modificato 15/11/2016

 

La teologia papale ricostruita secondo Concilium in chiave relativista

Correlati: Papa Fr1chi sono io per giudicare?; Hans Küng

Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità: contrassegno miei commenti in grigio rispetto al testo attinto da altri.

 

01/07/2014: Effedieffe.com: la teologia papale, tentativo di ricostruzione congetturale; qui in pdf. «La rivista internazionale di teologia Concilium ha dedicato il suo ultimo numero al tema: Dall’“anathema sit” al “Chi sono io per giudicare?”», a partire dalla famosa frase di Papa Francesco sull’omosessualità. Gli autori «ritengono che le formule e i dogmi non possono comprendere l’evoluzione storica, ma ogni problema vada collocato nel suo contesto storico e sociopolitico. Il concetto di ortodossia va superato, o quanto meno ridimensionato, perché, viene utilizzato come “punto di riferimento per soffocare la libertà di pensiero e come arma per sorvegliare e punire”... Essi definiscono l’ortodossia come “una violenza metafisica. Al primato della dottrina va sostituito quello della prassi pastorale …» (Concilium, 2/2014, p. 11), rivista fondata da Karl Rahner , Hans Küng e Congar, «a cui collaborano più di 500 teologi di tutto il mondo».

[CzzC: che Papa Francesco non pesi le parole come i suoi predecessori è evidente, non fosse altro che per i diversi studi che ha curato; ma nemmeno gli estensori di questo articolo mi paiono capaci di pesare bene le parole: li vedo sbilanciarsi con un frasario troppo simile a quello che non mi piaceva dei denigratori dei precedenti pontificati; questo Papa non pronuncerebbe anathema sit? Ne ha già pronunciati, e non solo di anonimi come contro i mafiosi, ma anche contro nominati esponenti di We are church, mentre mi pare che abbia solo commissariato, non scomunicato, i frati dell’Immacolata, ancorché non abbia chiarito le ragioni del suo provvedimento; se il minor rigore del linguaggio papale servisse ad attenuare l’immane pregiudizio anticattolico seminato dalla cultura dominante e che il precedente rigore non pare abbia scalfito, potrebbe derivarne un vantaggio per l’efficacia della nostra missione, annunciare ad ogni uomo la salvezza di Cristo, che consiste nell’avvenimento di Gesù figlio di Dio morto e risorto più che nell’integrità di tutti i dogmi cattolici, altrimenti dovremmo dire che chi non condividesse interamente il Catechismo cattolico non potrebbe annunciare il vero Cristo].

 

 

20/08
2013

<stampa> di un Concilio Vaticano III si vagheggia dal 1977 quando i teologi della rivista «Concilium» si riunirono nella Notre Dame University negli Usa: c’erano, tra gli altri, lo svizzero Hans Küng e l’olandese Edward Schillebeeckx, gli italiani Giuseppe Alberigo e Rosino Gibellini, a fissare gli obiettivi del futuro concilio tra i quali: Sinodo dei vescovi non più consultivo ma deliberativo [CzzC: L3 sarebbe l’obiettivo primario], abolizione del celibato dei preti, sacerdozio femminile (L9).

1954

Spaccatura dell’Azione Cattolica: si dimette il responsabile GIAC e quasi tutta la dirigenza lo segue, in polemica con Luigi Ghedda allora responsabile di AC: tra i laceratori ci furono personaggi che avrebbero “fatto strada" (Umberto Eco, Garattini, Furio Colombo, Emmanuele Milano, Emilio Colombo) aventi in comune quantomeno il tifo per una Weltanschauung che dal CV2° fu declinata, ad esempio, dalla rivista "Concilium" fondata da Scillebeeckx con Karl Rahner, Hans Küng, Johann Baptist Metz, Yves Congar e Gustavo Gutierrez, il top della teologia cattolica progressista del secondo Novecento.