COMUNITÀ EDUCANTE: non basta l’educazione dei genitori, né quella della scuola, quando il ragazzo, tipicamente in età adolescenziale ...

... prende come punti di riferimento più gli amici che i suddetti primari educatori: determinante per il suo futuro diviene allora la frequentazione di una compagnia animata e guidata al suo destino di bene a differenza delle conseguenze devastanti che può indurgli una cattiva compagnia. Per il vero bene dell’adolescente non ci possiamo far bastare le accomodanti sublimazioni libertarie della serie che “il buon seminato riemergerà a distanza di tempo”, “deve farsi le sue esperienze”, magari contagiate dal ‘68ttinovietato vietare” come se, orientarlo ad una buona compagnia, configurasse violazione della sua libertà come la violerebbero i matrimoni combinati da islamisti, induisti, affaristi. Quali sarebbero buone compagnie guidate? Ho visto buone esperienze di gruppi sportivi, musicali, teatrali, di caritativa, di quartiere solidale, scout, giessini, focolarini, anche gruppi parrocchiali ben guidati che allenano gli adolescenti non solo ad educarsi, ma ad aiutare gli adulti nell’animazione dei gruppi delle elementari.

Non solo per l’adolescente, anche per l’adulto e per gli stessi genitori non basta il fai da te nell’educarsi: fa una bella differenza nella crescita della propria maturità e responsabilità il coinvolgimento con una comunità educante guidata al destino di bene dei suoi liberi aderenti, dove  operi non solo il confronto con benchmark comportamentali ed etici, ma anche il tentativo di correzione fraterna, con smussatura della pur naturale presunzione ad avere sempre ragione: non abbiamo mai finito di imparare, e si impara meglio in una comunità educante che a spese di scontri con chi nel mondo solitamente, più che al tuo bene, mira a vincerti o ad usarti.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 11/02/2019; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: bene comune ed etica, libertà di educazione, educazione mancata, il rischio educativo, sfida ed emergenza educativa, scholas

 

2019.02.09 <or> Teologia: convegno ticinese sul pensiero di Giussani. La diffusione del pensiero di Kant ha comportato delle «difficoltà a pensare categorie come Dio, mondo o anima» e a rendere quasi «impossibile la comprensione dell’esperienza cristiana», ma a Giussani non basta una teologia a razionalità ridotta, anzi, questa «deve valutare criticamente tutte le idee, solo così può essere in grado di interpellare la società e le persone che la vivono». La dimensione del «carisma» vissuto dentro ma anche oltre i limiti delle parrocchie; «COMUNITÀ» come «luoghi di vita», «non un gruppo d’amici che si separano dagli altri ... ma uomini mendicanti che ricevono da Dio la novità dell’avvenimento e che accettano i fratelli che il Signore dona loro». Il cristiano è colui che «si pone con un giudizio di fronte al suo destino», l’inizio non è mai da lui concepito come un «traguardo raggiunto» ma come un’eterna «ripartenza», c’è sempre un «daccapo», un inizio che è «il replicarsi di una presenza». Emblematico il “volantone” di CL/Pasqua2011: «L’avvenimento non identifica soltanto qualcosa che è accaduto e con cui tutto è iniziato, ma ciò che desta il presente, definisce il presente, dà contenuto al presente, rende possibile il presente».

 

↑2018.09.15 ~h21 vedo Vincenzo Linarello di Goel testimoniare su TV2000: la forza della comunità non di singoli eroi, partita da un'anima cristiana nella Locride di Bregantini, coinvolgente chiunque di buona volontà, per un'etica, che non può essere solo giusta, ma anche efficace, tanto da consentire dignitosa remunerazione del lavoro e rapida ricostruzione di quello demolito da attentati mafiosi, perfino partendo con una festa.

 

↑2016.03.12 Apro questa pagina dopo il colloquio stamane in palestra con un genitore giovane di Sacco: mi narrava la positività della vacanza con famiglie nella baita parrocchiale in val Duron: entusiasti i ragazzi come gli adulti. Accennai alla criticità della successiva età adolescenziale e all’importanza di orientare i figli verso buone compagnie, citando un’esperienza (un adolescente frequentava una compagnia a rischio, i genitori si rivolsero ad un gruppo di più grandi in gamba, chiedendo che coinvolgessero il figlio; esito positivo, trasformante): l’amico mi chiese e se quel figlio avesse rifiutato l’invito? I genitori avrebbero tentato con altri lo stesso metodo di attrattività positiva, risposi.

 

↑200a.mm.gg In CPP si discute dell’abbandono dei gruppi parrocchiali da parte dei ragazzi del post cresima; azzardo due osservazioni al riguardo:

1)    la maggior parte dei genitori manda i figli in Parrocchia per non privarli, in confronto con altri, della bella tradizione (foto, festa) della 1ª Comunione e Cresima (o per non deludere i nonni al riguardo) ma senza convinzione, il che i ragazzi ben colgono, pronti a disfarsi dell’inutile incombenza appena possibile: l’importante è piazzarsi bene a scuola nella vita, non dipendere da una religione; “se dopo, propi propi ghe ne fuse bisogn, vederem”;

2)    un gruppo di amici che sappia essere attrattivo al loro livello può coinvolgere i ragazzi a proseguire un cammino educativo che i genitori abbiano a cuore per il loro bene; alle superiori ci sono gruppi di ragazzi attrattivi e costruttivi (scout, giessini, ... ) le cui esperienze e riferimenti si potrebbero far conoscere ai nostri ...

Vengo bruscamente interrotto da una primaria catechista che scatta ad inveirmi, perché sarei un induttore dei ragazzi verso i movimenti di accodamento ecclesiale: lei si opporrebbe a chiunque osasse additare i movimenti ai ragazzi frequentanti la Parrocchia; presumo che non si sarebbe arrabbiata così se avessi parlato di Arciragazzi; che è pur meglio della pantera, anche se l’intersezione tra i due insiemi non parrebbe Ø.