Passi per gli EQUIVOCI involontari, meno per quelli pelosi, indotti ad arte con trucchi dialettici, peggio ancora per quelli istituzionalizzati

Quando il significato di una parola fosse equivoco tra mittente e destinatario della stessa, essi non riuscirebbero ad intendersi bene; se si trattasse di un misunderstanding involontario, sarebbe facilmente correggibile; ma una equivocità intenzionalmente sostenuta da uno dei due interlocutori nuocerebbe alla convergenza del dialogo; ad esempio? Già qui, mentre  presuppongo che si possa discernere (giudicare) tra la forma innocua e quella nociva di equivoco, vedi quanta equivocità ruota attorno al giudicare; e che dire del significato del termine famiglia? È equivoco perfino in sede ONU; che dire del significato di libertà di coscienza, pur sancita dall’Art18 della nostra dichiarazione universale? Proprio per diversamente intendere-equivocare su tale supremo valore, gli islamisti si son fatti sublimare da Unesco una loro diversa dichiarazione dei diritti umani: questi equivoci istituzionalizzati configurano Weltanschauung tanto diverse da legittimare la dizione di scontro di civiltà.

Le parole non sono soltanto un fatto estetico per quanto importante, le parole sono trave di carico per un’ etica di ognuno e di ciascuno” disse l’Umberto Eco che così condividerei, se non avesse insinuato il contrario con “il Nome della rosa” nelle cui ultime righe, scimiottando nichilismo e strutturalismo francese, va in rima così Stat rosa pristina nomine, nuda nomina tenemus: non abbiamo che i nudi nomi, cioè che le nude parole, le quali non dicono nulla tranne se stesse, non significano alcuna verità; ed invece è proprio col significato delle parole che la nostra ragione, elaborando la conoscenza maturata dall’esperienza, può discernere tra verità e menzogna; è col significato non equivoco delle parole che è permesso il dialogo convergente sul bene comune, altrimenti compromesso.

 [Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 12/10/2018; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: alterare il significato delle parole, conoscenza, comunicazione; razionalità, oggettività, dominio di significato, misunderstanding, framing; trucchi dialettici

 

↑2017.01.17 Che cos’è l’omofobia? Discernere tra significati equivocabili: dialogo con un lettore/fb: continua

 

↑2016.09.29 Che cos’è una veranda? Siamo all’autunno 2016 e il fatto che in Italia debba ancora entrare in vigore l’accordo su uno schema di regolamento edilizio-tipo con la definizione unica di almeno 42 voci (tra cui Edificio, Balcone, Sottotetto, Terrazza, Veranda) citate nelle migliaia di regolamenti edilizi esistenti, configura uno dei 101 motivi per credere che l’inefficienza della nostra pletorica burocrazia sia l’ostacolo primario per lo sviluppo del nostro Paese per la goduria degli azzeccagarbugli. Pensa quanto tempo e denaro avremmo risparmiato se già 30-50 anni fa avessimo imposto per quei vocaboli uniformità di semantica copiando, ad esempio, quella tedesca.

 

↑2015.01.22 Cos’è la conoscenza della verità? Adaequatio rei et intellectus diceva Isaac Israeli ben Solomon già nel secolo IX, ma la cultura dominante oggi ha cominciato a negare la possibilità di percepire l’oggettività e a sostenere che si tratta di un’illusione <tempi>: la ragione si sta staccando dalla verità delle cose, collegandosi a mere predilezioni soggettive e ad una legge da osservare come “mera” tecnica del vivere ... Al potere dominante torna utile alterare il significato delle parole e destituire il visibile: anche il linguaggio giuridico e il linguaggio comune (significato delle parole) sta subendo un’offensiva destrutturante: su Ragionpolitica il giornalista Francesco Natale analizza il rapporto tra linguaggio e potere. «Chi si impadronisce del significato delle parole», osserva richiamandosi esplicitamente al pensiero gramsciano, «detiene il vero potere… La destrutturazione linguistica si attua in due modi, nella scissione tra cosa e significato (tra res e logos) e, secondariamente, come conseguenza, nella degenerazione e distorsione dell’apparato concettuale e critico, sino ad arrivare alla destrutturazione culturale dell’individuo e della società stessa, determinando quella che Leon Festinger definiva la “dissonanza cognitiva”, in conseguenza della quale il soggetto finisce per adeguare il proprio comportamento all’avvenuto mutamento linguistico, onde evitare, appunto, di permanere in uno stato di “dissonanza”». ... Tale destrutturazione in atto è voluta, perseguita scientemente dal potere dominante, non è un «a-venire del diverso metafisico», come sosterrebbe J. Derrida, ma è orientata alla distruzione del concetto di “presenza”, dell’avvenire delle cose presenti e del loro punto sorgivo. Oggetto preferito di tale destrutturazione è ciò che può costituire segno di un’alterità, di un’appartenenza ad altro: la diversità sessuale, la genitorialità, l’amicizia, l’amore, la carità, la stessa vita nascente e la morte.

 

↑2015.01.11 <avvenire/U.Folena>: odio e fretta corrompono le parole; non diteli martiri quelli di Charlie-Hebdo: le sfide più nobili si vincono o si perdono anche sul filo delle parole. Parole che vengono rubate, corrotte, svuotate e riempite di senso diverso, perfino opposto all’originale. Le parole sono importanti perché non si limitano a descrivere la realtà...

 

↑2014.10.23 <avvenire>: Parole cattive, virus che uccide»: Persone in fuga dalle guerre bollati come “clandestini”. Onesti lavoratori guardati di traverso perché musulmani quindi “terroristi”. O più semplicemente “negri”. L’imbarbarimento della lingua comincia con la politica, [CzzC: convengo che siano i moventi ideologici-partitici i primari responsabili di tale alterazione micidiale] rimbalza sui giornali, si diffonde come un virus tra la gente comune. E col sospetto crescono la paura, il disprezzo, la xenofobia.

 

↑2013.01.14 Traggo da Wikipedia Galimberti e dal suo testo Gli equivoci dell’anima In una civiltà scientifica la parola anima ci riporta agli albori della nostra storia quando religione e filosofia si contendevano il sapere. La psicologia, che sulla nozione di anima ha costruito se stessa, da tempo vuole emanciparsi da questo sfondo per essere accolta nel novero delle scienze ed entrare così a pieno titolo nella "nostra" storia. L'emancipazione avviene per rimozione dell'origine [CzzC: la cancellazione della tradizione, tanto cara anche a nostrani cadudem] e quindi con la perdita di quella stratificazione di significati che fa dell'anima una parola a tal punto equivoca da renderla solidale con i più svariati sistemi di pensiero, che a questo punto devono chiarire le loro relazioni e svelare il contenuto semantico che coprono con questa parola. [CzzC: caro Galimberticontinua ...]

 

↑1981.09.19 Il Nome della rosa: Padre Sommavilla su La Civiltà Cattolica smaschera il nichilismo di Umberto Eco, quell’allegro nominalismo nichilistico che l’autore insinua nel suo recente romanzo ora vincitore del Premio Strega 1981. Ad es. ultima riga nell'ultima pagina del romanzo: Stat rosa pristina nomine, nuda nomina tenemus. Non abbiamo che i nudi nomi, cioè che le nude parole, le quali non dicono nulla tranne se stesse, non significano alcuna verità. [CzzC: vedi mia nota in sommario]. Era la tesi dello strutturalismo francese. Un nudo nome è dunque e soprattutto quello della rosa a cui spetta il primo dei nomi, cioè Dio, che è dunque lo stesso nome del nulla. Nella stessa ultima pagina si era sentenziato Gott ist ein lautes nichts («Dio è un puro nulla»: nel senso di caos primordiale e finale).