Chi più vuole RIMUOVERE il CROCEFISSO dalle AULE SCOLASTICHE?

Alla trasmissione RAI "un giorno da pecora" del 30/09/2019 il ministro istruzione Lorenzo Fioramonti <corriere.vid mp3> disse che preferirebbe una cartina del mondo al posto del crocefisso nelle nostre aule scolastiche. Rappresentanti delle comunità islamiche dicono «noi non c'entriamo».

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 02/10/2019; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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«II crocifisso non genera alcuna discriminazione. È l'immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l'idea dell'uguaglianza fra gli uomini».

(di Natalia Ginzburg su "l'Unità" del 22 marzo 1988)

 

<Repubblica 01Ottobre> titola che la Chiesa È CONTRO il ministro Fioramonti <yt, cronaca> e che la CEI protesta perché il crocefisso "ha un valore educativo al di là delle religioni".

Diffido della stampa cui piace lucrare sottolineando i "CONTRO", più che orientare alla soluzione dei problemi; peraltro ritengo che la difesa del crocefisso nelle scuole sia destinata a perdere, se, oltre a radici e tradizione, non invocasse motivazioni più convincenti in termini di civiltà, quantomeno con riferimento alla nostra dichiarazione universale dei diritti umani.

Ad esempio come?

Anche chi laicamente non credesse che il Gesù crocefisso sia risorto per la nostra salvezza (come ne dubita Mancuso), e ritenesse che la civiltà moderna non sia nata da radici cristiane, ma da quella rivoluzione francese che col sangue di tanti inermi cristiani arrossò i fiumi della Vandea, potrebbe vedere in Gesù colui che ha fatto una stravolgente rivoluzione, per cambiare l'umanità nella direzione che più corrisponde all'aspirazione di civiltà insita nel cuore dell'uomo anche non cristiano.

Quale direzione?

Quella fondata sulla LIBERTÀ-DIGNITÀ della persona, a partire dalla LIBERTÀ DI COSCIENZA enucleata nell'art.18 della nostra dichiarazione universale dei diritti umani.

- Guarda caso la suddetta dichiarazione non è stata sottoscritta (ed è violata) da altre concezioni di "civiltà", che, ad esempio

  - condannano inermi a morte con l'accusa di blasfemia, come fece Caifa con Gesù,

  - non osano contraddire i testi sacri o politico-illuminati che
prescrivono punizione degli abiuri, punizione della donna fedele che sposasse un infedele, punizione di chi contrastasse la separazione in caste
o prescrivono persecuzione dei credenti non patriottici come in Cina e dei diversamente credenti;

guarda caso appare significativa l'intersezione tra l'insieme dei propugnatori del "via il crocefisso dai luoghi pubblici" con l'insieme dei propugnatori dell'abolizione del diritto all'obiezione di coscienza:

  - Roberto Saviano: «l'obiezione di coscienza è una piaga del nostro Paese»

  - Niki Vendola: «c’è un sistema pubblico militarizzato dagli obiettori»

  - Stefano Rodotà: «la possibilità dell’obiezione di coscienza dei medici andrebbe semplicemente abolita»

  - Margherita Hack: «introdurre il divieto dell'obiezione di conoscenza per i medici».

 

Misera consolazione sarebbe avere uno stato che mantenesse il crocefisso nelle nostre scuole, se non fossimo riusciti, perfino in supero del principio di maggioranza, ad impedirgli la discriminazione degli obiettori di coscienza: ricordiamo che avevano scritto "Gott mit uns" sul cinturone i servitori dello stato che trucidavano gli obiettori Testimoni di Geova, i cristiani tipo "Rosa Bianca" e Josef Mayr-Nusser e i "perfidi" Ebrei.

 

Forse la CEI ha già argomentato sull'obiezione di coscienza come qui suggerito (forse l'ha già fatto in pagine che non ho letto) e allora mi perdoni se invocando il paulo maiora canamus, oso suggerire di alzare il livello di giustificazione della presenza pubblica dei crocefissi come suddetto e se oso chiederle di fare chiarezza in casa nostra, perché saremmo in molti a ricordare

- come insegnanti di religione e coordinatori della catechesi parrocchiale si siano battuti in qualche Consiglio di Istituto per far togliere i crocefissi dalle aule

- e come giornalisti ben gettonati su stampe diocesane abbiano ironizzato come scontro partitico la difesa del crocefisso nelle sedi pubbliche.

Oso suggerire più pregnanza di motivazione, anche perché non vorrei mai che in questa italica questione la CEI venisse spiazzata da qualche gesuita in sintonia con quel Galantino per il quale «un cristiano che si mette CONTRO qualcuno o qualcosa già sbaglia passo».

 

Senza presunzione di saccenza, pronto a raccogliere umilmente correzione fraterna.

 

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