La CARITÀ INTELLETTUALE come intesa da Antonio Rosmini (e anche spirituale)

Non è solo la povertà materiale che può rendere gli uomini infelici e reciprocamente lupi, ma anche la povertà intellettuale (sovente semplificata in ignoranza) e la povertà spirituale (sovente semplificata in materialismo).

Corrispondentemente non basta una carità puramente materiale, ma occorre anche quella spirituale E intellettuale, che mi stanno a cuore nel significato che ho appreso da Cristo attraverso il Magistero petrino e dei consacrati a lui strettamente uniti; annoto come Rosmini intendeva la carità intellettuale: «Poiché la carità è via alla verità e sua pienezza, la Società che prende il nome dalla carità deve custodire in modo preclaro, contemplare e indagare la verità, ed essere ottima ed instancabile promotrice della cognizione della verità fra gli uomini. Di qui deriva il genere di carità che abbiamo chiamato intellettuale, il quale tende immediatamente a illuminare e arricchire di cognizioni l’intelletto umano». (Costituzioni dell'Istituto della Carità, n. 799).

Carità intellettuale in G.B.Montini e in Pio XII.

 [Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 02/12/2018; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: fede e ragione, caritativa; trascendenza, emergenza educativa, nuova evangelizzazione, testimonianza digitale

 

Uso il termine di carità intellettuale anche per inquadrare buona parte dell’attività informativa di questo mio blog, come soccorso a povertà intese non come ignoranza, ma come difficoltà ad usare opportunamente ragione e cuore per cogliere la verità e il significato dell’umana esistenza pro bene comune, difficoltà che incontriamo negli eruditi a volte più sovente che negli analfabeti.

Convengo che la carità intellettuale sia praticata anche da gran parte del sistema educativo-formativo condotto da maestri che prescindono da una visione trascendente del mondo, e con molti di loro collaboro e imparo, ma la mia forza motrice, l’affezione a Cristo, mi muove a praticare una carità intellettuale che è quasi tutt’uno con la carità spirituale e la testimonianza di quell’affezione.

Rosmini, gran maestro di carità anche materiale (L’Istituto della carità fu la sua prima e più affezionata opera), non intese mai esaurire in quella materiale la Carità cristiana, e, preciso com’era in semantica, disquisì anche di carità spirituale e di carità intellettuale.

Da più parti, invece, si reitera l’affermazione che è solo la carità puramente materiale quella su cui sarà giudicato il cristiano, fino a scrivere che la carità è Dio, anziché Deus Caritas est. Oppure si pensa come il pastore protestante della serie tv "The Americans": «Noi crediamo nella giustizia sociale, con aggiunta una cucchiaiata di Gesù Cristo».

Da padre di famiglia ed educatore nella scuola ho colto invece quanto la carità più urgente, soprattutto dove di fame non muore nessuno, sia proprio quella che Rosmini definiva intellettuale, mai disgiunta da quella materiale e che vedo configurarsi essenzialmente come EDUCAZIONE; per questo apprezzo particolarmente la sollecitudine e urgenza che la Chiesa raccomanda a fronte dell’emergenza educativa e della nuova evangelizzazione.

Qualcuno mi riterrà vanesio vedendomi presumere di corrispondere alla suddetta sollecitazione osando anche questa testimonianza digitale attraverso il gruppo di mini-rassegna-stampa in fraterna cristiana trasparenza; mi corregga pure: sarei contento di apprendere come poter fare di meglio.

 

 

2018.06.15 <librai> Convegno di studio nel 40° dell'ABEI: dare evidenza dello stretto legame fra la professione bibliotecaria e una forma di carità - la carità intellettuale - che è la vocazione del cristiano.

 

↑2015.06.11 <firenze2015> Carità intellettuale e nuovo umanesimo. Non tanto di una teologia della politica, quanto di una “politica della teologia”. Quanti ai diversi livelli operano nella Chiesa e nella città dovrebbero far propria la prospettiva della “carità intellettuale”. La ricerca e la condivisione del vero, in quanto esercizio della carità intellettuale, si deve compiere nell’orizzonte della profonda unità, che, nella prospettiva sapienziale propria del Rosmini, caratterizza l’autentico sapere. Nella prima forma di carità doniamo ciò che abbiamo, nella seconda ciò che sappiamo, nella terza noi stessi. Se l’essere ha a che fare con la carità e viceversa, questa, nel suo esercizio concreto e quotidiano, non può non ispirarsi alla triadicità delle sue forme, esprimendo, attraverso tale fondamentale riferimento, la propria origine trinitaria ed il proprio radicamento nel Dio uno e trino.

 

↑2013.03.22 Francesco I udienza al corpo diplomatico: «... povertà materiale ... Ma c’è anche un’altra povertà! È la povertà spirituale dei nostri giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati più ricchi. È quanto il mio predecessore, il caro e venerato Benedetto XVI, chiama la “dittatura del relativismo”, che lascia ognuno come misura di se stesso e mette in pericolo la convivenza tra gli uomini. E così giungo ad una seconda ragione del mio nome. Francesco d’Assisi ci dice: lavorate per edificare la pace! Ma non vi è vera pace senza verità! Non vi può essere pace vera se ciascuno è la misura di se stesso»

«Non si possono costruire ponti tra gli uomini, dimenticando Dio. Ma vale anche il contrario: non si possono vivere legami veri con Dio, ignorando gli altri».

 

↑2013.03.01trassi da <OsservatoreRomano et et> La CARITÀ INTELLETTUALE nel pensiero di Paolo VI e di Benedetto XVI (Caritas in veritate) da vatican.va 28/02/2013.

L'espressione è di probabile ascendenza agostiniana e si ritrova in Rosmini e Fogazzaro, ma su di essa soprattutto riflette Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, Papa che per più di un aspetto può essere accostato a uno degli ultimi quattro cardinali da lui creati nel 1977, il teologo Joseph Ratzinger, dal 2005 suo successore con il nome di Benedetto XVI. [CzzC: è soprattutto da Benedetto XVI che ho capito l’importanza della carità intellettuale e del rapporto fede-ragione]

Nel 1930 "carità intellettuale" viene scelta da Montini - in quel momento funzionario della Segreteria di Stato e nello stesso tempo assistente ecclesiastico nazionale della Fuci, la Federazione universitaria cattolica italiana - come titolo di un breve articolo scritto per la rivista studentesca "Azione fucina". Prendendo spunto da un testo di Pierre de Nolhac, lo studioso che aveva scoperto in Biblioteca Vaticana l'autografo del Canzoniere di Petrarca, Montini riflette su "una delle documentazioni più commoventi che ci riconciliano con il mondo moderno", e cioè due testi di Erasmo e di Pascal. "Anche la scienza può essere carità" scrive il giovane prelato bresciano, affermando subito dopo che "chiunque con l'attività del pensiero e della penna cerca diffondere la verità rende servizio alla carità". "L'attività intellettuale - continua Montini - che non accetta i limiti, i comandi, le applicazioni, i temperamenti, l'ardore, tutti elementi esteriori che non pregiudicano la onestà del suo operare, della vita vissuta, della sperimentale realtà umana, dove dolore, sentimento, moralità e bisogni sociali s'incontrano continuamente, rimane sterile".

Proprio la necessità di comunicare la verità appare preoccupazione principale di Montini: "Bisogna sapere essere antichi e moderni, parlare secondo la tradizione ma anche conformemente alla nostra sensibilità. Cosa serve dire quello che è vero, se gli uomini del nostro tempo non ci capiscono?" confida nel 1950, da oltre tredici anni ai vertici della Segreteria di Stato di Pio XII, durante il primo incontro con Jean Guitton. In coerenza con questo indirizzo nel 1965 papa Montini istituisce un Segretariato per i non credenti.

Il suo successore Giovanni Paolo II nel 1982 gli affianca un Pontificio Consiglio della Cultura e a questo nel 1993 unisce l'organismo voluto da Paolo VI. Proprio questa struttura assume una delle iniziative più suggestive di Benedetto XVI, il Cortile dei gentili. Ed è il 1957 quando nella diocesi più grande del mondo viene indetta la "missione di Milano", che Montini, arcivescovo della metropoli lombarda da tre anni, presenta ai "lontani" con parole di inusuale e franca autocritica: "Quando si avvicina un lontano, non si può non sentire un certo rimorso. Perché questo fratello è lontano? Perché non è stato abbastanza amato. Non è stato abbastanza curato, istruito, introdotto nella gioia della fede. Perché ha giudicato la fede dalle nostre persone, che la predicano e la rappresentano; e dai nostri difetti ha imparato forse ad aver a noia, a disprezzare, a odiare la religione. Perché ha ascoltato più rimproveri, che ammonimenti ed inviti. Perché ha intravisto, forse, qualche interesse inferiore nel nostro ministero, e ne ha patito scandalo".

 

↑2011.11.20 Purtroppo c’è chi sostiene che è solo quella materiale l’unica carità sulla quale saremo giudicati e afferma che la carità è Dio piuttosto che Deus caritas est