, ma, visto che sono finite, il SSN può spesare solo terapie che abbiano superato i test di validazione scientifica (metodo del doppio cieco), il che non dovrebbe indurre il ricorso alla Magistratura (ricordi quando il mondo ci ironizzò sul reato di stregoneria perché i tecnici de l’Aquila furono accusati di non aver previsto il terremoto?)

 

↑2017.05.09 <cl>: cosa c’entra Violante con Carrón e Bersanelli? A partire dalla crisi del mondo nato dall'Illuminismo, discutono di educazione, libertà, ragione e dell’importanza di «parlare con chi è diverso da noi». Cronaca e video integrale del dialogo

 

↑2017.01.16 «solo il cuore conosce» suona come un’affermazione più poetica che scientifica, ma è metafora di un rapporto tra il sapere e il credere; frase emblematica de “Il piccolo principe” <trailer> trasmesso stasera da <Canale5, sussidiario>. Mi ricorda il «Si vede bene solo con il cuore; l’essenziale è invisibile agli occhi» (Antoine de Saint-Exupéry)

 

↑2016.02.24 <filosofiaescienza>: L’idea dell’ onnipotenza della razionalità così come quella dell’assoluta impotenza della ragione umana, non appartiene ai grandi scienziati (e neppure ai grandi filosofi), socraticamente convinti che più si penetra nella conoscenza, più si scopre la profondità del reale: vedi ad esempio qui scienza bellezza e mistero secondo Newton, Curie, Heisenberg. <aleteia/Agnoli>: scienziati credenti (e oranti <zenit>) che hanno cambiato la storia dell’umanità

 

↑2015.09.12 <interris>: nove anni fa la lezione di Ratisbona di Papa Benedetto XVI: sì fede-ragione, no violenza in nome di Dio: il 12/09/2006 Ratzinger si esprimeva in maniera lungimirante mirando ad ampliare un concetto di ragione spesso distorto o autolimitato, ma anche a favorire il dialogo tra i popoli, le culture e le fedi, necessario per combattere le violenze della guerra. Il punto focale del discorso di Ratzinger è la ragionevolezza della fede. Per il Pontefice emerito “non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”, distinguendo tra una “ragione ristretta”, tipica del mondo scientifico, [CzzC: che chiamo razionalità] ed una “ragione estesa” che può essere trovata soltanto in Dio e racchiude in se stessa anche la prima.

 

↑2015.09.10 Difesa laica della dignità della persona, che è ben più di una scimmia nuda: appelliamoci al residuo lumicino di ragione per salvare la dignità della persona che il montante individualismo trascina a bestialità.

 

↑2015.08.10 Se tu avessi voglia di leggere un mio lungo botta e risposta su ragione e oggettività con un agnostico che le contrappone alla fede, eccolo qui con sgamatura finale ...

 

↑2015.04.23 <libertàepersona>.Carlo Rovelli, fisico divulgatore con pretese di filosofo, su il Sole 24 ore del 12 aprile voleva documentare che Einstein fosse ateo. Ma numerose sono le attestazioni del non ateismo di Einstein. As esempio: «Anche se gli assiomi della teoria sono imposti dall’uomo, il successo di una tale costruzione presuppone un alto grado d’ordine del mondo oggettivo, e cioè un qualcosa che, a priori, non si è per nulla autorizzati ad attendersi. È questo il “miracolo” che vieppiù si rafforza con lo sviluppo delle nostre conoscenze. È qui che si trova il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, felici solo perché hanno la coscienza di avere, con pieno successo, spogliato il mondo non solo degli dèi, ma anche dei miracoli. Il fatto curioso è che noi dobbiamo accontentarci di riconoscere “il miracolo” senza che ci sia una via legittima per andare oltre. Dico questo perché Lei non creda che io – fiaccato dall’età – sia ormai facile preda dei preti» [CzzC: per via legittima Einstein intendeva via razionale, ma ben sapeva che il ragionevole non si esaurisce nel solo razionale]

 

↑2015.01.22 Cos’è la conoscenza della verità? Adaequatio rei et intellectus diceva Isaac Israeli ben Solomon già nel secolo IX, ma la cultura dominante oggi ha cominciato a negare la possibilità di percepire l’oggettività e a sostenere che si tratta di un’illusione <tempi>: la ragione si sta staccando dalla verità delle cose, collegandosi a mere predilezioni soggettive e ad una legge da osservare come “mera” tecnica del vivere: vedi Hannah Arendt 1961 “la banalità del male” (delitti mostruosi possono essere compiuti attraverso la cooperazione di gente del tutto normale, tramite la semplice, indifferente, obbedienza “burocratica”, non pensante, alla lettera di una legge non più fondata su evidenze dimostrate dal reale e ormai solo sottomessa alla cogenza della volontà dello Stato, al potere dominante, cui fa comodo sostenere l’animalismo per egemonia sulla persona, alterare il significato delle parole, affermare una tecno-economia che giuridifica il corpo come prodotto proliferando nuove pretese giuridiche soggettive. continua

 

↑2013.07.gg <youtube>: Carlo Sini - "Husserl e la Lebenswelt" - Lez. 5 - @Filosofia e Metodo. “La crisi delle scienze europee” titolava Husserl. Non una crisi di efficienza né di opposizione al positivismo, ma una mancanza di senso complessivo del sapere, della ragione filosofica, rintanatasi in specializzazioni sempre più efficienti, ma prive di senso complessivo dell’essere e della vita umana. Se le domande sono di finalità, di senso, vengono rinviate alla stanza accanto. Da un lato il successo, dall’altro la frana nichilistica: Galileo fu scopritore e ricopritore al tempo stesso. Husserl chiamava questo Il problema dei plena. E poi ancora l’esperienza, che se concepita come meramente soggettiva, esiterebbe a dispregio della doxa, ma la vita agisce con la sapienza quotidiana che non ha bisogno della fisica pura, pur grati verso le conquiste della scienza, senza presumere che l’unica vera sia solo quella obiettiva.

 

↑2010.05.31 <Oasis>: Al-Jabri, il filosofo della “Critica della ragione araba” e il suo contributo-ponte tra il pensiero europeo e arabo. Martedì 4 maggio si è spento, all’età di 74 anni, Muhammad ‘Abid al-Jabri, uno tra i più fecondi e discussi intellettuali contemporanei del mondo arabo islamico. I suoi scritti sono diffusi in tutto il Medio Oriente da più di vent’anni e continuano a rappresentare un punto di riferimento per la filosofia araba (moderata). <reset2011>:  al-Jabri ritiene che la difficoltà attuale del pensiero arabo-islamico a conciliarsi con la contemporaneità dipenda dalla perdita progressiva di quella dimensione razionale e scientifica del pensiero islamico che aveva invece ispirato pensatori come Averroè, Ibn Hazm e Avempace, che non riuscì a vincere l’inclinazione allo gnosticismo e all’irrazionalismo spiritualista della filosofia islamica orientale, il cui predominio nei secoli avrebbe prodotto quell’«oscurantismo irrazionale» che il potere e la mala politica hanno potuto sfruttare a proprio vantaggio, travisando i messaggi originari della religione islamica