Che cos’è l’OGGETTIVITÀ? REALISMO e SENSO COMUNE

<wikipedia>: mentre l'idealismo nega l’esistente al di fuori e indipendente dalla nostra coscienza e ritiene la cosiddetta oggettività una presunzione a valore soggettivo e spesso arbitrario, il realismo con il termine oggettività ritiene designabile una rappresentazione della realtà corrispondente alla realtà e non dipendente da un'attività della coscienza intesa in senso assoluto.

Il concetto di oggettività si contrappone ai concetti delle rappresentazioni del mondo esteriore, considerate come segni, simboli, allusioni, strumenti di qualche cosa d'altro della realtà stessa degli oggetti naturali.

<wikipedia>: in filosofia il realismo è la convinzione che esista una realtà indipendentemente dai nostri schemi concettuali, dalle nostre pratiche linguistiche, dalle nostre credenze. I filosofi che si dichiarano realisti tipicamente pensano che la verità consista in una qualche forma di corrispondenza dei pensieri alla realtà. In un'accezione più ampia, tipica della scolastica, realisti sono detti coloro che conferiscono realtà agli enti del pensiero.

<wikipedia>: in filosofia per senso comune è inteso in polemica con il razionalismo, lo scetticismo e l'idealismo, come una capacità originaria dell'uomo in grado di riconoscere in modo immediato, ricorrendo all'uso della "ragione naturale", i fondamentali principi del conoscere (per es. l'esistenza di una realtà esterna), dell'agire morale (per es. il principio della libera volontà), del credere religioso (per es. l'idea di Dio). [CzzC: vedi anche la filosofia realistica di mons Antonio Livi]

[CzzC: se volessimo sottilizzare, dovremmo osservare che le misure di certe grandezze fisiche (ad esempio del microcosmo) non si possono esprimere in termini di certezza assoluta, ma solo in termini probabilistici (il principio di indeterminazione di Heisenberg ha messo in crisi le certezze, prima presunte assolute - probabilità 1 - delle misure di alcune grandezze fisiche /coniugate); addio oggettività? Stiamo coi piedi per terra, perché, per quanto riguarda lo scibile dell’ordinaria esperienza umana, possiamo considerare piena - anche nonostante la suddetta indeterminazione - la validità probatoria di oggettività del metodo empirio-matematico di Galileo; ma ne perimetrerei il dominio: così come preferisco i realisti agli idealisti nell’affermare che esiste una realtà oggettiva a prescindere dalla nostra coscienza-conoscenza (e che bella la scienza che progredisce in questa conoscenza) altrettanto preferisco affermare l’esistenza di una realtà che non si esaurisce nell’osservabile e misurabile dal metodo scientifico (razionalità), eppure è sperimentabile con ragionevolezza: essa è la parte migliore della vita (umanesimo, filosofia, relazione, amore, politica, senso religioso, desiderio di significato e di infinito, finalità oltre che causalità, ...), quella con cui si espressero in opere ed arte anche le civiltà che non conoscevano l’oggettività secondo il metodo empirio-matematico; se mi dici che questa non è oggettività ma soggettività, ti direi che non sarei in grado di dimostrarti inconfutabilmente il contrario, ma che c’è di più oggettivo di quello che serve al bene comune, al senso e alla felicità della mia vita e di quella dei miei simili? Pensi che basti l’oggettività scientifico-tecnologica a massimizzare il raggiungimento di questi obiettivi? Mi parrebbe povero quell’oggettivo che si esaurisse nel solo razional-tecnologico, anche perché, da quando l’umanità ha accelerato il suo sviluppo con la tecnologia, tanto che l’homo faber si sente con essa un quasi Dio capace di determinare gli accadimenti, ha visto come mai in precedenza la corruzione dell’ambiente naturale, lo scempio della biodiversità, il prosciugamento delle energie fossili, ma soprattutto lo sfruttamento degli esseri umani, le stragi di inermi, la concentrazione della ricchezza in poche mani, la montatura dell’individualismo, il declino della dignità della persona umana e della solidarietà, compensata solo dalla crescita di quella verso le bestie]

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 14/01/2019; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: conoscenza; filosofia; razionalità e ragionevolezza, causa-effetto, what if? scienza e tecnica, misure; tanto peggio per la realtà?

 

2019.01.13 <foglio> Peter Boghossian e James Lindsay <google>, proclamandosi "liberali di sinistra", hanno beffato il politically correct dominante di certi studi accademici per dimostrare quanto sia divenuto risibile il confine tra scienza e fregnacce e quanto l’ideologia offuschi esperienza e oggettività; illuminati soloni hanno abboccato ad alcuni bidoni da loro piazzati e li hanno rilanciati su prestigiose riviste di identity studies: il bidone più famoso è quello sulla «cultura dello stupro tra i cani ... I parchi per cani sono spazi in cui lo stupro è permesso, un luogo di dilagante cultura dello stupro canino e di oppressione sistemica nei confronti del ‘cane oppresso’». Ora i suddetti illuminati vogliono vendicarsi, vogliono cacciarli dall'università, mentre perfino il biologo ateo Richard Dawkins prende le loro difese: “Accusereste Orwell per aver fatto parlare i maiali?”

 

↑2018.12.30 normativa trentina sulla gender-didattica: <fb> una circolare provinciale sospende i percorsi dell’educazione alla relazione di genere programmati in 24 scuole trentine: la giunta Fugatti-TN vuole accertarsi che il progetto non riguardi la gender-theory secondo cui la differenza tra uomini e donne non sarebbe un dato oggettivo, ma un prodotto della costruzione sociale dei ruoli; <TGreg.mp3> «si ritiene necessario verificare la piena coerenza dei contenuti educativi dei percorsi con le aspettative delle famiglie rispetto ai valori che la giunta Provinciale intende perseguire ed agli indirizzi conseguenti». [CzzC: comprensibile il disappunto di qualche tifoso/a del ddl 2/2014 che temesse di dover mettere un dubbio eventuali importi ipotizzati in budget pluriennale di qualche tifoso Arcigay]

 

↑2016.07.03 <Lib&pers> l’unica speranza è il ritorno alla realtà. Siamo di fronte ad un mostro ideologico, etico, sociale, psichico, di costume, etc. ma prima di tutto onto-logico. Il Relativismo si gioca infatti (e si vince) prima di tutto sul piano della logica e dell’ontologia: ricordando che l’essere non è un niente, che ogni forma di relativismo, di naturalismo, di psicologismo e di storicismo ingannano quando affermano ciò che negano: si pretendono veri negando che esistano verità.

 

↑2016.06.09 <stampa>: Gesù non insegna "o questo o niente" ma un sano realismo. Fr1: bisogna liberarsi da un idealismo rigido che non è cattolico e che non permette di riconciliarsi [CzzC: ponderazione delle priorità e dei rapporti di causa-effetto, what-if in funzione del male minore e prevenzione del maggiore, sono ragionevolezza non relativismo]

 

↑2016.05.11 Un esempio di realismo e di attenzione per una catechesi che non sia confondente trovo in un grande della filosofia realistica e del senso comune nel trattare di Dottrina morale e prassi pastorale nella “Amoris laetitia: <FidesEtRatio> trascriz conferenza di Mons. Antonio Livi filosofo, sacerdote e saggista italiano, n1938 [CzzC: a mio avviso, anziché rischiare cotanta equivocità, sarebbe stato meglio derogare sull’indissolubilità e concedere, non senza se e senza ma, la possibilità di un secondo matrimonio, con ciò facendo anche un passo di avvicinamento ecumenico con gli ortodossi]

 

↑2015.08.10 Se tu avessi voglia di leggere un mio lungo botta e risposta su ragione e oggettività con un agnostico che le contrappone alla fede, eccolo qui con sgamatura finale ...

 

↑2014.09.22 «le immagini sono più reali della realtà» dice Oliviero Toscani al festival della filosofia sulla gloria che chiude con lui <fratellidarte> ancorché si definisca scarsamente preparato in filosofia. Per Oliviero «l’immagine oggi è tutto per la nostra società, il 90% di ciò che conosciamo lo conosciamo attraverso le immagini che sono più reali della realtà. [CzzC: la realtà preesiste all’immagine che, come la parola, può descriverne una rappresentazione, talvolta ingannando ... continua]

 

↑2011.mm.gg In che senso la tecnica dissolve l’oggettività scientifica? <traggo da Il tramonto dell’Occidente di Umberto Galimberti, cap10, Provocazione della scienza e della tecnica>: Nella microfisica, per esempio, dove la scienza è possibile solo grazie alla perfezione degli strumenti messi a disposizione dalla tecnica, l'oggettiva posizione della particella subatomica è indeterminabile [CzzC: principio di indeterminazione di Heisenberg], in quanto le condizioni tecniche dell'osservabilità alterano lo star-dicontro (Gegenstand), e quindi l'oggettività dell'osservato. A questo punto la domanda: che cos'è la natura? si converte nella domanda: che cos'è la conoscenza? L'oggettività, infatti, non riesce a costituirsi o, se è concettualmente precostituita, si dissolve, perché il livello d'esperienza è anteriore al differenziarsi di soggetto e oggetto. ... Col dissolvimento dell'oggettività uomo e natura non si fronteggiano (Gegenstehen) come soggetto e oggetto, ma le possibilità della conoscenza e il senso della natura sono custoditi e condizionati dalla modalità del reciproco disporsi. La disposizione acquista il sopravvento sui termini disposti. Soggettività e oggettività si dissolvono nella disposizione che li comprende e, comprendendoli, li risolve in quell'unico Bestand che è la permanente disponibilità dell'uomo alla natura, perché la natura, esponendosi, gli si dispone.

 

↑2010.mm.gg Oggettività e soggettività nel pensiero di Rosmini: tutte le nostre sensazioni sono inadeguate a farci ottenere dell'ente osservato quel percepire che diciamo oggettivo, carattere del percepire intellettuale: le sensazioni non sono che modificazioni del nostro composto; il sentito stesso come tale non esiste che relativamente a noi. Tutto ciò che le sensazioni ci fanno sentire, non può essere che una relazione delle cose esteriori (se ci sono, il che non vogliamo ancora discutere) con noi, una loro potenza di modificarci; ma il subietto di questa potenza, noi non potremmo averlo mai presente come sta in sé, limitandoci alle sensazioni sole, perché l’esistere in sé non è da noi sentito, giacché queste due espressioni, “esistere in sé”, ed “essere sentito”, esprimono concetti contrari, l’assoluto e il relativo, l’uno de’ quali esclude l’altro direttamente; la mera esistenza in sé di una cosa, non importa ed implica alcuna sensazione prodotta in un’altra cosa: mentre all’incontro la sensazione non racchiude nessun’idea di cosa che esista in sé, ma solamente quella d’una passione nostra e del suo termine. Dunque le sensazioni non ci possono far percepire la cosa come sta in sé, ma solo in relazione con noi: sensazione non vuol dire che modificazione nostra; idea vuol dire concezione di una cosa che esiste indipendentemente da qualunque modificazione o passione d’altra cosa.

 

↑2009.mm.gg <isfo>: Fare esperienza di se stessi: fra soggettività e oggettività: l’epoca postmoderna è caratterizzata fra l’altro dalla perdita della dimensione e del senso della storicità e del tempo; la perdita della capacità di elaborare la dimensione affettiva e della capacità di un impegno stabile ed incondizionato; la perdita della categoria del mistero della realtà umana. Il fattore perdita concerne anche la perdita della capacità di superare l’opposizione tra soggetto ed oggetto. Con il termine soggetto intendo la persona umana nel suo divenire. L’oggetto, invece, è la realtà, è l’altro, sono gli altri; in che cosa consiste questa opposizione e che tipi di soggettività e oggettività produce? Che cosa vuol dire superarla? E, in tal caso, collegando soggetto e oggetto, che tipo di soggettività e oggettività ne risulta? Tratto il tema mostrando alcune corrispondenze in proposito tra questi tre autori: B.J.F. Lonergan, D.W. Winnicott e F. Imoda.