La chiamavamo ALIENAZIONE nel ’68, quella riduzione dell’umano, del cuore dell'uomo che ...

Nel ’68 concepivamo l’alienazione in accezione marxiana, ora la concepirei più compiutamente come perdita di quella verità e significato della nostra vita che andrebbe ben oltre la pur mai negata causalità per generare

- relazioni ben oltre la partita doppia o bastone-carota

- opere che concretizzano una fraternità capace di far gustare in questo mondo una qualità dell'altro mondo, come diceva Gesù, il centuplo quaggiù.

<wikipedia>: allontanare o estraniare da sé e; termine usato anche per indicare gli alienati mentali che vivono ai margini della comunità umana esprimendo comportamenti borderline.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 22/08/2018; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: uomo ragione esperienza più che ideologia; moralità; sentire; humani nihil a me alienum puto: basta? O serve bastone-carota?

 

2018.08.20 <Meeting p9> mostra “Vogliamo tutto 1968-2018” quel fenomeno di contestazione mondiale, da Berkeley a Praga passando per Parigi, Milano, Roma, faceva manifestazioni contro la guerra in Vietnam per denunciare l'alienazione delle società in cui vivevano alla ricerca di autenticità e rifiutando «schemi, convenzioni, politica, religiosità dei "vecchi"» come riportava un editoriale, di Gioventù aclista. Quale fu l'esito? Per assurdo il sistema che i giovani volevano scardinare sembra oggi ancor più solido, come notavano già in quegli anni Pier Paolo Pasolini e Augusto Del Noce ... continua e Meeting2018

 

↑2018.04.30 <sole24h> nel bicentenario di Karl Marx, l’aspetto che più dura come intuizioni vitale sarebbe quello sulla alienazione (1844, “sentieri interrotti”; confronto serrato con l’economia politica dei classici come Smith e Ricardo). Invece sembrano erosi i pilastri su cui si ergeva l’edificio incompiuto del Capitale con la teoria del valore, come aveva previsto già Vilfredo Pareto. Così come risulta arduo rivalutare il Marx politico, la sua fiducia nella rivoluzione, la sua disinvoltura – che va ben oltre quella di Hegel – nel considerare la violenza come la «levatrice della storia».