La filosofia e la metafisica sono DESTINATE a SCOMPARIRE? Se ...

Quando Hegel trasformò la metafisica da costruzione spaziale in costruzione temporale, aprì la strada alla distruzione della metafisica. Ma ci sono due parole base di cui nessuna filosofia può sbarazzarsi tranne che con l'autoinganno: Essere e Verità. Se le domande concernenti l'Essere e la Verità scompaiono, la filosofia giungerà al suo fine.

Traggo da http://spogli.blogspot.it/2009_04_21_archive.html

Liberazione 21.4.09  Lectio magistralis di Agnes Heller

La filosofia è un genere destinato a scomparire?

[CzzC: Ágnes Heller da Wikip: filosofa n1929 è massimo esponente della «Scuola di Budapest», nota in occidente come la teorica dei "bisogni radicali", critica del sapere feticistico fondato sull'idolatria dei "fatti" e dei "dati": trova continuità del pensiero da Hegel a Marx che nei marxisti cosiddetti "scientifici" o ortodossi risulta rimossa; si occupa in preferenza di etica, sessualità, famiglia nel quadro di un progetto rivoluzionario anticapitalista che muove dalla volontà di superare i rapporti di subordinazione e di dominio.

Vedi anche don Armando Matteo e le domande che gli ho posto avendolo ascoltato catechista diffidente in metafisica: «Le mamme smettano di giocare con la VITA ETERNA, troppo eterea per i giovani che vogliono vivere prima di morire».]

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 14/10/2018; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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2009.04.21 Stralcio in anticipazione della Lectio magistralis che la filosofa terrà oggi pomeriggio a Roma in occasione dei suoi 80 anni. L'iniziativa è organizzata da Francesca Brezzi, docente di filosofia morale all'università di Roma Tre (oggi alle 15,30 e domani alle 9,30 alla Sala Igea di Palazzo Mattei, piazza dell'Enciclopedia italiana 4)

Una volta nella sua famosa Tesi 11 su Feuerbach, Marx scrisse, che fino ad ora i filosofi hanno solo interpretato il mondo, ora sta a noi cambiarlo. La prima parte della tesi descrive esattamente - a mio parere - la specificità della filosofia come genere letterario. Davvero la filosofia, almeno la filosofia tradizionale, considera l'interpretazione-mondo come sua propria missione. Per meglio dire, i filosofi hanno sempre aspirato ad interpretare il mondo. La filosofia assomiglia in un aspetto a tutti gli altri generi letterari. Una volta che esiste, che è, una volta che viene incorporata almeno in alcune opere di filosofia, tutti coloro che hanno aspirazioni filosofiche hanno bisogno di intraprendere lo stesso tipo di descrizione del mondo, anche se due filosofi non lo faranno nella stessa maniera [...].

Inoltre si potrebbe obiettare che la filosofia non interpreta il mondo ma lo spiega, dato che la specificità del genere filosofico è la dimostrazione, l'argomentazione. I filosofi analitici e non solo loro indicano l'argomentazione come differentia specifica della filosofia. Ovviamente, loro sanno anche che, non solamente i filosofi utilizzano l'argomentazione ma fanno così anche gli attori di un dramma ed anche tutti noi nella nostra vita quotidiana. Perciò essi precisano, che un argomento convincente è l'essenza della filosofia. Ma, convincente per chi? Un argomento che è convincente per un Platonista non è convincente per un Aristotelico. Definire la caratteristica di un genere filosofico facendo notare l'argomento convincente non è errato e fuorviante solo per la ragione che se un argomento è convincente o non convincente dipende dal destinatario dell'argomento, ma anche per un motivo più profondo. Vale a dire si presuppone che una filosofia possa essere falsificata tramite buoni argomenti. Si potrebbe dire, che forse ciò può accadere, ma questo effettivamente danneggia una filosofia - Ha forse danneggiato Platone che Aristotele utilizzando buoni argomenti ne abbia provato l'errore, o ha danneggiato Spinoza che Leibniz abbia provato il suo errore, o Leibniz che Kant l'abbia rifiutato o Kant che Hegel abbia dimostrato la sua infondatezza, tutti loro utilizzando buoni argomenti? [...]

Ripeto che tutte le filosofie hanno il loro proprio mondo. Con Hegel, comunque, l'organizzazione spaziale del mondo del filosofo, quello gerarchico (che sale le scale dal basso verso l'alto) dove non c'è posto per il tempo, si è fermato o è giunto al termine (Agostino era una grande eccezione, dato che fu lui che mise insieme la metafisica tradizionale con il Libro della Creazione della Bibbia). La costruzione spaziale era richiesta dall'ambizione a presentare l'Eterno come incarnato nel mondo filosofico. Quando Hegel trasformò la metafisica da costruzione spaziale in costruzione temporale, aprì completamente la strada alla distruzione della metafisica. Questo è il significato dello slogan "la fine della filosofia". Quando Marx o Kierkegaard parlavano della filosofia stavano pensando ad Hegel. La cosiddetta decomposizione della filosofia hegeliana risultò essere il primo stadio della distruzione della metafisica. Quindi l'interpretazione in prosa del mondo è la caratteristica generale delle filosofie. Ma all'interno di questa cornice generale sono possibili molte cose. Sebbene dopo Aristotele i dialoghi abbiano smesso di giocare un ruolo considerevole, da Bruno a Leibniz ci sono ancora opere filosofiche scritte in dialoghi. All'interno del genere c'è anche il sottogenere di aforisma, c'è, più che mai, la filosofia narrativa, e, ovviamente, ci sono anche lavori filosofici che si concentrano su argomenti e sulla risoluzione di un problema. I limiti del genere sono elastici, ma esistono. Per rimanere nell'ambito dello scopo dei generi letterari. Una novella non è un lavoro di filosofia, non è nemmeno un dramma. Neanche se il lettore trova in essi l'espressione delle più sagge idee filosofiche. Ed un opera di filosofia non è un poema o una novella, perché è scritta perfettamente. Ma perché no? Uno senza dubbio potrebbe dire, che anche una novella è una descrizione del mondo o un'interpretazione del mondo? Tuttavia, la filosofia, come speciale genere di descrizione del mondo, interpretazione del mondo, ha le sue proprie persone e la sua propria grammatica. Tradizionalmente, chiamiamo queste persone "categorie". Heidegger le chiamò parole base [...].

Tutte le parole base possono essere nuove. Ma ci sono due parole base di cui nessuna filosofia può sbarazzarsi tranne che con l'autoinganno. Queste due parole sono Essere e Verità. Esse non possono essere superate, rifiutate, o sostituite, anche se alcuni filosofi credono di essere riusciti (qualora questo possa venir chiamato successo) a superarle. [...]Se le domande concernenti l'Essere e la Verità scompaiono una volta per tutte, senza ombra di dubbio la filosofia giungerà al suo fine.

traduzione di Ester MonteleoneS