2008: 40 anni fa il 68 “cattolico” a Trento: stralci da Vita Trentina di allora + attualità

Nove sacerdoti redassero un documento di sostanziale appoggio all'occupazione di Sociologia: Piergiorgio Rauzi, Luciano Franch (che fu a lungo segretario del Vescovo A.M. Gottardi), Fabio Straudi, Ivo Cattoni, Franco Masserdotti, Cristoforo Sironi, Olivo Pillon, Marco Morelli, Iginio Gennari. Il Paolo Sorbi del contro-quaresimale oggi dice «Aveva ragione il prete, e torto io»»

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 17/01/2019; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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La selezione degli articoli in questa pagina e le sottolineature sono state effettuate da CzzC Portaparoladella Parrocchia di S. Giuseppe Rovereto, per il foglio aggiunto alla vendita di Avvenire 17/02/2008.

 

In questi giorni 40 anni fa il 68 cattolico a Trento: stralci da Vita Trentina di allora + attualità

- 01/02/1968 a Trento l’assemblea degli studenti dell’Università votava la terza occupazione.

- 05/02/1968 la polizia col pretesto di «liberare» la scala interna che porta al Museo Tridentino di Scienze Naturali, vi fece irruzione, senza incontrare resistenza. L'occupazione proseguì.

- 06/02/1968 Nove sacerdoti, alcuni dei quali iscritti a Sociologia, redassero un documento di sostanziale appoggio alle ragioni che avevano portato all'occupazione (alcune attualità di questo item - in particolare i nomi - sono tratte da l’Adige 09/02/2008, con beneficio di inventario): Piergiorgio Rauzi, oggi prof di Sociologia; Luciano Franch, che fu a lungo segretario del Vescovo A.M. Gottardi; Fabio Straudi, insegnante a Rovereto; Ivo Cattoni, insegnante all'Arcivescovile e poi all'IPIA di Villazzano; Franco Masserdotti, comboniano, missionario in Brasile, vescovo di Balsas, morto recentemente in un incidente stradale dai contorni misteriosi, avendo forse toccato alcuni interessi locali; padre Cristoforo Sironi, gesuita; Olivo Pillon, don Marco Morelli; Iginio Gennari. Riportiamo la parte conclusiva del documento sottoscritto dai nove sacerdoti: dopo alcune citazioni tratte dalla «Populorum Progressio» di papa Paolo VI, il testo prosegue così: «...Il sistema scolastico e universitario svolge un ruolo subordinato agli interessi predominanti dei grossi complessi produttivi, che ormai controllano e finalizzano a sé non solo il settore economico, ma anche tutti i principali aspetti della convivenza sociale, sottraendoli con la potenza del denaro ad ogni effettiva ed autonoma gestione democratica da parte di tutta la comunità. In questa prospettiva diventa estremamente significativo ricordare come la battaglia che gli studenti della facoltà di Sociologia di Trento stanno conducendo per la democrazia nella scuola, per la fine dell'autoritarismo accademico, per uno sviluppo autonomo della cultura, per un autentico rinnovamento dell'università e della società non sia assolutamente un momento isolato ed episodico, ma si inquadri sia a livello italiano come anche in riferimento alle università di Paesi come gli Usa, il Giappone, la Francia, l'Inghilterra, la Germania, la Spagna, in un movimento studentesco sempre più generalizzato nella misura in cui sempre più generalizzate ed estese sono le storture che anche sul piano universitario il sistema capitalistico, denunciato da Paolo VI, produce inesorabilmente». [CzzC: non s’accorsero che il consenso fornito loro anche da potenti matrici del mainstream, glissava sul loro anticapitalismo, ma li usava per scardinare il cattolicesimo dei papasuccubi quantomeno per protestantizzarli]

- 08/02/1968 mentre la Curia definiva il tutto come frutto di «iniziative personali» l’Alto Adige di Trento così titolava: «Il prof. don Demarchi, su "Vita Trentina" auspica che l'occupazione abbia il suo corso». Don Demarchi, insegnante nella facoltà, sosteneva che l'università era «una palestra civico-politica» per gli studenti e che «l'occupazione doveva andare avanti fin quando gli studenti lo ritenevano necessario».

- 26/03/1968 il «controquaresimale» in Duomo: lo studente universitario Paolo Sorbi (poco prima denunciato perché era entrato a gennaio al Liceo Prati a sollecitare alcuni studenti a partecipare ad un’ assemblea di Sociologia) interruppe le riflessioni del predicatore padre Sbalchiero alzandosi dal banco ed esclamando con voce tonante: «Non è vero!». Ne seguì memorabile contesa in città.

- Cosa dice oggi Paolo Sorbi (formatosi assieme a Renato Curcio e Margherita Cagol, fu Leader del Sessantotto cattolico, dirigente di Lotta continua, poi dal 1976 del Pci, oggi presidente del Movimento per la vita di Milano e braccio destro di Carlo Casini. Alcune attualità di questo item sono tratte dal Corriere della Sera di giovedì 24 novembre 2005).

   - «Era verissimo. Aveva ragione il prete, e torto io»

   - «Né autocritica, né pentimento, piuttosto, un'evoluzione; sono uscito dal Pci nel 1988 proprio sui temi della bioetica e del rispetto della vita. Decisiva è stata la critica alla modernità elaborata da Wojtyla: al centro non c'è la liberazione ma l'antropologia, non la rivoluzione ma l'uomo. L'uomo intero».

   - «Ho trovato maestri e modelli …Il primo fu Pierpaolo Pasolini. Voleva girare un film su Lotta continua, e Pietrostefani per sbolognarlo lo affidò a me, che ero militare. … Altro maestro è stato Augusto Del Noce…. Modelli anche nel mondo ebraico: Pierre Victor, alias Benny Lévy, il segretario di Sartre tornato alla Torah come io sono tornato alla Bibbia, emigrato in Israele a creare con l'appoggio di … la fondazione Levinas; padre Bruno Hussar, il fondatore di Nevé Shalom, l'oasi della pace per ebrei e arabi; … E poi «i neocon cristiani e il movimento americano pro-life, in cui convivono Verdi ed evangelici. E gli stessi Cohn-Bendit e Sofri, con la loro riscoperta laica della centralità dei diritti umani».

- «La nostra generazione paga la sua ambiguità. Eravamo innovativi per la nostra modernità, ma tradizionalisti per la teoria. Abbiamo fatto coincidere la lotta con la verità morale, e in questo modo abbiamo combinato anche disastri, come Primavalle»