AVVENIMENTO e Presenza, incontro ed esperienza

La fede vive nella realtà come “fatto”, AVVENIMENTO che l’uomo può INCONTRARE e del quale può fare ESPERIENZA: è il popolo cristiano, quello che Paolo VI chiamava «entità etnica sui generis» (Udienza generale, 23 luglio 1975). L’avvenimento cristiano è un mistero che aiuta in modo determinante a capire la consistenza dell’io, mettendo in gioco la responsabilità nella concreta esperienza della vita.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 11/02/2019; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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2019.02.09 <or> Teologia: convegno ticinese sul pensiero di Giussani. La diffusione del pensiero di Kant ha comportato delle «difficoltà a pensare categorie come Dio, mondo o anima» e a rendere quasi «impossibile la comprensione dell’esperienza cristiana», ma a Giussani non basta una teologia a razionalità ridotta, anzi, questa «deve valutare criticamente tutte le idee, solo così può essere in grado di interpellare la società e le persone che la vivono». La dimensione del «carisma» vissuto dentro ma anche oltre i limiti delle parrocchie; «comunità» come «luoghi di vita», «non un gruppo d’amici che si separano dagli altri ... ma uomini mendicanti che ricevono da Dio la novità dell’AVVENIMENTO e che accettano i fratelli che il Signore dona loro». Il cristiano è colui che «si pone con un giudizio di fronte al suo destino», l’inizio non è mai da lui concepito come un «traguardo raggiunto» ma come un’eterna «ripartenza», c’è sempre un «daccapo», un inizio che è «il replicarsi di una presenza». Emblematico il “volantone” di CL/Pasqua2011: «L’avvenimento non identifica soltanto qualcosa che è accaduto e con cui tutto è iniziato, ma ciò che desta il presente, definisce il presente, dà contenuto al presente, rende possibile il presente».

 

↑2017.02.15 <ilLadro>: La follia cristiana di Emmanuel Carrère [CzzC: trovo splendida la conclusione della recensione: per Carrére Coloro che credono ciò che vedono perdono, coloro che vedono ciò che credono vincono. Se disprezzano le testimonianze dei loro sensi, se si liberano dalle esigenze della ragione, se sono pronti a passare per pazzi, allora hanno superato la prova. Essi sono i veri credenti, gli eletti: è di essi il Regno dei Cieli. Il problema, caro Carrère, è che se la fede è questa il cristianesimo non avrebbe resistito due settimane. Questo è il cristianesimo secondo Nietzsche - un’altra delle tue guide -, una fede da visionari, da pazzi. Chiudersi in casa va bene per le Meditazioni metafisiche di Descartes ma non per le relazioni umane; ed è qui il punto: Cristo è un fenomeno metafisico o un evento umano?

 

↑2016.02.16 <tracce>: «Sia che moriamo sia che viviamo, siamo del Signore». don Giussani ha sempre e solo guardato al Verbo incarnato, l’avvenimento che spiega la consistenza dell’io

 

↑2012.06.15 testimonianza da una terremotata: «Signore si è reso presente subito attraverso una compagnia di amici».

 

↑2010.11.09 La fede vive nella realtà come “fatto”, AVVENIMENTO che l’uomo può INCONTRARE e del quale può fare ESPERIENZA: è il popolo cristiano, quello che Paolo VI chiamava «entità etnica sui generis» (Udienza generale, 23 luglio 1975). Per cui la fede, che è in noi per il Battesimo, diventa matura se partecipiamo al fenomeno che la comunica: la COMUNIONE. L’avvenimento della fede è la comunionalità vissuta, nel cui ambito la fede, secondo i tempi e i modi stabiliti da Dio, cambia la vita, la rende più umana, più lieta, più libera, più interessante, più sicura, più drammatica per la presenza del grande Fattore che dà SIGNIFICATO e DIREZIONE all’altrimenti incerto e dubbioso vagare umano.

   Senza l’aiuto di una compagnia non c’è avanzamento nella vita di fede. Per questo abbiamo tante volte definito il movimento “compagnia guidata al destino”.

   Così facendo si realizza quello che san Paolo raccomandava ai primi cristiani: «Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore» (Rm 14,7-8). E ancora: «Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio» (1Cor 10,31). E infine: «Sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui» (1Ts 5,10). Sia che mangiate sia che beviate, sia che dormiate sia che vegliate, sia che viviate sia che moriate... È la sintesi di tutta l’espressività umana, investita e trasformata dalla fede vissuta in una comunione, inizio del mondo nuovo che si realizzerà definitivamente nell’ultimo dei giorni, quello in cui Cristo sarà “tutto in tutti”.

   Da oggi al giorno della gloria finale di Cristo c’è tutto il tempo della storia, che è il grande alveo della missione: non un programma, un progetto o un calcolo, perché, come ha scritto Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte, «non una formula ci salverà, ma una Persona e la certezza che essa ci infonde». Vale a dire, la missionarietà cristiana è la testimonianza «da persona a persona», come disse un giorno il cardinale Ratzinger, del cambiamento che Cristo ha già realizzato in me che ne do notizia sul luogo di lavoro, a scuola, in casa, rendendo partecipe il fratello uomo della verità incarnata che è Gesù di Nazareth.

 

↑2009.09.24 Perché dovrebbe essere proprio l'AVVENIMENTO CRISTIANO la RISPOSTA alla umana «ricerca di Dio»?

 

↑2009.08.24 Che significa che la conoscenza è un avvenimento (titolo Meeting 2009)?