Paghiamo per INTERESSI SUL DEBITO PUBBLICO più di quanto ci costa la pubblica istruzione

E' il peggior fardello che impedisce all'Italia di crescere. 2018.10: abbiamo un debito pubblico di 2.300 miliardi di euro che potrebbe essere sostenibile se pagassimo poco di interessi, invece pur con tasso medio tenuto basso dalla agevolazione della BCE (che sta per finire), abbiamo pagato nel 2017 65 miliardi di euro di interessi sul debito, tanto quanto ci costa tutta l’istruzione; e meno male che furono solo 65 rispetto agli 85 miliardi di interessi pagati nel 2012: per tale minore esborso dovremmo ringraziare i piloti della nostra politica economica nel quinquennio 2012-2017, ma nel 2018 la spesa per interessi è tornata a salire: ~due miliardi in più a fine 2018 e, se restasse alto lo spread, dovremmo sborsare per interessi nel 2019 altri ~4 miliardi in più, circa il costo italiano della TAV Torino-Lione. Si consideri inoltre che di quei 65 miliardi, gran parte va all’estero a pagare fondi pensione di altri stati, visto che il nostro debito pubblico è sottoscritto ben più da stranieri che da italiani, a differenza, ad esempio, del debito pubblico giapponese quasi tutto in mano dei giapponesi.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 05/01/2019; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: sostenibilità del debito; spread, deficit, impennata del debito pubblico IT nei 25 anni dopo il ‘68; finanza cinica o negligente la spending review

 

 

2019.01.03 Antonio Maria Rinaldi economista euroscettico, dichiara a RadioAnchio che il debito pubblico italiano è raddoppiato dal 1999 al 2018. Scrivo a RadioAnch’io.fb.Rai: «... caro Zanchini, chieda a quel signore che esibisca i numeri reali a riprova di quanto ha detto, se non vuol passare per ingannatore, per favore; è vero che la zavorra al nostro sviluppo è l’immane debito pubblico, ma occorre dire almeno due verità, assolvendo totalmente l'euro al riguardo

1) il nostro debito pubblico è esploso dal 60% al 120% del pil nel ventennio 1970-1990 a causa di sinistre sconsiderate propensioni alla spesa corrente in deficit;

2) pesa perché ne paghiamo alti interessi (67G€/anno) e sarebbero ancora più alti senza l'euro».

 

2018.12.24 <s24h> Il paradosso del Giappone: debito enorme, rischi minimi. Il governo giapponese emette obbligazioni a tasso zero o negativo per rifinanziare il debito e la Bank of Japan (BoJ) e gli investitori istituzionali comprano titoli a prescindere dal rendimento offerto. Il debito è detenuto all'88% nelle mani di istituzioni pubbliche o semi-pubbliche [CzzC: quindi la spesa per interessi resta quasi tutta in casa]

 

↑2018.12.12 <repubbl> deficit dal 2,4% al 2,04%: armistizio diplomatico o resa politica? <giorn.it>: sceneggiata dello zero virgola: [CzzC: quelli che snobbano lo zero virgola, mentre fanno bruciare 400M€/mese per maggiori interessi sul debito pubblico e 300G€ in 8 mesi per perdita di capitalizzazione dei valori Italia ... sarebbero quelli lì che truccano sull’assonanza delle parole ripiegando il deficit da 2,4 a 2,04? [CzzC: ritieni che il 2,04 sia stato ispirato più da scimiottatori di Totò o più dalla psico-sociologia della Casaleggio&C che, brandendo sinistramente il ”boia chi molla”, vuol poter confermare “abbiamo vinto, siamo stati duri e puri sul deficit al 2 e 4”, presumendo che tanti italiani non si accorgano della differenza, fessacchiati dal mantra dello “zero-virgola che non conta niente” anziché miliardi di euro? Si stanno forse accorgendo del comportamento sprovveduto di serie Tignìr dala spina e molàr dal boròm?]

 

↑2018.11.23 <sw vox> Facebook si accorda con l'Agenzia delle Entrate: verserà 100 milioni di euro per mettere pietra tombale sulle contestazioni per le fiscalità 2010-2016 [CzzC: recuperati meno di 15M€/anno: da ridere per un colosso come Facebook, da piangere per l’Italia che con lo spread fatto balzare a 300 spende in più dello scorso anno 400M€/mese per interessi sul debito e, se va avanti così, nel 2019 spenderà in più per interessi quanto basterebbe per finire la TAV]

 

↑2018.11.02 <da fb1,2,3> il debito pubblico segue una logica differente (nel senso che non deve essere estinto ma deve essere sostenibile) rispetto al debito di una famiglia (che invece deve essere estinto), come ci ricordava Paul Krugman nel libro “Lo Stato non è un’azienda”. [CzzC: giusto! Quel che conta è la sostenibilità (vedi Giappone); ma chi giudica/misura se un debito pubblico è più o meno sostenibile? Conta la misura fatta dal creditore, non quella millantata dal debitore; l’indicatore primario di tale misura è il tasso di interesse pagato sul debito: più è basso il giudizio di sostenibilità, più alto sarà il tasso (e lo spread rispetto ai debiti più sostenibili), perché più alto sarà il rischio assunto dal creditore. Permettimi una domanda: paghiamo 65 miliardi di euro all'anno di interessi sul debito pubblico: se la prospettiva per il 2019 fosse di doverne pagare quasi 70 (+7%) e il pil crescesse meno dell'1,5% ritieni che crescerebbe o calerebbe il giudizio di sostenibilità del nostro debito da parte dei creditori?

 

2018.10.31 Newsletter: L’aumento del DEFICIT PER SPESA CORRENTE anziché per investimenti brucerebbe possibilità di lavoro dei nostri giovani, già precaria, oltre che i risparmi, aumentando il rapporto debito/pil

 

↑2018.10.10 <s24h> Spread, gli effetti sugli interessi del debito pubblico: 400 milioni di euro in più solo a settembre [CzzC: mentre i consoli discutono della convenienza della TAV ... Tignir dala spina e molar dal borom?]

 

↑2018.02.gg La Lega (ex Lega Nord): non penserà di risollevare l’IT con dietrofront sulla riforma pensioni detta Fornero? Se ciò accadesse (vedi programma di Salvini x elez 2018.03) vedremmo lo spread schizzare oltre 500 e l’Italia prostrata dal peso degli interessi sul debito che già ci costano il 9% della spesa pubblica (che è al 52% del PIL mentre in Germania è al 45% del Pil) ... continua

 

↑2017.02.08 Questo articolo <altreinfo> come altri più o meno ingannevoli sullo spread, inizia catturando la fiducia del lettore con affermazioni ovvie (definizione dello spread), prosegue intiepidendo mezze bugie (gli unici soggetti speculativi sono le banche) con alcune verità (prezzo determinato dalla legge della domanda e dell’offerta) e conclude chiamando il lettore ad una reazione indefinita (come si può cambiare questo sistema? È difficile ma possibile) contro mostri imprendibili, quindi creando solo confusione e mal di pancia, premesse per un caos dove a perderci sarebbero soprattutto i soliti meno forti (i disoccupati). Il mercato finanziario, e dunque anche lo spread, segue la legge della domanda e dell’offerta, dove - è vero - possono agire anche speculatori predatori di serie Soros, ma solo se la preda si espone loro come ghiotta occasione, magari azzoppandosi, come farà il DEF italiano 2018.10, aumentando il deficit non per fare più investimenti, ma per più spesa corrente, il che diminuisce la probabilità di ripagare il debito pubblico, il che, sulle nuove emissioni di debito, provoca aumento degli interessi (spread), perché questi sono inversamente proporzionali alla fiducia che ha il mercato sulla solvibilità del debitore.

 

↑2016.02.04 <tg24sky> Nel 2015 la Spesa Pubblica totale nel nostro Paese è stata di circa 830 miliardi, quasi la metà del PIL: Pubblico Impiego 165G€, Acquisto di beni e servizi 130G€, Interessi sul debito 70G€, Pensioni e assistenza 335G€, Investimenti e trasferimenti 64G€ [CzzC: aggiungo 66G€ di altro per raggiungere i dichiarati 830G€]