Secondo il Vescovo MARCELO SÁNCHEZ SORONDO la Cina sarebbe il luogo luogo «che meglio realizza la dottrina sociale della Chiesa».

<wikipedia> n 1942/Buenos Aires è un teologo argentino, attuale cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

<agensir 2017.10.25> «senza una società civile forte, che possa difendere la libertà personale e la solidarietà interpersonale, lo Stato e il mercato diventano forze complementari di dominazione e di saccheggio. Lo Stato tratta le persone come unità amministrative più che come cittadini, mentre il mercato considera le persone come prodotti di base, invece che esseri sociali che sono coinvolti in relazioni e in istituzioni. [CzzC: come non condividerti qui, Marcelo? Ma ti chiederei di esplicitare chi sia che forma una coscienza della società civile capace di resistere alla potenza degenere di mercato e stato. Non si fa da sé, stanti i rapporti di forza, checché ne pensino i sublimatori della coscienza individuale e del proletariato: non credi, Marcelo, che occorra la forza di una guida morale, magari non autosufficiente ma donata dalla salvezza di Cristo, per sostenere la resilienza al saccheggio dissimulato dalla cultura dominante pilotata dai suddetti due potentati complementari? E forse dovresti stare in guardia anche tu, Marcelo, onde non farti corrompere dalla condiscendenza al loro spirito mondano con il trucco di portarti a credere che la carità è Dio anziché Deus caritas est, che vale la veritas in caritate anziché la Caritas in veritate]

 [Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 29/01/2019; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: Deus caritas est o la carità è Dio, applaudita anche dallo spirito del mondo? Così come la veritas in caritate anziché la caritas in veritate per cui sdoganiamo anche la GPA pro gay? Cristianesimo impazzito?

 

2019.01.29 <tempi> Cina. Il partito comunista ai genitori: «Impedite ai vostri figli di credere in Dio». Le autorità di Xingtai (Hebei) hanno scritto una lettera ai genitori di bambini di età compresa tra 1 e 12 anni: «I minorenni non possono andare in chiesa o partecipare a incontri religiosi» [CzzC: è il frutto degli accordi Cina-Vaticano? Sorondo taci, smentisci o confermi?]

 

2018.02.07 <asianews> Mons. Sanchez Sorondo nel Paese delle meraviglie esalta la Cina come il luogo «che meglio realizza la dottrina sociale della Chiesa». Il vescovo sembra non vedere la cacciata dei migranti, le oppressioni alla libertà religiosa. Silenzio sui legami fra ricchezza, corruzione e inquinamento. Un approccio ideologico che fa ridere della Chiesa. <tempi 11feb>: I regolamenti appena approvati da Pechino equiparano chiese e night club «i minori non possono più entrare in chiesa» [CzzC: è difficile pensare che sia così intelligente da fingere plauso al regime onde ottenere qualche concessione per i cattolici sotterranei: ma ... continua]

 

2017.03.01 <corrispondRM> Marcel Sánchez Sorondo in qualità di cancelliere delle Pontificie Accademie di Scienze e di Scienze Sociali invita formalmente il dott. Paul Ehrlich propagatore dell’aborto e nemico dichiarato della Chiesa cattolica. [CzzC: invitarlo al dialogo potrebbe significare anche aiutarlo a spogliarsi dei pregiudizi cattofobici; che dire, se no, dell’invito Papa-Erdogan?]

 

↑2015.06.06 <magister> Sánchez Sorondo usa la terminologia della "salute riproduttiva", tipica delle campagne pro choice contraccettive e abortiste. Gennarini aveva avuto buon gioco nel contestare a monsignor Sánchez quando dice che ha discusso con Sachs e Ban Ki-moon del documento 'Sustainable Development Goals' in cui si parla di 'access to family planning' e di 'sexual and reproductive health and reproductive rights'". Le formule citate da Sánchez Sorondo a propria giustificazione, infatti, sono proprio quelle con cui l'ONU ha sempre inteso promuovere l'aborto come "basic health service", a partire dalla conferenze del Cairo e di Pechino della metà degli anni Novanta.

Tant'è vero che contro l'uso di quelle formule si sono sempre strenuamente battuti i diplomatici della Santa Sede: ottenendo alcune volte la loro cancellazione, oppure, in caso di insuccesso, rendendo pubblico il loro dissenso.