«Sono STRANIERI che parlano ITALIANO» quindi OK vacanza per fine RAMADAN?

Facciamo solo caciara partitica se ci limitiamo alla terminologia in titolo invece che affrontare alla radice il problema della integrazione degli immigrati. Integrare ragazzi/e di famiglie ucraine, o moldave o sudamericane non è problematico come integrare …. CHI ALTRI?  Continua qui

Come riformare l’educazione islamica? Magari cominciando a correggere fraternamente costei e costui.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 16/04/2024; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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2024.03.30 invio.wh a Radio24 800 240024 che discuteva sul sì/no vacanza per fine Ramadan.

Se ci limitiamo al frasario «è uno STRANIERO» e «parla ITALIANO» mentre affrontiamo il compito di INTEGRARE i «non italiani» con le nostre LEGGI e COSTITUZIONE, non aiutiamo né le scuole né gli immigrati che aspirano legittimamente ad avere la cittadinanza italiana, mentre rischiamo di prestarci alla caciara partitica cara a certi opposti estremismi, profittevole acchiappaclic per i news managers. Né le scuole né la nostra Costituzione hanno grossi problemi nell’integrare certi ragazzi/e (ad es. ucraini, moldavi, sudamericani, …) come invece li hanno ad integrarne altri ... CHI ALTRI?

Ad esempio i figli di genitori che li “educano” così: «sicuramente a noi donne musulmane non è permesso di sposare un uomo che non sia musulmano», parole pontificate in Radio Rai1 dall'italiana Amina Natascia Al Zer il 2018.01.19 h9:45, ed usate da centinaia di migliaia di famiglie analogamente ideologizzate, ciò in spregio del'Art.16 della nostra dichiarazione universale dei diritti umani che è diversa dalla loro.

Come potremmo integrare chi brandisse RAZZISMO RELIGIOSO?

Potrebbe servire allo scopo anche la vacanza per il fine Ramadan? Sì, se fosse concessa in subordine alla esplicita accettazione del suddetto Art.16 (libertà di sposarsi) da parte della rappresentanza musulmana che chiedesse la vacanza al consiglio di Istituto.

Con l'occasione, potremmo chiedere anche l'esplicita accettazione dell'Art.18 (libertà di cambiare credo) perché tra le suddette centinaia di migliaia di famiglie ci sono anche quelle che, interrogate sul dovere di infliggere pene hadd al musulmano che abiurasse la sua fede (come prescrive la Sharia), rispondono così: «non sia mai che io contraddica il Profeta» parole pontificate in TV da Raes Sayed, legale rappresentante del CAIM (coordinamento associazioni islamiche di Milano Monza e Brianza).

Ciò scrivo solo in aiuto al discernimento, senza nulla togliere, anzi, plaudendo, al tanto di bene che fanno e insegnano gli islamici moderati, compresi i suddetti Amina (nel progetto Aisha) e Raes nel Caim. Affermo che l'islam moderato esiste ed auspico che promuova riforme dottrinali e didattiche.

Aveva ragione Oriana Fallaci: integrazione fallita, titola il Giornale: io aggiungerei un punto di domanda, perché saremmo ancora in tempo ad evitare il fallimento, se agissimo con accorto what-if.