Tavolo delle appartenenze religiose: BASTA NON SENTIRSI SUPERIORI AGLI ALTRI?

Il non sentirsi superiori agli altri sarebbe buona virtù di umiltà a scanso di arroganti presunzioni, ma mi parrebbe condizione non sufficiente né necessaria per l’efficacia del dialogo interreligioso e per la pace, senza contare che in alcune circostanze potrebbe anche dissimulare ipocrisia.

- Quale sarebbe una condizione necessaria pro dialogo e pace?
A mio avviso «il non PRATICARSI superiori agli altri», rispettando nei fatti, non solo nei
sentimenti, la pari dignità del prossimo: ad esempio?

  - quantomeno evitando il male fisico anche se uno abiurasse,

  - quantomeno evitando di proibire alle figlie di sposare un infedele,

  - il che anche se costasse contraddire il profeta.

- Quale sarebbe una condizione sufficiente?
Nessuna a mio avviso può dirsi condizione sufficiente: occorre mettere in atto tante condizioni favorevoli, a partire da quelle necessarie, lavorando con prospettiva di lungo periodo, su più generazioni, massimizzando un’educazione che privilegi i buoni maestri e che emargini i
cattivi maestri, i cattivi contenuti: i have a dream, ONU2

All’autore/moderatore del tavolo che così illustrava:

- Il Tavolo non esclude nessuno ma chiede, a chi vi vuol aderire, un impegno preciso a non sentirsi né superiori agli altri né autosufficienti.

- L'incontro con l'altro mi ha dato la possibilità di conoscermi, di verificarmi, di attuare una sana pulizia delle mie radici, e così di radicarmi sui (pochi!) valori non negoziabili che il Vangelo ancora oggi mi offre: il comandamento dell'amore e la pagina delle beatitudini.

- Attuare una sana pulizia delle mie radici, e così di radicarmi sui (pochi!) valori non negoziabili: il comandamento dell'amore e la pagina delle beatitudini.

chiesi se con la suddetta sana pulizia intendesse negligere su libertà di coscienza e di educazione (i 2 valori non negoziabili) per conformarsi agli assisi a quel tavolo che li negligono nei loro ismi di stato.

Tali domande al moderatore del tavolo configuravano un tentativo di correzione fraterna con questi intendimenti. Perché puntualizzo? Plaudo al tavolo delle appartenenze religiose, ma non mi basterebbe che l’unico criterio di adesione sia "che nessuno si senta né superiore agli altri né autosufficiente"; perché? Perché è naturale che ogni credente ritenga la sua religione/fede meglio di un’altra quantomeno per sé e per i suoi figli, e non sarebbe un problema lasciargli questa credenza (viva la libertà di pensiero!); il problema è grave quando si insegnassero comportamenti da razzismo religioso, ovvero, quando i sedicenti moderati ben poco facessero per contrastare tali insegnamenti: l’islam si riformi a partire dall’educazione.

Continua con le domande all’autore.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 07/05/2024; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: far cancellare i reati di apostasia e blasfemia; sharia1 e sharia2; rinunciare alla divinità di Gesù pro dialogo interreligioso;?

 

2021.06.13 a pag 12 dell'inserto speciale di Vita Trentina Alessandro Martinelli fa il panegirico di Hans Küng (bis diVT#14 Aprile): "grande teologo che ha dedicato l'intera vita a collegare dialetticamente le verità del Vangelo con le verità delle altre religioni", senza ricordare che HK si era accanito così tanto contro il Magistero petrino che questo era stato costretto a diffidarlo. Panegirico pure del Tavolo delle appartenenze religiose, meritato per la promozione del dialogo interreligioso, meno a mio avviso per non aver saputo sanare la contraddizione di fondo: come puoi statuare che basta non sentirsi superiori agli altri se poi ammetti che non venga smentito chi ammette la punizione dell'abiuro e predica che una musulmana non può sposare un infedele?

 

2021.04.08 l'editoriale di Vita Trentina <VT#14.jpg> fa sublimazione di Hans Küng come se la Chiesa cattolica si fosse destata grazie a lui per credere che «non ci può essere pace tra le religioni se non c'è dialogo tra le religioni». Il sogno di pace, dialogo e sinergia tra le religioni (sogno mio, ma ritengo anche della Chiesa) inizia dal rispettare i diversi credi anche per loro affermazioni mutuamente esclusive (che Gesù sia figlio di Dio morto e risorto sarebbe "verità" inconciliabile con l'essere Maometto il sommo profeta, ma poveri noi se per dialogare e collaborare dovessimo partire dalle relative abiure). Plaudo al Küng amante del dialogo, ma non sarebbe bene dissimulare che egli insegnava significanza metaforica «sulla nascita verginale e sull'Eucaristia», tra l'altro. Vantare che le proposte di Küng furono assunte dal Tavolo locale delle Appartenenze Religiose? Tale tavolo statua come precondizione il non sentirsi superiori agli altri anziché il suddetto rispetto valorizzante le diversità di credo, anche tra loro contraddittorie, identità che non avrebbero bisogno di nascondere credo per guardarsi in faccia: ad esempio, per collaborare con la famiglia del vicino io non gli chiedo che prima mi dica che sente la sua famiglia non superiore alla mia. Butterei via tutto Küng? Tutto no; anch'io temo che abbia seminato più equivoci che virtù il tardo dogma dell'infallibilità del Papa]

 

2019.02.10 h17:00 presso il Tavolo Locale delle Appartenenze Religiose incontri di dialogo interreligioso in occasione della Settimana ONU dell'armonia delle religioni

 

2014.10.13 Ricevo da NC l’appello alla Pace 2014: commento e gli pongo domande pro discernimento sulla consistenza della libertà di religione che i sottoscrittori dichiarano di rispettare: includa la libertà di cambiare credo (→Art18 della dichiarazione universale) ed escluda il male fisico inferto ad inermi.

 

↑2011.02.09 Botta e risposta con un interlocutore del dialogo interreligioso rispetto all’intento di far cancellare l’islamico reato di apostasia/blasfemia

 

2010.06.gg Religioni in Trentino e il tavolo delle appartenenze: traggo da pag 42 de “Il Trentino” – giugno 2010 - SOCIETA’ e pongo domande all’autore (NC): centrate su «Il Tavolo non esclude nessuno ma chiede, a chi vi vuol aderire, un impegno preciso a non sentirsi né superiori agli altri né autosufficientiContinua