MAÎTRE À PENSER: termine spesso usato dai tifosi della cultura dominante per illuminare i suoi propugnatori, additando per contro come oscurantisti i suoi diffidenti

mentre in ambito cattolico si preferisce usare il termine Magistero con accezione di custodia del depositum fidei in servizio al bene comune, senza ambizione, anche perché sarebbe frutto di Grazia più che di abilità personale che, all’occorrenza, altro non sarebbe che dono.

Maître à penser (maestro di pensiero): termine che denota una figura magistrale intesa non solo come colui dal quale attingere informazioni, ma da cui apprendere un modo di pensare, criteri di giudizio.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 24/09/2018; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: significato delle parole nel mainstream; framing; comunicazione e inganni informativi da oligopoli

 

2018.09.23 <foglio> Jean-François Braunstein (professore Filosofia contemporanea all’Università Sorbona di Parig) contro la “filosofia impazzita” dell’occidente (libro), l’emergere di una “umanità tecnicamente riformata, animalizzata, disumanizzata”, un postumanesimo da superuomo montante sulla vecchia avventura umana con un gergo delirante di “nuovi maestri” del pensiero debole, profuso con onnipotenza; estremizza: Se il corpo è a disposizione della nostra coscienza, perché non modificarlo all’infinito? (genderX alla nascita) Se non c’è differenza tra animali ed esseri umani, perché non fare esperimenti scientifici sugli esseri umani in coma piuttosto che sugli animali? Se ci sono vite degne di essere vissute e altre no, perché non liquidare i ‘disabili’, compresi i bambini ‘difettosi’? Si devono “cancellare i limiti”: tra i sessi, tra gli animali, tra i vivi e i morti ...

 

↑2017.04.10 <sakerit>: Propaganda di guerra e menzogne mainstream: intervista a Giorgio Bianchi, fotoreporter dalla Siria e dall’Ucraina: parlavo con un giornalista della vecchia scuola del Sole 24 Ore, il quale era esterrefatto della solerzia con la quale alcuni sui colleghi si erano affrettati a stigmatizzare ed etichettare fatti impossibili da verificare sul momento. E’ la morte del giornalismo. Nel momento stesso in cui accetti di rimbalzare notizie senza verificarne le fonti e l’attendibilità e senza un’adeguata analisi, da organo di informazione ti trasformi in organo di propaganda. La tecnica è quella del framing,  ... continua