modificato 21/01/2017

 

Ammettere pluralismo di culture e di vie di salvezza è diverso dal relativismo

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Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità: contrassegno miei commenti in grigio rispetto al testo attinto da altri.

 

Per me salvezza è verità e significato della vita” incontrata seguendo Cristo (Dio incarnato morto e risorto, un avvenimento, non una metafora) in compagnia di cammino guidato dal magistero petrino, con tutto il rispetto per altri cammini intentati al bene comune. Credo che sia solo quello cattolico il cammino di salvezza per tutti gli uomini? Non credo che abbia ragione certa teologia contemporanea - non solo gesuitica (Rahner e Dupuis) - che sostiene il pluralismo delle vie di salvezza e la teoria del «cristianesimo anonimo» rigettando l’Extra Ecclesiam nulla salus? Non ho competenza sufficiente per dotte dispute filosofico-teologiche, ma, nella mia povertà,

- colgo la certezza che anche prima del CV2° la Chiesa non escludeva alcuno dalla misericordia di Dio: anche il Concilio di Trento insegnò l'antica dottrina - risalente ai tempi di Sant'Ambrogio - del «battesimo di desiderio» secondo la quale chiunque, nel suo autentico indirizzo morale, sia orientato positivamente verso Dio è una persona «giustificata», anche se non ha ancora ricevuto il battesimo; oggi aggiungerei che non possiamo escludere dalla salvifica misericordia di Dio nemmeno un ateo o un agnostico; qualche dubbio avrei per chi perseguitasse inermi credenti o non credenti per i suoi fini di prevaricazione, ma anche qui, lascerei a Dio l’ultima parola in termini di misericordia e giustizia, sia per l’ultimo istante della vita del peccatore sia per il resto dell’eternità;

- colgo l’evidenza che una fede nel relativismo, nell’indifferentismo dei cammini, può essere utile agli studiosi ponderatori dei cammini di salvezza, ma la salvezza cristiana è un’esperienza di vita liberamente coinvolgente in comunità guidata al destino, non una teoria-ideologia: ricordo ad esempio come Benedetto XVI metta in evidenza che «La fede cristiana non è un’idea, ma una vita»; possiamo collaborare con identità e cammini diversi, credenti o atei di buona volontà, ma presumo che possa essere solo tattico, non vitale “il non sentirsi superiori agli altri”, come dire che io amo mia moglie, non la esibisco superiore alle altre, accettiamo le correzioni fraterne, i miei figli ci guardano convinti che la nostra sia un’esperienza da ripetere per il loro bene, ma povero me e loro se avessimo costruito la famiglia arrovellandoci il cervello su quanto mia moglie e i miei figli non siano superiori agli altri;

- colgo l’evidenza di libertà liberante di questa esperienza, che tanto mi aiuta a fare il bene mio e del prossimo, quanto mi lascia libero di abiurare e di scegliere un altro cammino e non solo per il rispetto dell’art.18 della nostra dichiarazione universale dei diritti umani (negletto da quella islamista), ma per un concetto di dignità della persona umana che ne esalta la libertà e la proattività al bene comune, il che vedo più difficilmente configurato altrove, e mi scusi il segretario del locale dialogo interreligioso se nella fattispecie mi sento meglio aiutato dalla Chiesa cattolica che da altri;

- coltivo la serenità di lasciare ai suddetti studiosi il compito di ponderare quale dei vari cammini di salvezza sia più efficace per il bene comune, e, se riuscirà a dimostrare anche a me che un altro è migliore del mio al riguardo, inciterò amici e parenti a valutarne seriamente le argomentazioni e a trarne liberamente le conseguenze; nel frattempo sono pronto ad attingere anche da altri cammini best practices per il bene comune e per il dialogo proattivo senza menare il can per l’aia, però, stante l’urgenza delle priorità;

noto la menzogna e l’inganno sottesi ai trucchi dialettici di certi sostenitori dell’indifferentismo in parola, i quali, per parare lo sbilanciamento indotto nella suddetta ponderazione da ferali evidenze (ad es. intollerante induismo, terrorismo jihadista), e per evitare di ammettere che esse derivano proprio dalla negazione della libertà di abiurare e di esprimere opinioni diverse nonché da foraggiati maestri di odio

incolpano i cristiani delle persecuzioni subite perché «I primi a scatenare l’odio religioso siamo stati noi cristiani ... quella tra una religione vera e tutte le altre false è una distinzione brevettata da noi cristiani. Oggi spesso proprio i cristiani ne pagano le conseguenze ma tutto era partito, scorrendo la storia, proprio da noi»,

- oppure negano che una certa religione abbia imposto la conversione con la spada: ma questo non è - vero perché i musulmani, quando conquistavano, imponevano una tassa ai non musulmani: allora gli arabi scoraggiavano le conversioni, perché altrimenti non prendevano le tasse [mp3].

Ai posteri l’ardua sentenza; ma la mia vita ha raccolto abbastanza evidenze empiriche e logiche dal farmi insegnare l’esperienza di fede che vivo a chi mi è affidato in responsabilità e in relazione di bene, fin che vigerà il rispetto dell’art.26.3, con la certezza di insegnare il meglio per il bene, a partire dal credo che Gesù è figlio di Dio, morto e risorto, come avvenimento non come metafora, ancorché mi si accusi che, ciò credendo, ipso facto metterei su un piano inferiore chi si riferisse a profeti non sedicenti Dio: mi spiace per loro, ma spero che non mi perseguitino per tale radicalità di credo in Cristo-Dio, vissuto nel cammino guidato dal Magistero petrino, visto che, per quanto riguarda noi cristiani di oggi (abbiamo chiesto perdono per trascorsi errori al riguardo) i non cristiani sono nella massima libertà di credere diversamente e mai li tratteremmo da infedeli meritevoli di meno amore e misericordia dei miei confratelli di fede, anzi, sappiano che Gesù ci porta ad amare perfino i nemici, a fare il bene anche a quelli che ci odiano, ancorché Nietzsche e tanti suoi tifosi ritengano idiozie questi insegnamenti.

 

 

21/11
2016

<tempi>: «Oggi i cristiani cos’hanno da dire a questo mondo barbaro e che sarà travolto da altri barbari?». Il libro di mons Luigi Negri, “Il cammino della Chiesa”, ripercorre la storia della Chiesa per rispondere alle sfide del presente: «la varietà delle culture (pluralismo) sta scomparendo, sostituita da una forma di pensiero unico dominante (additata con insistenza da FR1): prevale l’egoismo individuale e una volontà di eliminazione della tradizione cattolica, attraverso la demolizione di una morale naturale con una forma di reattività istintiva e umorale chiamata “capacità di scelta»

04/04
2016

inizio questa pagina generandola mentre commento la “Centralità della misericordia: Benedetto loda Francescoaccennando anche alla giustizia divina, penitenza/conversione, dottrina della giustificazione, pluralismo delle vie di salvezza

 <news.va>: La fede cristiana non è un’idea ma la vita dice Benedetto XVI.