Conformismo: nella società prevalgono le spinte imitative, appena temperate da una ricerca della "differenza marginale", dal che la manipolazione come peccato originale dei media.

da pag 59 di IL PROBLEMA DELLA MANIPOLAZIONE, presentato come peccato originale dei media (Guido Gili) trassi una accezione “positiva” del termine eterodirezione, cioè non un'azione di un emittente forzatore di un ricevente passivo, ma, al contrario, come atteggiamento di permeabilità, di "disponibilità" del ricevente verso influenze esterne, un atteggiamento naturale e attivo alla ricerca della conformità.

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Manipolazione o eterodirezione? [CzzC: qui una accezione positiva del termine eterodirezione ...]

Una significativa variante del concetto di manipolazione è il concetto di "eterodirezione", coniato da David Riesman (1950). Rispetto ai significati fin qui incontrati, tale concetto presenta un importante elemento distintivo. L'eterodirezione non è un'azione deliberata di un emittente verso un ricevente passivo; al contrario è un fondamentale atteggiamento di permeabilità, di "disponibilità" del ricevente verso influenze esterne. È un atteggiamento attivo di ricerca della conformità.

[CzzC: Riesman dà qui della eterodirezione un’accezione positiva, nel senso che l’individuo eterodiretto sarebbe aperto alle idee altrui, sensibile agli indicatori di varianza, e, se si intendesse così la eterodirezione, sarebbe anche una buona dote. Scrive infatti Riesman: ciò che è comune a tutte le persone eterodirette è che i contemporanei sono la fonte di direzione per l'individuo, quelli che conosce o quelli con cui ha relazioni indirette attraverso gli amici o i mezzi di comunicazione di massa. Questa fonte è naturalmente "interiorizzata" nel senso che la dipendenza da essa come guida nella vita è radicata nel fanciullo molto presto. I fini verso i quali tende la persona eterodiretta si spostano con lo spostarsi della guida: è solo il processo di tendere a una meta e il processo di fare stretta attenzione ai segnali degli altri che rimangono inalterati per tutta la vita. [CzzC: trovo assai importante il criterio di tendere a una meta, ma ne parla senza rendersi conto che è proprio questo il punto cruciale: la meta. Ma cos’è la meta? La proiezione delle proprie aspirazioni più o meno deluse? Una utopia? Oppure una esperienza degna di fede nella sua riproducibilità e dunque analogabile a certezza probabilistica pro bene comune, seppure non scientificamente dimostrabile? E se si trattasse di meta rivelata da uno che si presunse Dio, sperimentata da millenni come feconda per il bene comune, la scarterebbe a priori il Signor Riesman?] Questo modo di tenersi in contatto con gli altri permette una stretta conformità di comportamento (...) attraverso una eccezionale sensibilità per le azioni e i desideri degli altri ( 1950, tr. it. pp. 29-30).

fino ad asserire che il più grande conformismo è compatibile con il più grande pluralismo delle forme politiche e comunicative, dal momento che nella società prevalgono ad ogni livello le spinte imitative, appena temperate da una ricerca della "differenza marginale".

[CzzC: è evidente che la densità dei pecoroni al mondo sia maggiore di quella delle persone che liberamente, responsabilmente e ragionevolmente scelgono (in alcuni snodi cruciali del loro assetto comportamentale) di non conformarsi alla cultura dominante, pur senza scartare alcunché di detta cultura che veramente favorisse il bene comune; è evidente che quando queste persone libere, responsabili, sagge e caritatevoli, affermassero nella polis i loro distinguo rispetto alla cultura dominante, magari parlando di valori non negoziabili, verrebbero avversate dai tifosi della cultura dominante,

- sia per il fenomeno sociologico di emarginazione del diverso nella tribù dei conformisti

- sia perché i regimi usano proprio la propensione al conformismo come forza motrice socio-politica sfruttabile per la conservazione del potere e, dunque, preferiscono l’anonimato all’identità (nelle masse ovviamente, perché i vertici del regime amano marcare la loro identità perfino mettendosi in divisa militare o agghindandosi nei loro templi con stole, medaglioni e simboli faraonici, e pretendono obbedienza settaria, non disdegnando inchini devoti).

Trovo singolare correlazione tra

eterodirezione (in senso manipolatorio sfruttante la prevalente tendenza al conformismo)

anonimato avversante le identità che ad esempio affermassero valori non negoziabili nella polis,

relativismo avversante le radici cristiane della nostra civiltà

matrici del mainstream].

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01/12
2016

Mentre sarebbe in buona fede (o quasi) la stragrande maggioranza dei burloni che condividono sghignazzando la virtuale sagra del porco blasfemo, assai meno ingenui sarebbero gli eterodirettori che ordiscono blasfemie anticristiane di specie virtuale o reale come le sedicenti artistiche della serie  Charlie Hebdo, Arcigay, Rufus, Piss Christ, merda sul volto di Cristo, ... Perché tanto accanimento contro il CristoDio? A mio avviso perché l’esperienza cristiana (e in particolare la cattolica, mentre i protestanti paiono più addomesticabili dalla finanza cinica), è rimasta al mondo quasi l’unica forza capace di difendere, con solida dottrina e prassi, la dignità della persona anche opponendosi all’imperialismo cinico della dea pecunia, che si chiami capitalismo o capicomunismo o induismo dei paria/dalit o islamismo dei nababbi wahhabiti che brandendo petroldollari come frusta agguantano il vertice di HNHRC