Il gesuita TEILHARD DE CHARDIN trae da Darwin conclusioni culturali politiche arditamente progressiste: non a caso piace a Vito Mancuso

Traggo da Tempi 2009.07.09 pag 62. Nicola Guiso. II "cattolico praticante" Vito Mancuso che, su Repubblica, non perde occasione per "denunziare" la svolta culturalmente reazionaria e politicamente costantiniana imposta alla Chiesa da Benedetto XVI, si proclama estimatore del pensiero di Teilhard de Chardin. Teilhard, per Mancuso ispiratore e guida; lo definisce, in uno degli ultimi articoli scritti per Il Foglio, «il Darwin cattolico», per il quale «c'è un'unica sostanza, "la stoffa dell'universo", che si fa sempre più organizzata e complessa». Sintesi efficace delle posizioni del gesuita sulla questione creazione-evoluzione, che lo ha portato in rotta di collisione con la Chiesa, sino a provocare il monitum del 30 giugno 1962 [CzzC: che Avvenire 2019.09 tifa perché sia revocato].

Mancuso però tace delle conclusioni culturali e politiche raggelanti che il gesuita derivò dalla sua visione della natura e delle dinamiche di sviluppo del cosmo. Ne Il fenomeno umano, pubblicato dopo la morte nel 1955, Teilhard arrivò a domandarsi:

- «Per il fatto stesso di essere mostruoso, il totalitarismo moderno non rappresenterebbe, per caso, la deformazione di qualcosa di magnifico? Di qualcosa di molto vicino alla verità?».

- Meno noto è che queste idee altro non erano che la sistemazione postbellica di concetti, ben più netti e sconcertanti, già espressi da Teilhard nel1937 - mai tradotti in Italia dai suoi seguaci, citati e commentati dal cardinale Charles Journet sulla rivista Nova et Vetera nel 1966- a proposito del comunismo, del nazismo e del fascismo. Affermava infatti lo scienziato gesuita che «per quanto siano in evoluzione, i miti dell'eguaglianza sociale, della razza eletta e dell'impero sono forse le sole forme concrete a mezzo delle quali sia possibile alla nostra generazione di esprimere le sue più alte ambizioni sulla terra».

E nel 1945, dopo che - nota il cardinale Journet erano stati sterminati sei milioni di ebrei. Teilhard osservava: «Nei sistemi politici "totalitari", dei quali certamente l’avvenire correggerà gli errori, ma dei quali, senza alcun dubbio, non potrà che accentuare le tendenze e le intuizioni profonde, il cittadino vedrà poco a poco spostarsi il proprio asse di vita dalla dimensione individuale a quella dei gruppi nazionali ed etnici ai quali egli appartiene».

Anche questi richiami avevano radice nelle posizioni essenziali in materia di evoluzione dell'umanità da lui enunciate in questo passo del saggio L'energia umana del 1937, riprodotto in nota nell'articolo del cardinal Journet:

- «L’eugenetica non si limita affatto solo a una selezione delle nascite perché pone altre domande concrete»,

che erano per Teilhard:

- «Quale deve essere, per esempio, l'atteggiamento che la parte più dinamica dell'umanità deve, senza infingimenti, assumere verso i gruppi etnici più vecchi e poco dinamici?

- La terra è uno spazio duro e limitato. In che misura essa può tollerare, sotto il profilo razziale o nazionalistico, l'esistenza di aree qualitativamente inferiori?

- Ancora più in generale, come si devono giustificare gli sforzi che noi moltiplichiamo per salvare negli ospedali di ogni genere coloro che spesso non hanno che un residuo di vita?

- Qualche cosa di profondamente bello e vero (…) si nasconde evidentemente in questo accanimento a fare ogni sacrificio per salvare una vita umana. Ma questa sollecitudine dell'uomo per il suo prossimo nella dimensione individuale può essere di ostacolo a una passione più alta, nascente dalla fede in quell'altra personalità superiore che è attesa, noi lo vogliamo, dell'esito della nostra evoluzione nella terra?

- Sino a che punto lo sviluppo del forte (se chiaramente lo si possa definire tale) deve essere condizionato innanzitutto dalla tutela del più debole?

E in che consiste la vera carità?».

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 19/01/2024; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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2019.12.03 nel dare l’addio a Johann Baptist Metz <avvenire> lo ricorda come fautore del dialogo pubblico tra Habermas e Ratzinger a Monaco nel 2004, lo definisce "padre" della Teologia politica” e lo annovera tra i veri “padri nobili” fondatori della rivista internazionale di teologia “Concilium” assieme a uomini del rango di Karl Rahner, Yves Congar, Edward Schillebeeckx, Hans Küng e Gustavo Gutiérrez [CzzC: modestamente alimento la mia fede cristiana grazie a santi padri che mi parrebbero più meritevoli del termine nobiltà; e nel discernimento delle qui indicate nobiltà mi faccio aiutare, ad esempio, da padre Cavalcoli: fare chiarezza sulle quattro cristologie eretiche Rahner, Kasper, Schillebeeckx, Teilhard de Chardin]

 

↑2019.09.19 <avvenire> Fr1 consideri la possibilità di revocare il Monitum del 1962 che ancora grava sulle sue opere.

 

↑2009.07.09 traggo da Tempi pag62. Il gesuita TEILHARD DE CHARDIN trae da Darwin conclusioni culturali politiche arditamente progressiste: non a caso piace a Vito Mancuso? II "cattolico praticante" su Repubblica, non perde occasione per "denunziare" la svolta culturalmente reazionaria e politicamente costantiniana imposta alla Chiesa da Benedetto XVI, si proclama estimatore del pensiero di Teilhard de Chardin. Teilhard, per Mancuso ispiratore e guida; però Mancuso tace delle conclusioni culturali e politiche raggelanti che ... continua