PRETI SPOSATI a partire dagli Indios? Venire incontro ad urgenze pastorali, parare danni ideologici; fase 1, 2, 3

2020.02.03 Posto su Fb un commento a seguito della nota di Padre Cavalcoli in attesa del prossimo documento post-sinodale del Santo Padre

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità,  modificata 08/02/2020; col colore grigio distinguo i  miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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2020.02.03 Se Benedetto XVI ha facoltizzato il card. Robert Sarah a pubblicare il suo pensiero in merito al celibato sacerdotale in questo delicato momento, è probabile che lui stesso ritenesse imminente una modifica del codice vigente, finalizzata a conferire il sacerdozio a sposati e il matrimonio a sacerdoti, a partire dall'Amazzonia.

Riterrei dunque battaglia persa quella che si opponesse a tale modifica, semmai lavoro utile quello che ne favorisse una formulazione idonea a sostenere i reali bisogni pastorali e a parare danni ideologici.

A me sarebbe piaciuto che lo sdoganamento matrimonio-preti avvenisse non a partire dagli indios dell'Amazzonia (per quanto mi possano essere cari), ma da un movente di ben maggiore pregnanza, come, ad esempio, un avvicinamento tra cattolici ed ortodossi, a costo di dire ai fratelli ortodossi che, per affrettare il cammino verso l'unità, sul celibato sacerdotale (e, visto che ci siamo, anche sul divorzio) umilmente ci mettiamo a copiare da loro.

Ma forse la battaglia pro suddetto sdoganamento è sostenuta da protestantizzatori che vedrebbero l'abbraccio (Roma-Oriente) come un passo indietro rispetto al ben più ambito sdoganamento di Lutero.

In giro per l'Africa ci sono centinaia di sacerdoti che hanno moglie e figli più o meno nascosti, ma non all'insaputa dei loro vescovi, e qualcosa si dovrà pur fare per mettere ordine al riguardo, visto che vengono a celebrar Messa anche da noi.

Ma dipende da che fase si vuole normalizzare: se mi scusi la banale semplificazione, ne indicherei tre.

- Fase1: presbiterato a diaconi sposati senza significativi carichi familiari (prossimi alla pensione, con figli sistemati, senza gravosi impegni di assistenza a congiunti più anziani o invalidi, ... ): tale "concessione" eviterebbe anche buona parte dei problemi giustamente indicati da G.Cerbai a proposito degli Anglicani (diatribe familiari, separazioni, divorzi, ... )

- Fase2: sacerdozio a giovani sposati: a parte il dover affrontare le problematiche di cui sopra, tale fase implicherebbe, subito dopo, la concessione del matrimonio ad attuali preti (più o meno vergini) e configurerebbe quello del prete come normale mestiere stipendiato: sindacato dei preti, responsabilità diretta ed indiretta del datore di lavoro, ...

- Fase3: donne prete, anzi vescove: è la fase cui mirano i suddetti protestantizzatori, che favorirebbero le prime due fasi solo come trampolino di lancio per questa terza: senti cosa disse la teologa Cettina Militello, gettonatissima sui nostri media, lo scorso 8 dicembre a Radio1 un attimo prima che parlasse il Papa ...

Ovviamente la Fase3 ci allontanerebbe dagli Ortodossi, ma mi sovvien di quando Papa GP2° stava portando avanti il riavvicinamento con gli Anglicani e, zac!, gli "illuminati" spinsero quella chiesa (che ha Elisabetta II come governatore supremo) ad introdurre il ministero femminile (ed ora anche i vescovi gay). Divide et impera.

Giovanni Cavalcoli mi risponde 04Febbr~h11: Caro CzzC, che un diacono sposato possa diventare prete, è una cosa fattibile. Invece non vedo per adesso possibile che un prete si sposi, semmai può diventare prete uno già sposato. Per quanto riguarda le donne prete, la Chiesa non le ammetterà mai, perchè San Giovanni Paolo II ha insegnato dogmaticamente che il sacerdozio è riservato al solo sesso maschile.

~h23: Grazie, Padre Giovanni, apprezzo molto le Sue argomentazioni. La mia preoccupazione, per quanto limitata da scarsa competenza, non sarebbe per le riforme degli attuali codici in materia, ma per eventuali moventi ideologici che le sottendessero in strategia scalare, come accennai nel precedente commento e come mi parrebbe che anche Lei non escluda col Suo "per adesso".

Quanto al "non le ammetterà mai", sappiamo che ci sono vescovi che tifano per sermoni analoghi a quello citato di Cettina Militello contro quel "mai", magari chiosando che, se GP2° ha chiuso la porta, l'importante è averne le chiavi.

La diversità di opinioni può arricchire, quando non degeneri in catechesi confondente per astuzia del sermonante e/o per inerzia di chi lo propone e ammicca in pulpito mediatico, risparmiandogli doverosa correzione fraterna. O sbaglio? Grazie ancora.

Giovanni Cavalcoli replica 05Febbr~h11,30: Caro CzzC, ribadisco che l'attuale proibizione al giovane, che aspira al sacerdozio, di scegliere tra il matrimonio e il celibato, è una disciplina che un domani la Chiesa può cambiare. Cosa ben diversa è la necessità esclusiva del sesso maschile, per essere sacerdoti. Questa dottrina non è una porta chiusa, che si può riaprire, ma è un dogma di fede, che la Chiesa insegna in base a quella che è stata la volontà di Nostro Signore. Allora, vogliamo mettere in dubbio la volontà di Nostro Signore?

~h13,20 replico: a "Vogliamo mettere in dubbio la volontà di Nostro Signore?" rispondo: ci mancherebbe! Commento su fb questi argomenti non per dare eco a chi solleva dubbi della specie, ma mosso dalla preoccupazione che mi inducono quei vescovi e loro collaboratori e scuole, che mandano in Radio/TV i sollevatori di tali dubbi (fieri delle loro certezze che additano i tradizionalisti, compreso il citato GP2°, oppositori della moderna volontà di Nostro Signore) e tramano ideologicamente dietro le quinte per protestantizzare la Chiesa cattolica, portandola a sdoganare quel Lutero in nome del quale i suoi seguaci vantano superiorità su Cattolici ed Ortodossi per aver superato ataviche discriminazioni: pari opportunità alle donne con le loro vescove, no omofobia con i loro vescovi orgogliosamente gay.

Comunque son certo che anche delle vescove luterane si serve Nostro Signore per attrarre i cuori a sé: mistero della Redenzione.

 

2020.01.13 <tempi> Robert Sarah spiega perché ha scritto con B16 il libro "dal profondo dei nostri cuori" sulla necessità del celibato sacerdotale: «Nessuna polemica con Francesco. Milioni di fedeli sono disorientati. L’ideologia divide, la verità unisce i cuori ... La crisi che attraversa la Chiesa è impressionante». Sarah denuncia anche una «strumentalizzazione della situazione in Amazzonia» da parte dei «media» e dei «commentatori e delle autorità morali autoproclamate che hanno voluto fare pressione sui vescovi. <google> Ma B16 si nega coautore e chiede di togliere la sua firma dal libro. [CzzC: spregiudicatezza dell'editore e/o imprudenza di Sarah? Comunque un bel pasticcio, una ferita, un aiuto alla confusione. Un po' di preveggenza in più no? Perché farsi sfruttare così da editori senza scrupoli che hanno a cuore il loro interesse editoriale ben più che la salute dell'unità dei Christifideles? Con questo interrogativo mi riferisco soprattutto a Sarah, perché non oso dubitare della sincerità di Papa Benedetto quando dice che non sapeva che il suo nome sarebbe uscito come COAUTORE del libro]

 

2019.12.08 festa dell’immacolata: immediatamente prima dell’Angelus di Fr1, Radio1 intervistava la teologa Cettina Militello che udii sermonare così luminosamente ispirata

<wma at 2’35”> «c’è una specie di sillogismo: più si loda Maria, meno si valorizzano le donne, almeno questo a grandi linee; il fatto vero è che il cristianesimo si è concentrato su quest’unica donna, (Maria), che poi ha del tutto defemminilizzata, perché l’ha in qualche modo talmente associata ai privilegi del figlio da perderla nella sua creaturalità, mentre le povere donne sono rimaste figlie di Eva in questa valle di lacrime per cui dagli addosso nella contrapposizione a Maria vedi prima lettura di oggi, mentre nella 2ª lettura ...

- <wma at 3’40”> domanda: «anche in riferimento al Sinodo per l’Amazzonia, e al C6, c’è nella Chiesa qualche movimento nuovo verso la donna?». Risp. C.M.: «guardi, a mio parere siamo ancora a livello di dichiarazioni di principio; bisogna affrontare molto seriamente la questione del ministero, bisogna ripensare il ministero solo se si ripensa al Ministero, al di là delle discriminazioni di genere, si potranno fare questi tipi di discorsi, perché, ammettiamo che facciano una donna cardinale, poi è eleggibile? è elettore? Ammettiamo che la facciano prefetto di una congregazione, qualunque vescovo vale più di lei, e così via, potrei continuare all'infinito, guardi che non è una perorazione sciocca del ministero in quanto tale ...»