L’ATTRATTIVA GESÙ E LA MISERICORDIA «Il luogo dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo verso il mio peccato»

Articolo tratto da Tracce 2001.06 segnalatomi 14/03/2013 da un’amica l’indomani dell’elezione di Bergoglio a Papa Francesco I.

L’attrattiva del Cardinale

Giugno 2001 Silvina Premat - Argentina

Alla Fiera del libro di Buenos Aires, la più grande del Sudamerica, il Primate argentino ha presentato l’edizione spagnola de L’attrattiva Gesù. «Il luogo dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo verso il mio peccato»

L’arcivescovo di Buenos Aires, recentemente nominato cardinale, monsignor Jorge Mario Bergoglio, ha presentato El atractivo de Jesucristo, pubblicato dalla casa editrice Encuentro, alla Fiera internazionale di Buenos Aires “Il libro dall’autore al lettore”....

...  Era la prima volta che l’Arcivescovo di Buenos Aires e Primate d’Argentina partecipava alla Fiera del libro come conferenziere e la seconda in cui si è assunto la presentazione di un libro di Luigi Giussani. Nel 1999, ha presentato El Sentido Religioso e, così come è successo in quell’occasione, Bergoglio ha aiutato i presenti a riconoscere nella sua storia il valore esistenziale di quei testi. «Ho accettato di presentare questo libro di don Giussani - ha spiegato - per due ragioni. La prima, più personale, è il bene che negli ultimi dieci anni quest’uomo ha fatto a me, alla mia vita di sacerdote, attraverso la lettura dei suoi libri e dei suoi articoli. La seconda ragione è che sono convinto che il suo pensiero è profondamente umano e giunge fino al più intimo dell’anelito dell’uomo».

... In 35 minuti ha presentato i momenti più importanti dei dialoghi de L’attrattiva Gesù e ha paragonato alcune affermazioni di don Giussani ad altre di santa Teresa di Lisieux e di sant’Agostino ... .

... Proponiamo alcuni passi dell’intervento di Sua Eminenza il cardinale Jorge Mario Bergoglio durante la presentazione del libro. 27 aprile 2001

Ho accettato di presentare questo libro di don Giussani per due ragioni. La prima, più personale, è il bene che negli ultimi dieci anni quest’uomo ha fatto a me, alla mia vita di sacerdote, attraverso la lettura dei suoi libri e dei suoi articoli. La seconda ragione è che sono convinto che il suo pensiero è profondamente umano e giunge fino al più intimo dell’anelito dell’uomo. ...

Il libro che oggi si presenta, L’attrattiva Gesù, non è un trattato di teologia, è un dialogo di amicizia; sono conversazioni a tavola di don Giussani con i suoi discepoli. Non è un libro per intellettuali, ma per chi è uomo o donna. È la descrizione di quella esperienza iniziale, a cui mi riferirò più avanti, dello stupore che viene a galla dialogando sull’esperienza quotidiana provocata, affascinata dalla presenza e dallo sguardo eccezionalmente umano e divino di Gesù. È il racconto di un rapporto personale, intenso, misterioso e concreto allo stesso tempo, di un affetto appassionato e intelligente verso la persona di Gesù, e questo permette a don Giussani di arrivare come alla soglia del Mistero, di dare del tu al Mistero.

Tutto nella nostra vita, oggi come al tempo di Gesù, incomincia con un incontro. Un incontro con quest’uomo, il falegname di Nazareth, un uomo come tutti e allo stesso tempo diverso. I primi, Giovanni, Andrea, Simone, si scoprirono guardati fin nel profondo, letti nel loro intimo, e in essi si è generata una sorpresa, uno stupore che, immediatamente, li faceva sentire legati a lui, che li faceva sentire diversi.

Quando Gesù chiede a Pietro: «Mi ami?», «quel “sì” non era l’esito di una forza di volontà, non era l’esito di una “decisione” del giovane uomo Simone: era l’emergere, il venire a galla di tutto un filo di tenerezza e di adesione che si spiegava per la stima che aveva di lui - perciò è un atto di ragione -», è stato un atto ragionevole, «per cui non poteva non dire “sì”».

Non si può capire questa dinamica dell’incontro che suscita lo stupore e l’adesione se su di essa non è fatto scattare - perdonatemi la parola - il grilletto della misericordia. Solo chi ha incontrato la misericordia, chi è stato accarezzato dalla tenerezza della misericordia, si trova bene con il Signore. Chiedo ai teologi presenti che non mi denuncino al Sant’Uffizio né all’Inquisizione, però forzando l’argomento oserei dire che il luogo privilegiato dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo verso il mio peccato.

Di fronte a questo abbraccio di misericordia - e continuo secondo le linee del pensiero di Giussani - viene proprio voglia di rispondere, di cambiare, di corrispondere, sorge una moralità nuova. Ci poniamo il problema etico, un’etica che nasce dall’incontro, da quest’incontro che abbiamo descritto fino ad ora. La morale cristiana non è lo sforzo titanico, volontaristico, lo sforzo di chi decide di essere coerente e ci riesce, una sfida solitaria di fronte al mondo. No. La morale cristiana è semplicemente risposta. È la risposta commossa davanti a una misericordia sorprendente, imprevedibile, “ingiusta” (riprenderò questo aggettivo). La misericordia sorprendente, imprevedibile, “ingiusta”, con criteri puramente umani, di uno che mi conosce, conosce i miei tradimenti e lo stesso mi vuole bene, mi stima, mi abbraccia, mi chiama di nuovo, spera in me e attende da me. Per questo la concezione cristiana della morale è una rivoluzione, non è non cadere mai ma alzarsi sempre.

[CzzC: dovrei qui citare un libro, ma non ho tempo, segnalatomi da un collega di palestra che dimostrerebbe come il cattolicesimo abbia rovinato la civiltà annacquando le responsabilità con la categoria del perdono/misericordia anziché con il più responsabilizzante criterio del reato/punizione, occhio per occhio, ben più chiaro nell’etica ebraica e protestante-calvinista che infatti ha informato i paesi più progressisti ed avanzati, mentre quelli cattolici sarebbero più incasinati dall’inciucio tra responsabilità ed irresponsabilità, tra rettitudine e reato, tra coerenti e furbetti, tra stato e mafia che ostenta santini. Convengo che ci sia il rischio di confusione tra misericordia e giustizia, ma il perdono cristiano non calpesta la giustizia, anzi, non di rado evita ingiustizie più grandi come quelle commesse nelle guerre e nelle stragi di innocenti e come tale è più responsabile nei confronti del bene comune rispetto all’applicazione di criteri punitivi mossi da rigore ideologico – legale, ignorante micidiali conseguenze]. Come vediamo, questa concezione cristianamente autentica della morale che Giussani presenta non ha niente a che vedere con i quietismi spiritualoidi di cui sono pieni gli scaffali dei supermercati religiosi oggigiorno. Inganni. E neppure con il pelagianismo così di moda nelle sue diverse e sofisticate manifestazioni. Il pelagianismo, al fondo, è rieditare la torre di Babele. I quietismi spiritualoidi sono sforzi di preghiera o di spiritualità immanente che non escono mai da se stessi.

Gesù lo si incontra, analogamente a 2000 anni fa, in una presenza umana, la Chiesa, la compagnia di coloro che Egli assimila a sé, il Suo corpo, il segno e sacramento della Sua presenza. Leggendo questo libro, uno rimane stupefatto e pieno di ammirazione davanti a un rapporto così personale e profondo con Gesù, e gli sembra che sia difficile per lui. Quando dicono a don Giussani: «Che coraggio bisogna avere per dire sì a Cristo!» oppure: «A me nasce questa obiezione: si vede che don Giussani ama Gesù e io invece non lo amo allo stesso modo». Lui risponde: «Perché opponete quello che voi non avreste a quel che io avrei? Io ho questo sì e basta, e a voi non costerebbe neanche una virgola di più di quello che costa a me… Dire sì a Gesù. Se io prevedessi domani di offenderlo mille volte, lo dico». Quasi testualmente, Teresa di Lisieux ripete la stessa cosa. «Lo dico, perché se non dicessi “sì” a Gesù non potrei dir “sì” alle stelle del cielo o ai capelli, ai vostri capelli…». Non c’è niente di più semplice: «Io non lo so com’è, non so come sia: so che io debbo dire “sì”. Non posso non dirlo». E ragionevolmente, ossia, ogni momento Giussani nella riflessione di questo libro ricorre alla ragionevolezza dell’esperienza.

Si tratta di iniziare a dire Tu a Cristo, a dirglielo spesso. È impossibile desiderarlo senza chiederlo. [CzzC: 17/03/2013 infatto oggi nel suo primo Angelus Bergoglio, Papa Francesco I nel suo primo Angelus da Papa Francesco I ha ripetuto più volte il rapporto tra la misericordia di Dio e la nostra domanda, il nostro chiedergli]. E se uno incomincia a chiederlo, allora incomincia a cambiare. D’altra parte, se uno lo chiede è perché nel profondo del suo essere si sente attratto, chiamato, guardato, atteso. La esperienza di Agostino: là dal fondo dell’essere qualcosa mi attrae verso qualcuno che mi ha cercato per primo, mi sta aspettando per primo, è il fiore di mandorlo dei profeti, il primo che fiorisce in primavera. È quella qualità che ha Dio e che mi permetterò di definire con una parola di Buenos Aires: Dio, Gesù Cristo in questo caso, sempre ci primerea, ci anticipa. Quando arriviamo, ci stava già aspettando.

Colui che incontra Gesù Cristo sente l’impulso di testimoniarlo o di dar testimonianza di quello che ha incontrato, e questa è la vocazione cristiana: andare e dare testimonianza. Non si può convincere nessuno. L’incontro accade. Che Dio esiste lo si può provare, però attraverso la via del convincimento mai potrai ottenere che qualcuno incontri Dio. Questo è pura grazia. Pura grazia. Nella storia, da quando è iniziata fino al giorno d’oggi, sempre primerea la grazia, sempre viene prima la grazia, poi viene tutto il resto

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 12/02/2019; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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2019.02.11 <cl> A Vilnius assemblea Cl da Paesi ex sovietici: molti cattolici, ma anche ortodossi o in cammino per ricevere il Battesimo. Ma tutti, «si è cristiani per un'ATTRATTIVA che non pensavamo ci fosse. E invece c'è». Centosessanta persone arrivate da Lituania, Estonia, Russia, Bielorussia, Ucraina, Kazakistan e Azerbaigian.

 

↑2013.03.17 il Vangelo di oggi è quello dell’adultera che Gesù salvò dalla lapidazione ed assisto in TV al 1° Angelus del nuovo Papa Francesco I: è impacciato coi fogli, ma non sulla pastorale della misericordia che Dio ci usa e che ci induce ad usare: ribadisce il concetto più volte con chiarezza e semplicità di Parroco e deve essere un punto chiave della sua pastorale se 12 anni fa ciò ribadiva con altrettanta premura: il luogo dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo verso il mio peccato. Una morale diversa sia dai quietismi spiritualoidi sia dal pelagianismo.