Mai negoziare la verità di Dio, no alla casistica ordita da TEOLOGI ILLUMINATI

<avvenire 20/05/2016>: Papa Francesco: comprensione per i peccatori e la debolezza umana, ma mai negoziare la verità di Dio. Gesù para la trappola dei farisei che citavano la legge per facoltizzare il ripudio della moglie fedifraga: dice che quella norma fu scritta in tempi dal cuore duro. Ma no alla negoziazione della Verità, no alla casistica ordita da un “piccolo gruppetto di teologi illuminati, convinti “di avere tutta la scienza e la saggezza del popolo di Dio”.  continua.

[CzzC: forse Fr1 intendeva riferirsi sia agli estremisti della rottura sia a quelli della continuità: in ogni caso a me pare che preti e vescovi sedicenti nostalgici del '68, tifosi dell'ermeneutica di rottura del CV2°, cultori della virtù della disobbedienza contro GP2° e B16°, mirano a far più rapida carriera con questo Papa pensando che non sia uno che giudica, che si butti alle spalle i cosiddetti valori non negoziabili e conceda la democratizzazione della Chiesa riconoscendo che Lutero aveva ragione: resteranno delusi, compreso quello in auge per il qualeil solo opporsi è sbagliato, non importa contro chi o cosa"; nel frattempo col suo carisma speciale della misericordia Papa Francesco sta allargando il dialogo sia con agnostici sia con altre religioni e sta attenuando l’immane pregiudizio di intolleranza costruito contro i cattolici, come se i migliori di loro fossero quelli che vogliono reiterare un referendum abrogativo della 194: prego per te ogni sera, caro Papa, e, amareggiato per il depistaggio di Socci&C, ti vedo come grande dono dello Spirito mentre conservo immutata l’affezione a B16° maestro di fede e ragione: San Giovanni Paolo II protegga la tua Opera]

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 14/12/2019; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: Guida petrina; fede e ragione; dialogo; Fr1 ha dissenzienti; lettera dei 63misericordia; Fr1 non giudica?

 

2019.12.08 festa dell’immacolata: immediatamente prima dell’Angelus di Fr1, Radio1 intervistava la teologa Cettina Militello che udii sermonare così luminosamente ispirata

<wma at 2’35”> «c’è una specie di sillogismo: più si loda Maria, meno si valorizzano le donne, almeno questo a grandi linee; il fatto vero è che il cristianesimo si è concentrato su quest’unica donna, (Maria), che poi ha del tutto defemminilizzata, perché l’ha in qualche modo talmente associata ai privilegi del figlio da perderla nella sua creaturalità, mentre le povere donne sono rimaste figlie di Eva in questa valle di lacrime per cui dagli addosso nella contrapposizione a Maria vedi prima lettura di oggi, mentre nella 2ª lettura ...

- <wma at 3’40”> domanda: «anche in riferimento al Sinodo per l’Amazzonia, e al C6, c’è nella Chiesa qualche movimento nuovo verso la donna?». Risp. C.M.: «guardi, a mio parere siamo ancora a livello di dichiarazioni di principio; bisogna affrontare molto seriamente la questione del ministero, bisogna ripensare il ministero solo se si ripensa al Ministero, al di là delle discriminazioni di genere, si potranno fare questi tipi di discorsi, perché, ammettiamo che facciano una donna cardinale, poi è eleggibile? è elettore? Ammettiamo che la facciano prefetto di una congregazione, qualunque vescovo vale più di lei, e così via, potrei continuare all'infinito, guardi che non è una perorazione sciocca del ministero in quanto tale ...»

 

↑2016.07.11 <nuovabq>: un anno fa, l'11/07/2015, moriva il cardinale Giacomo Biffi: a Dio si deve obbedienza, non all'uomo: non si può usare la coscienza per ignorare la verità

«La coscienza morale è la norma prossima dell'agire: ognuno deve sempre seguire la sua coscienza, qualunque cosa comandi, qualunque cosa proibisca. Ma la può seguire con tranquillità solo se prima si è preoccupato che la sua coscienza sia vera, cioè corrisponda effettivamente alla verità oggettiva di Dio, la quale è legge di comportamento che precede ogni parere e ogni decisione dell'uomo. Perché Dio, e non l'uomo, è il Signore cui è dovuta obbedienza.

In pratica, la “verità” della mia coscienza sarà garantita dal mio amore disinteressato e assoluto per la verità; vale a dire dalla continua determinazione non tanto di affermare enfaticamente ciò che io ritengo giusto, ma di conoscere ciò che è giusto in sé, a prescindere dai miei interessi e dalle mie personali preferenze». (Pecore e pastori. Riflessioni sul gregge di Cristo, Siena 2008, p. 88)