La verità vi farà liberi o la libertà vi farà veri? Le due affermazioni non sarebbero mutuamente esclusive, ma ...

<eguaglianza&libertà>: mentre la “verità ci fa liberi” (come scrive Teresio Olivelli, nelle Preghiera dei Ribelli per amore), la “libertà ci fa veri”. Ma ben altro sarebbe gridare come i zapateriani il 2° slogan in antitesi al primo per denigrare chi osasse una parola di verità sull’uomo che trascendesse quella solo materialista. Comunque amo la prima affermazione, perché è difficile che un colpito da menzogna e inganno non sia anche privato della sua libertà (pensa ai ricattati), mentre anche uno schiavo può essere vero con se stesso, con chi ama e perfino con chi lo odia

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 07/02/2018; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: verità e libertà, 2014-2015 catechesi sulla libertà; il cuore dell’uomo

 

2015.03.10 prosegue con i genitori di 4ª e 5ª la riflessione sulla libertà.

Dal Vangelo di Giovanni 8,31: Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: «Diventerete liberi»?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. ...  Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo... »

Traggo da <augustinus>: conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi. Cosa ha promesso il Signore ai credenti? Conoscerete la verità. Crediamo infatti per conoscere, non conosciamo per credere. Se perseverate nella mia parola, sarete davvero miei discepoli, tanto da poter conoscere la verità così com'è; non attraverso il suono delle parole ...

[CzzC: ciò che si rende evidente ed interessante non è un discorso, ma una conoscenza esperienziale, il vivere in una compagnia umana che ha incontrato Gesù; non si tratta di prendere le sue parole come se fossero un ricettario taumaturgico, né di sublimarle come poesia: Gesù non ha parlato in termini poetici o in modalità allusive incrociando parole e simboli con significati reconditi da cabala: è stato esplicito e semplice, ha esemplificando i concetti con parabole, intellegibili da analfabeti. La rivelazione cristiana non è un problema di esegesi risolvibile da specialisti manager della parola, perché a fronte della rivelazione cristiana, mi insegnava un grande maestro di fede, nulla è più importante della domanda sulla reale situazione dell’uomo: non capiremmo che cosa voglia dirci Gesù se non ci rendessimo conto della natura di quel dinamismo che rende l’uomo uomo. Cristo infatti si pone come risposta a ciò che sono IO e solo una presa di coscienza attenta e appassionata di me stesso mi può spalancare a riconoscere e ringraziare Gesù. In altre parole egli si pone come risposta alle esigenze fondamentali del cuore dell’uomo; se le castro, se le camuffo, se le riduco coscientemente o supinamente indotto dalle riduzioni della cultura dominante che mi schiavizza come consumatore se non peggio come consumabile, anche quello di Gesù Cristo diviene un  puro nome.

Il dialogo con i genitori spazia sulla contemporaneità: cito solo alcuni spunti emersi:

- In che senso la mia adesione a Cristo risponde alle esigenze della mio essere uomo? E in che senso rischierei di finire schiavo secondo gli intendimenti di Gesù? Ma sono solo gli intendimenti di Gesù o la schiavitù da lui indicata è effettivamente la minaccia primaria alla nostra libertà?

- È vero che non saremmo buoni cittadini se non fossimo anche buoni consumatori?

- Lo stato risponde alle nostre esigenze primarie o le ignora? Come far sì che la politica faccia meglio? Perché andare a votare se non siamo liberi di scegliere i nomi?

Dottrina sociale della chiesa; degenerazioni antiumane dell’individualismo libertario nel sistema capitalista, ma anche quelle del capicomunismo cinese; accenno alle tesi di Zamagni

- Anche a prescindere dalla politica, come ci rapportiamo nel nostro raggio di azione (famiglia, lavoro, parrocchia, ...)? Liberi perché veri?

- La scuola educa? La nostra educazione rispetta la libertà dei figli? I nostri figli sono tutti liberi di fare la Prima Comunione?

- E’ vero che per allenare alla libertà responsabile non basta lasciare libertà di scelta al bambino ma occorre offrirgli la possibilità di fare esperienze che l’educatore ritenga per il suo bene con le quali il ragazzo da adulto possa confrontarsi in accettazione o libero distacco?

- «per me è significativo che mio figlio mi abbia ricordato “papà, stasera hai catechesi”».

- Motivazione delle esperienze proposte, libertà di rifiutarle a priori o a posteriori.

- Non tutti i credo lasciano la stessa libertà di adesione/cambiamento; perché a denunciare efferati crimini contro inermi non vediamo le folle oceaniche urlanti per altre priorità? E se fosse un problema di cattivi maestri/registi?

- A fronte dell’utero in affitto (o GPA solidale) dobbiamo ritenere prevalente la libertà di due adulti gay che non vogliono sentirsi discriminati rispetto alle coppie eterosessuali sul diritto godersi la paternità in allevamento di cucciolo d’uomo, o il principio di precauzione che farebbe allevare il bambino da un’idonea coppia eterosessuale? O il diritto del concepito di non essere programmato a nascere per essere ceduto a due gay?

- Come si può tutelare la priorità educativa dei genitori (art.26.3) che non condividessero l’omosessismo invasivo della didattica finanche dei primi anni di scuola?