Dobbiamo decidere di NON volere ESSERE FONTE DI SOFFERENZA PER GLI ALTRI?

Caro fra Erminio, scontato che il dolore sia da abbracciare, soccorrere, lenire, non comprendiamo bene perché Lei tacci di «pretesa» un eventuale tentativo di darne cristiana spiegazione. In altri termini, dato che ogni uomo di fronte a questi fatti scopre la stessa umana impotenza, la stessa vulnerabilità, ma tanti cuori gridano la stessa domanda di significato (domanda che i tentativi degli escludenti Dio tendono più a glissare/ironizzare che a soddisfare), non Le parrebbe più ragionevole che pretenzioso chi volesse rompere il silenzio ad esempio con la preghiera intrisa da questo grido di significato e/o ricordando sante testimonianze al riguardo, magari «allontanandoci dall’idea di» censurare come «pretesa» il tentativo di trovare un significato?

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 12/01/2024; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: sofferenza, il dolore innocente: Dio permette il male? Giobbe; Sofferenza vista da Voltaire col terremoto di Lisbona, un Dio punitivo come visto da Paneloux? Dottrina della retribuzione? il Vangelo della sofferenza; il male; dignità umana, fine vita, disabilità mentale, bioetica; evitare fideismo

 

2010.12.16 ,msg a Frate Erminio Gius e successive interlocuzioni

Da: CzzC  Inviato: giovedì 16 dicembre 2010 14:57  A: ...@unipd.it

Oggetto: Vita Trentina #4 del 31/01/2010 pag7: “Il caso Eluana? Ci fa guardare ai famigliari”

Rev. Padre Erminio,

   se non fosse Lei il “Padre Erminio Gius, classe 1938” dell’articolo in oggetto (di Vita Trentina), mi scusi e voglia ignorare il seguito della presente mia.

   Mi ignori anche se ritenesse che un ignoto mittente La stia disturbando con domande impertinenti rispetto alle Sue priorità.

IL CONTESTO DELLE DOMANDE

- quando qualche parrocchiano mi chiede aiuto al discernimento in merito a stralci di rassegna stampa, se posso cerco di rispondere, eventualmente chiedendo a mia volta spiegazione, soprattutto se il mio parere fosse dissenziente nei confronti di espressioni formulate da sacerdoti.

- Nella fattispecie sul N.4 di Vita Trentina 31/01/2010 lessi «Gli uomini devono decidere di non volere essere fonte di sofferenza per i loro simili» recensii l’articolo in questa pagina del mio umile servizio di mini-rassegna stampa, mentre ora mi rivolgo a Lei sia per chiedere spiegazione, sia per fraterna trasparenza.

- Non concordai a gennaio con quel devono decidere di non volere essere fonte di sofferenza per i loro simili, ed argomenterei il dissenso come segue:

- siccome sarebbe crudele e vendicativo chi deliberatamente volesse essere fonte di sofferenza per i propri simili, mentre dobbiamo ammettere che uno possa essere fonte di sofferenza anche senza volerlo, il dovere della suddetta decisione si potrebbe invocare semmai nel caso che il malato sia consapevolmente causa del suo mal (ad esempio per uso di droga), ma Lei, che ben conosce la logica, sa che

- affermando un tale dovere (di decidere di non volere essere fonte di sofferenza per gli altri) si impone logicamente al malato il dovere di farsi eutanasare se non esistesse altro mezzo per non far soffrire i suoi simili;

- se oggi per sofferenza si intendesse quella dei familiari assistenti, domani qualcuno potrebbe intendere la sofferenza dei cittadini che ritenessero eccessivo il relativo costo di assistenza pubblica nella spending review;

- scontato il dovere morale di rinunciare all’accanimento terapeutico, una società di diritti-doveri senza amore e senza accoglienza della persona che involontariamente fosse di peso e sofferenza anziché produttiva, non parrebbe una società propriamente cristiana.

- «è il tema della CROCE che diventa SOLO SCANDALO se non è inteso da TUTTI come esperienza di ferita della dignità della persona ...»: mi pare che S. Paolo non si trattenesse dall'annunciare e testimoniare la croce, ancorché fosse scandalo e follia per i non cristiani.

- È ovvio che non ci debba essere differenza fra diritti sociali di cristiani e non cristiani, ma pare che anche tra quest’ultimi ci sia chi si preoccuperebbe per il futuro, se vedesse affermarsi la suddetta concezione dei diritti individuali produttivi, perché in prospettiva vigerebbe la legge del più prestante ed efficace nella darwiniana lotta per la sopravvivenza, simile alla legge del più forte che vige nella giungla.

Cina docet al riguardo, nel silenzio di certi nostri sindacalisti che per molto meno sfruttamento dei lavoratori sobillarono le nostre piazze e taluni pure brindando alla gambizzazione dei padroni e al rapimento di Aldo Moro; silenzio anche dai sedicenti illuminati paladini della Liberté ed Égalité (poi dimentica della Fraternité); basti notare come proprio tra i branditori in Égalité del matrimonio per tutti si trovino i massimi sostenitori della libertà di eutanasare, tanto da vederci una correlazione causale più che casuale.

LE DOMANDE

Mi permetto di disturbarLa chiedendoLe, se possibile, qualche precisazione (aiuto al discernimento)

- Leggendo aggettivata come “catechistica” l’idea di un Dio punitivo, Le chiediamo quale passo del catechismo intenda redarguire: per esempio questo sul quale io stesso eccepirei?

- qualora non intendesse riferirsi alla catechesi della Chiesa Cattolica allineata al Papa e alla CEI, Le chiederei, privacy permettendo, il nome di un solo catechista analogamente allineato come esempio fallace in merito: ad esempio Padre Livio Fonzaga?

- Scontato che il dolore sia da abbracciare, soccorrere, lenire, non comprendiamo bene perché Lei tacci di «pretesa» un eventuale tentativo di darne cristiano significato per sé e di testimoniarlo umilmente al prossimo. In altri termini, dato che ogni uomo di fronte a questi fatti scopre la stessa umana impotenza, la stessa vulnerabilità, ma tanti cuori gridano la stessa domanda di significato (che i tentativi degli escludenti Dio tendono più a glissare che a soddisfare, talvolta perfino ad ironizzare), non le parrebbe più ragionevole che pretenzioso chi volesse rompere il silenzio ad esempio con la preghiera intrisa da questo grido di significato e/o ricordando sante testimonianze (di qualche laico o Santo) al riguardo, magari «allontanandoci dall’idea di» censurare come «pretesa» il tentativo di trovare un significato?

- Cristo non è morto e risorto anche per questi ed analoghi drammi? La salvezza non è verità e significato della nostra vita, nessuna parte esclusa?

- Ci perdoni, ma qui abbiamo bisogno di discernimento catechetico, memori di quel Vito Mancuso che il 26/03/2009 fu chiamato nella nostra città per catechizzarci su S.Paolo, fra l’altro teorizzando che il significato soterico alla resurrezione di Cristo sarebbe stato aggiunto postumo dai cristiani, mentre all’origine la resurrezione di Cristo sarebbe stata concepita semplicemente come il suo più grande miracolo.

Senza pretesa di una Sua risposta, sapendoLa molto impegnato.

Grazie. Cordiali saluti e BUON NATALE.

CzzC  Indirizzo tel … cell

-----------------  Fra Erminio Gius RISPONDE --------------------

Da: ‘...@unipd.it  Inviato: venerdì 17 dicembre 2010 21:14 A: CzzC

Oggetto: Re: Vita Trentina #4 del 31/01/2010 pag7: “Il caso Eluana? Ci fa guardare ai famigliari”

Gentile signore.

   Io ho scritto tanto nella mia vita di scienziato della mente umana, in forma rigorosa come lo richiede la ricerca scientifica. Vada in <Google> e legga erminio gius.

Due miei libri parlano ampiamente del dolore ingiusto inteso carta etica mondiale e della compassione.

A proposito della intervista, questa riguardava una ricerca, unica nel suo genere, che svolgo studiando i vissuti dei familiari che vivono il dramma di un congiunto posto in stato vegetativo permanente.

A dicembre dell'anno 2011 sarò in grado di pubblicare i dati scientifici della ricerca. Se è interessato mi scriva in quel periodo.

La saluto e le chiedo di ricordarsi di me nelle preghiere.

fra Erminio Ernesto Gius, frate cappuccino della provincia monastica di Trento e professore ordinario di psicologia sociale (prima cattedra) all'Università di Padova

----------------- RINGRAZIO Fra Erminio Gius per la sua cortese risposta --------------------

Da: CzzC  Inviato: venerdì 17 dicembre 2010 22:19  A: ...@unipd.it'

Oggetto: R: Vita Trentina #4 del 31/01/2010 pag7: “Il caso Eluana? Ci fa guardare ai famigliari”

Egr. fra Erminio Ernesto Gius,

   La ringrazio di cuore per questa Sua risposta che farò conoscere i miei amici. La ricorderò senz'altro nelle preghiere che recitiamo in famiglia, e annoto in agenda il Suo gradito invito per contattarLa fra un anno in occasione della Sua pubblicazione.

  Buon NATALE a Lei e ai Suoi confratelli.

Grazie. Ancora. CzzC.

P.S.: qui il contatto successivo annunciato