Valeria Fedeli 1949

<wikipedia>: sindacalista Cgil, senatrice PD, da 2016.12.12 ministra Miur nel Governo Gentiloni ancorché non laureata. Porta il suo nome il disegno di legge 2014-2015 Senato#1680 il cui Art.1 recita: “Introduzione dell’insegnamento dell’educazione di genere” anche allo scopo di “promuovere cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza”, senza precise deroghe a tutela della priorità educativa dei genitori (art.26.3 della ns dich. universale). Su questa linea la immagino in sintonia con Scalfarotto; spero non col valdese Ferrero per abolire il già esile sostegno pubblico alle scuole paritarie.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità,  modificata 11/04/2018; col colore grigio distinguo i  miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Correlati: gender didattica in onta alla priorità educativa dei genitori? vuolsi soffocare le paritarie? Ascensore sociale

 

2018.04.06 <Lib&pers> un ritratto di Valeria Fedeli: nel curriculum ufficiale si dichiarava laureata alla Scuola per assistenti sociali. Venne subito a galla che non era una laurea ma una qualifica più corriva: l’attestato di un corso triennale risalente agli anni Settanta quando ancora le lauree di tre anni erano di là da venire.

 

↑2018.01.11 Smartphone in classe: <avvenire> Pubblica volentieri le considerazioni della gentile ministra Fedeli a favore, per un confronto appassionato e appassionante. <tecnicadellascuola 19Gen> la Fedeli è entusiasta per lo smartphone in classe: non sarà libero, ma guidato dagli insegnanti, anche se gli istituti o i singoli insegnanti potranno opporsi al suo uso [CzzC: azzeccagarbuglio all’italiana questa elasticità pelosa per additare - modo 68 - come meno progressisti gli insegnanti che non esibissero “fedeli” entusiasmi per gli smartphones]

 

↑2016.12.20 Apertura di credito tra la furbetta Fedeli e Tarquinio direttore di <Avvenire> [CzzC: non trovi, caro Tarquinio, che appaia troppo appagata la tua risposta? A più d’uno parrebbe che avresti potuto non solo citare come dulcis in fundo il diritto costituzionale dei genitori, ma farne il fulcro della tua risposta e invocare anche l’Art26.3 della dichiarazione universale dei diritti umani che sancisce la priorità educativa dei genitori, esercitabile perfino nei confronti di qualche scuola statale. Se avessi tempo di leggermi oltre, troveresti qui altre mie domande in merito...]

 

↑2016.12.18 Presumo che nel fare gli auguri al nuovo governo con la sua rubrica Finestra aperta stamane il valdese Massimo Aprile abbia pensato anche alla neo ministra Valeria Fedeli, ancorché paia attrezzata per l’agenda della gender didattica più che per affrontare le effettive priorità formative e contestuali dei nostri giovani senza lavoro. Speriamo che il compiacimento mostrato da Aprile col bell’augurio al nuovo governo

-       miri a tali priorità ben più che alla suddetta agenda brandita anche da quello Scalfarotto che se avesse la fede si farebbe valdese;

-       miri a tali priorità ben più che al soffocamento delle scuole paritarie cattoliche per cui tifò referendum il valdese ministro Ferrero]

 

↑2016.12.14 La neo ministra Miur è una sindacalista manco laureata? <corriere>: «guarda caso sono stati quelli del Family day a tirare fuori questa storia. Loro mi detestano per essermi schierata contro, per aver difeso la teoria del gender ...» [CzzC: la dotta furbetta dirà poco dopo «vorrei che la parola gender uscisse dal nostro vocabolario» per addomesticare il direttore di Avvenire che le offre apertura di credito]

 

↑2015.02.14 [CzzC: dopo aver firmato la petizione che intende fra l’altro difendere la priorità dei genitori nell’educazione dei figli (art26.3 dich.univ.dir.umani) e diffidare della alterazione delle priorità configurata dal disegno di legge Fedeli n.1680, che vuole 200M€ per diffondere l’ideologia di gender nelle scuole, mi permetterei di lanciare un’idea alla spending review, perché potrebbero bastare meno di 5M€ per raggiungere anche meglio l’obiettivo dell’educazione sessuale. Continua]