AMO LA VITA, GLI ANIMALI, LE PIANTE, non li farei mai soffrire, ho feeling con loro

Rispetto gli animali, imito S. Francesco, detesto chi per diletto o negligenza li facesse soffrire; fischietto agli uccellini che mi ricambiano razzolandomi attorno nell’orto e venendomi sul davanzale, apprezzo gran parte della filastrocca ninna nanna animalista anche se S.Francesco come me non redarguirebbe chi usasse carne per cibo e cavie per testare i farmaci:

- qualche cane da guardia, che abbaia inesorabilmente contro altri passanti, si cheta quando sente la mia voce: “ciao Dylan, dai che mi conosci!”; disubbidendo a chi precauzionalmente tenta di dissuadermi, infilo la mano oltre l’inferriata per l’apprezzata carezza;

- quando morì la mia gatta di vecchiaia le diedi onorata sepoltura;

- ho feeling anche con le piante e mi accorgo di una che soffrisse, prima che lo noti la pur spiccata sensibilità di mia moglie: il mio orto cresce così bene che i confinanti si chiedono come possa accadere se non sono un contadino;

- contrasto i distruttori dell’Amazzonia, la vivisezione, la sofferenza dell’animale in cattività per i circenses.

Ma curo l’educazione

- concependo gli altri esseri viventi secondo criteri di legalità e moralità che permettano all’uomo di allevare gli animali anche per produrre lavoro, cibo e salute, senza arrecare loro inutile sofferenza,

- discernendo la dignità della persona e i relativi valori-diritti da quelli della relazione uomo-bestia (→Welfare animale)

- considerando ideologia contraria al bene comune quella che attribuisse alle bestie il concetto di persona (vedi sentenza corte di cassazione argentina che definisce ”persona non umana” un orango; vedi generosa spesa pubblica foraggiante rassegne “culturali” all’insegna della persona umana parafrasata in scimmia nuda).

Anche senza scomodare Darwin o la Genesi, è evidente che la vita nel creato si sviluppa (perfino in eccezione rispetto all’aumento generale dell’entropia) anche attraverso rapporti gerarchici che l’uomo è capace di gestire con la forza del diritto anziché solo col diritto della forza (ed è giusto che l’uomo abbia norme di rispetto della qualità della vita anche degli animali che mangia), ma solo maestri di odio ideologico potrebbero criminalizzare gli umani che si cibassero di carne o testassero farmaci su cavie.

Uccisi una zanzara al volo con un colpo di mano ed un amico laureato presente reagì con un nooo! Gli chiesi perché no. “Era un essere vivente”, mi rispose.

A me parrebbe ideologia poco funzionale al vero bene comune

- quella che richiedesse il matrimonio con animali o l’animale nello stato famiglia;

- quella che non negligesse gli affari con i bordelli uomo-bestia;

- quella per cui il Regolamento/2006 del comune di Milano chiedesse alla chiesa l'ingresso con animali (non a moschea);

- quella che facesse blocchi stradali contro la sagra della ciuiga senza esporsi altrettanto contro chi fa soffrire gli animali macellandoli col metodo halal.

Tra i tifosi dell’ideologia animalista si annoverino illustri padri della Shoah, accomunati, guarda caso, da misantropia, antisemitismo, cristianofobia fascino per orientalismi: emblematico Hitler, ma anche suoi padri ideologici come Shopenhauer (di cui il Fürer adorava un busto nel suo studio al Berghof “il nido dell’aquila”: <tempi> per Shopenhauer l’uomo, lungi dall’essere ad immagine e somiglianza di Dio, è l’«essere menzognero e carnivoro per eccellenza», un «mostro la cui vista è ripugnante» (a differenza degli animali) che pratica la monogamia «contro natura» mentre sarebbe preferibile la poligamia.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 23/11/2020; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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