Il REATO e il PECCATO possono coincidere, differire o addirittura contraddirsi

Si configurerebbe come reato il comportamento (commissivo od omissivo) che un tribunale del Paese di pertinenza giudicasse aver violato leggi vigenti; si configurerebbe come peccato il comportamento che violasse la legge morale di una confessione religiosa, giudicato dalla coscienza rettamente formata o da tribunali religiosi più o meno rispettosi dei diritti umani.

È evidente che ci possono essere "reati non peccati" e "peccati non reati", quantomeno per la varietà semantica dei termini suddetti: se vediamo tribunali di uno stesso Paese giudicare in maniera contrapposta lo stesso comportamento, figuriamoci le divergenze tra Paesi con legislazioni diverse e figuriamoci ulteriormente le divergenze tra norme laiche e religiose.

- Un comportamento non sarebbe definibile reato finché un tribunale di ultima istanza non l'abbia dichiarato tale (presunzione di innocenza), quindi basterebbe non farsi scoprire o non farsi condannare per evitare di apparire rei, quindi il reato viene evitato prevalentemente grazie alla forza dissuasiva configurata dalla minaccia di punizione, contrastante la forza persuasiva dell'illecito che "rende" più del lecito al netto della eventuale condanna, e talvolta anche al lordo come spiega Davigo: vedi imbrogli, violenze, mafia, corruzione, evasione, schiavismo, ...

- Non è così per il peccato, che viene evitato prevalentemente grazie alla persuasione educata a riconoscere la bontà-convenienza della legge morale, essendo praticamente ininfluente il timore del castigo di Dio, semmai funziona il timore dei tribunali religiosi nelle teocrazie (tipo islamismo), ma lì torneremmo daccapo sul reato.

 [Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 26/04/2020; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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giudizio secondo confessori

consoni al Magistero petrino

 

 

Virtù / bene

peccato / male

giudizio secondo giudici

consoni al codice civile

Virtù o diritto

V-V

il bene comune

è concordemente riconosciuto tale

V-p

cattolici irrisi, discriminati, emarginati (ad esempio se reclamassero obiezione di coscienza verso aborto o non volessero legalizzare la GPA pro gay )

reato

r-V

cattolici perseguitati

(ad es. Cina, regimi Sharia o l'Inghilterra punente chi portasse Crocifisso visibile in uffici pubblici)

r-p

il male comune

è concordemente riconosciuto tale

 

Ovviamente i comportamenti civilmente e cattolicamente preferibili sarebbero quelli V-V, mentre quelli concordemente detestati sarebbero quelli r-p, ma la storia

- insegna quante migliaia di innocenti civili siano stati imprigionati, torturati, uccisi in nome di tribunali ecclesiastici più o meno consoni al suddetto Magistero,

- e insegna quanti milioni di innocenti fedeli siano stati imprigionati, torturati, uccisi ope legis civile e siano ancora puniti, discriminati, perseguitati, uccisi ope legis in regimi della Sharia o del comunismo simil Cina, ma anche nella civilissima UE, ad es. in Inghilterra, dove sono perseguiti innocenti cristiani indossanti visibile un crocifisso in uffici pubblici (indossare il velo è lecito) o discriminati innocenti obiettori di coscienza.

Un comportamento si concepisce moralmente lecito o illecito in riferimento ad un’etica che la nostra dichiarazione dei diritti umani ammette possa essere eccezionalmente superiore al principio di lecito-legale, tant’è che ammette il diritto all’obiezione di coscienza (art.18): speriamo che duri; purtroppo abbiamo non solo chi discrimina gli obiettori, ammettendo solo l’etica statale del legale = moralmente lecito, ma abbiamo chi discriminò gli umani tra stato e stato, ammettendo che alcuni stati possano legiferare in base ad una diversa dichiarazione dei diritti umani potendo così, ad esempio, legalmente uccidere inermi abiuri e blasfemi, il che sarebbe reato secondo art.18 e 19 della nostra dichiarazione universale dei diritti umani: povera UNHRC! Una speranza avrei, ONU2

 

2020.01.27 <tempo mattino corr  blitzq> Ammazzare la moglie conviene più del divorzio. L'analisi di Piercamillo Davigo, presidente della II Sezione Penale presso la Corte suprema di Cassazione e membro togato del Csm. Tra tempi biblici della giustizia, attenuanti e sconti di pena, il paradosso è servito. [CzzC: ennesima testimonianza di quanto pro bene comune non basti una giustizia gestita in termini di reato a prescindere dal peccato]

 

↑2016.03.23 Il vietato vietare sottende la bulimia dei diritti individuali <asianews>: il Patriarca Kirill denuncia i tentativi a livello mondiale di approvare leggi che garantiscano all’uomo il “diritto di qualsiasi scelta, compresa quella del peccato”. “Le conseguenze possono essere apocalittiche”, ha avvertito. [CzzC: non perché Dio sia contro i diritti dell’uomo, ma perché si ritorce contro l’uomo il fregarsene di lui, fino a sublimare capricci individuali col diritto della forza contro indifese creature di Dio, ad esempio strappandole dal seno della mamma per darle a due gay. E’ un mistero il perché il limite indicato da Dio (vedi l’albero vietato ad Adamo ed Eva) appaia a volte riducente la libertà dell’adulto self made, ma intuisco opportunità di fidarsi di Dio piuttosto che del 68ttino vietato vietare. Articolo pubblicato]

 

↑2016.03.21 <tempi>: LiberalizeIt: sarebbe illogico stabilire una relazione di causa/effetto fra la permissività droghe maggiorata il 2014.03 e le atrocità del delitto Varani, ma è certo che personalità deviate esplodano dopo l’assunzione di droghe; è certo che la droga, grazie al contesto in senso lato culturale condizionato da leggi permissive, ha perso connotazioni negative e timori di punizioni. E stiamo procedendo verso un’autentica legalizzazione. Andrebbe aggiornato l’insegnamento di Nigel Walker, criminologo scomparso da poco all’età di quasi cento anni, già docente a Yale di Hillary Clinton, il quale era solito ricordare che «la legislazione di una generazione diventa la morale della generazione successiva». [CzzC: la mala equazione legale=lecito si accoppia con una mala disequazione: se per l’omicidio stradale è aggravante il fatto che l’investitore sia drogato, perché qualche magistrato illuminato tenta di brandire la droga come attenuante la responsabilità dell’efferatezza dei suddetti mostri?]

 

↑2015.10.19 <tempi>: Gilbert Keith Chesterton racconta l’esperienza della confessione, l’incontro con la misericordia divina che segnò così radicalmente la sua vita. Egli si convertì confessandosi, all’età di 48 anni, nel 1922, scoprendo che la Chiesa cattolica è luogo in cui un uomo può essere liberato dai suoi peccati e fare esperienza della rigenerazione del proprio essere. «Il nome del prezzo è Verità, che può anche essere chiamata Realtà; porsi di fronte alla realtà del proprio essere»

 

↑2015.01.03 <opusdei>: Cos’è il peccato personale? Sant’Agostino lo descrive come «l’amore di sé che arriva fino al disprezzo di Dio». «Per tale orgogliosa esaltazione di sé, il peccato è diametralmente opposto all’obbedienza di Gesù che realizza la salvezza (cfr. Fil 6, 9)» ( Catechismo 1850). Si può dire che peccato è l’atto umano che si oppone alla norma morale, cioè alla retta ragione illuminata dalla fede.

 

↑2008.09.13 <vatican>: Benedetto XVI: mai nei nostri giudizi dobbiamo confondere il peccato, che è inaccettabile, e il peccatore del quale non  possiamo giudicare lo stato di coscienza e che, in  ogni caso, è sempre suscettibile di conversione e di perdono