Paolo Flores d’Arcais 1944, ateo secondo cui «la democrazia deve chiedere l’esilio di Dio»

- <wikipedia>: radicalmente ateo, direttore della rivista MicroMega, filosofo, collaboratore de la Repubblica, El País, Frankfurter Allgemeine Zeitung ... «la democrazia deve chiedere l’esilio di Dio ... ragione e fede sono mutualmente incompatibili»

<repubblica 2015.03.10 Flores d'Arcais laico dell'anno: "Troppa religione nella vita pubblica". Al direttore di MicroMega il premio istituito dalla Consulta per la laicità: "Stupisce che la fede non resti privata" [CzzC: i potentati sanno come usare il sistema premiante;

- vanta la sua firma pro referendum di Bologna per abrogare il sostegno pubblico alle scuole paritarie (cattoliche)]

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 02/04/2018; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: religione e laicità; libertà religiosa; Micromega, ateismo, potenti matrici del mainstream

 

2018.04.01 <tempi> dal New York Times: «La libertà religiosa è un valore che merita il nostro più profondo rispetto, anche quando porta al disaccordo su temi fondamentali come la definizione del matrimonio». E dal Wall Street Journal: «non c’è nessuna prova che la legge dell’Indiana sia stata fatta per colpire i gay. Se fosse così, non funzionerebbe». [CzzC: da noi invece Paolo Flores d'Arcais chiede l'ostracismo di Dio per neutralizzare la sovranità del Nomos divino: vedi ad es. Repubblica.it 2015.09.03].

 

2015.09.03 dovrei linkare <qui l’articolo di Repubblica> in cui da noi invece Paolo Flores d'Arcais 3/9/2015 chiede l'ostracismo di Dio per neutralizzare la sovranità del Nomos divino.

 

↑2015.03.24 <tempi>: più paura della verità che dello stato islamico: Secondo Flores d’Arcais è in corso «non la guerra santa tra religioni, ma la guerra del Sacro contro l’autosnosmos, il “darsi da sé una legge”, la sovranità di Homo sapiens su sé stesso». Ed ecco che il problema non è nemmeno più il fanatismo religioso, bensì la possibilità stessa di un riferimento, di un legame (re-ligio) dell’uomo con la verità. «L’alternativa è secca», scrive Flores. «O l’esilio di Dio dall’intera sfera pubblica, o l’irruzione del Suo volere sovrano – dettato come sharia o altrimenti decifrato – in ogni fibra della vita associata. Aut aut. Ecco perché è inerente alla democrazia l’ostracismo di Dio, della sua parola e dei suoi simboli, da ogni luogo dove protagonista sia il cittadino: scuola compresa, e anzi scuola innanzitutto, poiché ambito della sua formazione. Al fedele restano chiese, moschee, sinagoghe, e la sfera privata “in interiore homine”». [CzzC: vedi mio commento al 12/03]

 

↑2015.03.20 <tempi>: da Umberto Eco a Flores d’Arcais si fa largo l’idea che la religione è causa di violenza e instabilità. E così si cerca, violentemente, di escluderla dal consesso civile. [CzzC: vedi mio commento al 12/03]

 

2015.03.12 «la democrazia deve chiedere l’esilio di Dio ...la religione è compatibile con la democrazia solo se disponibile e assuefatta all’esilio di Dio dalle vicende e dai conflitti della cittadinanza, solo se pronta a praticare il primo comandamento della sovranità repubblicana: non pronunciare il nome di Dio in luogo pubblico. La religione è compatibile con la democrazia solo se addomesticata, cioè convertita all’autonomia assoluta della norma civile rispetto alla legge religiosa. Solo se persuasa che la sanzione spirituale del peccato non può pretendere il soccorso del braccio secolare che lo renda reato».<tempi, lacroce, avvenire> [CzzC: concordo sulla non equivalenza tra reato e peccato e comprendo la tua irruenza dittatoriale, P.Flores, se stai pensando ai regimi della sharia e a Charlie Hebdo, ma dovresti anche sapere che liberté egalité fraternité della nostra civiltà occidentale sono radicate proprio in quel Gesù che ci insegnò a discernere Cesare da Dio, affermandone la convivenza rispettosa delle specificità (vedi ad es. obiezione di coscienza), non sudditanza dell’uno rispetto all’altro: o vorresti stracciare la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, P.Flores? Leggiti quantomeno gli art18, 19 26,3 e ricordati che mentre la religione preferita dai massoni infrange l’Art18 perseguitando gli abiuri, nel cristianesimo gli sbattezzi sono liberissimi]

 

↑2015.03.10 <repubblica> Flores d'Arcais laico dell'anno: "Troppa religione nella vita pubblica". Al direttore di MicroMega il premio istituito dalla Consulta per la laicità: "Stupisce che la fede non resti privata" [CzzC: i potentati sanno come usare il sistema premiante]

 

↑2013.05.gg Vanta la sua firma pro referendum di Bologna per abrogare il sostegno pubblico alle scuole paritarie (cattoliche)

 

↑2011.04.15 Etica: controversia sull'Etica tra P. Flores d'Arcais e Roberta de Monticelli.

 

↑2008.mm.gg Il suo volume (a quattro mani con il cardinale Angelo Scola, limitandosi a pulire il parlato) "Dio? Ateismo della ragione e ragioni della fede" - Marsilio edit/2008: estraggo da <sintesidialettica>:

- «Ragione e Fede sono mutuamente incompatibili. Aut fides aut ratio» (p. 16).

- David Hume, che ha «smantellato in modo conclusivo le pretese di ogni ragionevolezza della fede in Dio» (p. 16),

- Kant «arretrando, si limita a porre Dio e l’anima immortale nella sfera delle verità inattingibili dalla conoscenza scientifica ma recuperabili dall’uso pratico, cioè morale, della ragione» (p. 16)

- rovescia Socrate, sostenendo che il suo “sappiamo di non sapere” è un alibi per non affrontare la realtà, dato che invece “sappiamo tutto” ciò che ci serve, in particolare «chi siamo, da dove veniamo (e in un certo senso perfino: che cosa possiamo sperare)» (p. 18).

- sono il caso e la necessità i due elementi chiave dell’intreccio che governa l’evoluzione e «il futuro dipende da noi» o, meglio ancora, «dipende dagli altri»

- «per l’ateo democratico, e per la democrazia tout court, non è affatto indifferente il tipo di fede che circola, che agisce nella storia» (p. 27): ad esempio? il principio formulato dalla scuola di Ugo Grozio [CzzC fondatore del giusnaturalismo moderno] (etsi Deus non daretur) è rimesso in discussione dalla Chiesa cattolica: ad esempio?

- con Giovanni Paolo II che in Polonia ha dichiarato che «diventerà illegittimo qualora osi legiferare in difformità dalla “legge naturale» (p. 63), a cui si ispira il magistero cattolico;

- con papa Benedetto XVI, che «ha posto a fondamento della democrazia l’esatto rovesciamento della frase di Grozio: sicuti Deus daretur», esigendo che tutti, «credenti e non credenti, assumano a fondamento della reciproca civile convivenza proprio l’esistenza di Dio» (p. 63).