Criminalizzare come OMICIDA chi pratica aborto non aiuta né la difesa della vita né la difesa dell'obiezione di coscienza

occorre padroneggiare il significato che diamo alle parole che usiamo, ma anche il significato che ad esse dà il nostro interlocutore se vogliamo farci capire; occorre discernere tra reato e peccato.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 07/02/2021; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: chi vorrebbe abolire l'obiezione di coscienza? Non credo all’equazione legale = moralmente lecito, ma diffido dei No194

 

2021.02.03 <google> il vescovo Antonio Suetta: l'aborto è un omicidio <riviera> «La piaga disumana e incivile dell’aborto ha assunto da anni proporzioni spaventose: nel 2020 è stata la principale causa di morte nel mondo con 42,6 M di vittime a fronte dei 17,9 M di morti per infarto, 8,7 M di morti per cancro, 1,8 M di morti per COVID-19 e 1,7 M di morti per HIV (dati dell’OMS)

 

2021.02.04 [CzzC: botta e risposta con NC: fidiamoci del Magistero petrino, che per agire e insegnare anche in prevenzione degli aborti non mi pare voglia primariamente additare come omicida in termini di legge umana chi abortisce e chi pratica aborto; insistendo a volerli criminalizzare così, si rischia di favorire la reazione avversa che reclama l'abolizione del diritto all'obiezione di coscienza. Ritengo che potremmo favorire leggi rispettose di tale diritto e aperte a chi opera per salvare candidati all'aborto esprimendoci con un linguaggio paziente e convincente che non abbisogna della suddetta criminalizzazione.]

 

<NC> La penso come il vescovo. Assuefazione è la parola giusta. Ma anche se il Papa non dice espressamente la parola omicidio non può che pensarlo. Oppure dovremmo pensare che il "concepito" non è un essere umano. Misericordia e comprensione per il peccatore, ma parole chiare sulla natura del peccato. L'obiezione di coscienza ovviamente deve essere un obiettivo minimale imprescindibile. Ma perché uno dovrebbe obiettare se quello non è (come è) un essere umano? Perché fino a qualche tempo fa, il peccato di aborto poteva essere confessato solo al vescovo, mentre l'omicidio di una persona (già nata) può e poteva essere confessata a un "semplice" sacerdote?

[CzzC: se ho precisato "additare come omicida IN TERMINI DI LEGGE UMANA", è perché la legge umana pratica il concetto di REATO non di PECCATO. Il Magistero petrino ci invita a fare molta attenzione, ad usare discernimento al riguardo se vogliamo farci capire nella testimonianza, e ci allerta perché senza tale discernimento faremmo solo irritare chi non ha il nostro concetto di peccato anziché farci capire per le motivazioni che vorremmo anche lui trovasse ragionevoli.

- Vediamo quanto la legge laica di uno statoX possa confliggere con legge laica di uno statoY (fu reato a Norimberga ciò che era obbedienza alle leggi dello stato nazista);

- vediamo quanto una norma della religioneX (ad es. abiura) possa confliggere con la norma di una religioneY, figurarsi il conflitto tra norma religiosa e norma laica (non a caso Gesù ci ha invitati a discernere tra Cesare e Dio);

Se trascuriamo il discernimento sorvolando sul significato che alle parole dà il nostro interlocutore, rischiamo non solo di non farci capire come successe a Buttiglione al Parlamento europeo quando parlò di peccato, ma rischiamo di farci odiare al punto tale che ci distruggono anche il bene che siamo riusciti a far inserire nelle leggi laiche da dsc.

Occorre discernimento; occorre attenzione al significato delle parole, non solo padroneggiando il significato che diamo alle parole che usiamo, ma anche il significato che ad esse dà il nostro interlocutore].

 

<NC> ci odieranno sempre e comunque. ...e in ogni caso il termine omicidio non definisce il reato ma semplicemente l'uccisione di un essere umano.

La chiarezza dividerà sempre purtroppo. Non è con l'ambiguità che si guadagneranno fedeli alla Chiesa; non a quella genuinamente obbediente alla dottrina cattolica. Quindi non tiriamo in ballo questioni di laicità: qui è un pastore che parla al suo gregge..

Che poi si critichino le leggi che contrastano con il diritto naturale, credo che sia anche doveroso, anche se di questi "diritti naturali" diabolicamente si sta sempre più cambiando il valore. Non a caso ormai Biden ha definito l'aborto come "diritto umano", senza ormai più fare neppure una distinzione dal primo al nono mese dal concepimento.

 

2021.02.05 [CzzC: vedo che non sono riuscito a farmi intendere se definisci chiarezza solo quello che è chiaro per te e magari equivocabile da chi ti ascolta, se definisci ambiguità lo sforzo di usare un linguaggio che tenga conto del significato che alle mie parole dà l'interlocutore; se a te bastasse chiamare omicidio l'aborto, l'interlocutore che l'avesse praticato si sentirebbe additato criminale e così avresti finito di dialogare con lui, anche se tu gli dicessi che ti riferivi al peccato e non al peccatore; e non solo si interrompe il dialogo, ma, sentendosi criminalizzato, l'interlocutore potrebbe reagire odiando te e i cattolici; non basterebbe consolarsi col "ci odieranno sempre e comunque", perché potrebbe non piacere nemmeno a nostro Signore se non avessimo fatto tutti gli sforzi possibili per tenere aperto il dialogo necessario a salvare il salvabile, anziché "criminalizzare" solleticando odi e reazioni distruttive anche del salvabile.

 

<NC> Non è che tu non sia riuscito a farti intendere... Diciamo semplicemente che su questa cosa non la pensiamo allo stesso modo. Poi (visto che ti richiami al magistero petrino) mi sembra che anche Papa Francesco sia stato molto chiaro.

...e in buona compagnia di Santa Teresa di Calcutta.

 

[CzzC: non è una questione di pensiero ma di espressione: come pensiero non credo che differiamo significativamente, nel senso che non ritengo di avere a cuore meno di te il salvataggio di candidati all'aborto e la difesa della obiezione di coscienza.

Bene hai fatto a citare Fr1: ha analogato l'aborto all'uso di sicari, ma non ha usato il termine omicida imputato alla donna che abortisse; imputazione invece presente nella citata frase di Madre Teresa del 1979, che prego come santa che mi è maestra di tanta caritas ma alla quale non si poteva chiedere la precisione espressiva del Magistero petrino]

 

<NC> ~h17 e comunque anche il CCC non mi sembra affatto ambiguo.. se uno incorre in una scomunica Latae Sentenziae...

2271 Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile.

L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale:

Non uccidere il bimbo con l'aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita [Didaché, 2, 2; cf Lettera di Barnaba, 19, 5; Lettera a Diogneto, 5, 5; Tertulliano, Apologeticus, 9]. Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo umano. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l'aborto come l'infanticidio sono ABOMINEVOLI DELITTI [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 51].

2272 La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. “Chi procura l'aborto, ottenendo l'effetto, incorre nella scomunica latae sententiae” [Codice di Diritto Canonico, 1398] “per il fatto stesso d'aver commesso il delitto” [Codice di Diritto Canonico, 1398] e alle condizioni previste dal Diritto [Cf ibid., 1323-1324]. La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravità del crimine commesso, il danno irreparabile causato all'innocente ucciso, ai suoi genitori e a

tutta la società.

CCCC 470. Che cosa proibisce il quinto Comandamento?

Il quinto Comandamento proibisce come gravemente contrari alla legge morale: l'omicidio diretto e volontario, e la cooperazione ad esso; l'aborto diretto, voluto come fine o come mezzo, nonché la cooperazione ad esso, pena la scomunica, perché l'essere umano, fin dal suo concepimento, va rispettato e protetto in modo assoluto nella sua integrità; l'eutanasia diretta, che consiste nel mettere fine, con un atto o l'omissione di un'azione dovuta, alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte; il suicidio e la cooperazione volontaria ad esso, in quanto è un'offesa grave al giusto amore di Dio, di sé e del prossimo: quanto alla responsabilità, essa può essere aggravata in ragione dello scandalo o attenuata da particolari disturbi psichici o da gravi timori. (CCC 2268-2283, 2321-2326)

<yt> parole infuocate di GP2° contro l'aborto il 10 maggio 1981, tre giorni prima dell'attentato «l'aborto procurato è morte, è l'uccisione di una creatura innocente, di conseguenza la Chiesa considera ogni legislazione favorevole all'aborto procurato come una gravissima offesa ai diritti primari dell'uomo e del comandamento divino del non uccidere».

 

[CzzC: 5Feb h23: Dieci anni fa uno che argomentava analogamente mi citò i documenti della Chiesa e si inviluppò sulla "adeguata punizione"

ecco qui le mie vecchie risposte al ruguardo.

Non penserai che io dissenta dal Magistero petrino? Ho ben chiaro il concetto di PECCATO, ma anche che non coincide con il REATO (distinzione insegnataci da Gesù): mettere i due termini sullo stesso piano rischia di farci dare "civilmente" del criminale al peccatore convinto di rispettare la legge civile, guadagnandone per ritorsione l'odio e la stroncatura del dialogo.

Per far modificare le leggi civili sbagliate in termini di morale cattolica occorre pazienza e capacità di dialogo e di convincimento, non partire con la criminalizzazione.

Impariamo anche dagli insegnamenti della Amoris Laetitia, il che non per il volemose bene, ma per non tradire con errori di espressione e di procedura l'obiettivo primario che Gesù stesso perseguirebbe: salvare vite e salvare il diritto all'obiezione di coscienza.

So che nemmeno tu vorresti come Giuda che Gesù si fosse battuto per far abrogare le leggi moralmente sbagliate dei Romani.

Suppongo che nemmeno tu vorresti intentare un nuovo referendum abrogativo della 194: sgamai un avvocato che raccoglieva firme allo scopo mentre in web comparivano via via i nomi di chi firmava

 

2021.02.06 ~h8 <NC>: Continui a citarmi il reato e relativa punizione. Di questo non me ne importa nulla. A me interessa il comportamento di un Pastore.. Chiarezza sul peccato e cura dell'anima che lo commette.

Se fossi io un confessore (a fronte di tutti i miei di peccati) so che userei tutta la comprensione e delicatezza verso la penitente, o il penitente (perché anche il mancato padre ha talvolta la stessa responsabilità). Resta il fatto che farei di tutto per far capire la gravità del peccato. Con ciò, non credo di dover aggiungere nulla in proposito. Quanto all'abrogazione della L.194, al referendum del 1981 (che voleva tagliare alcuni articoli della legge), già allora raccolse un misero 31% di sì. Adesso sicuramente la percentuale sarebbe ancora più bassa. Quindi concordo con te che tutelare l'obiezione di coscienza sia doveroso e imprescindibile: anche perché la scomunica è comminata anche a chi partecipa e favorisce l'aborto. Continuo a pensare che i nostri Pastori (compreso il vescovo Suetta) non vogliono certo criminalizzare o punire legalmente nessuno, ma semplicemente evitare che l'assuefazione a certe pratiche inclini sempre più un piano già molto inclinato che porterebbe alla perdizione di tante anime.

 

[CzzC: 6Feb~h17: continuo anch'io a pensare che il vescovo Suetta non voglia punire legalmente alcuno, e che, come me, voglia prevenire l'assuefazione verso una pratica "contraccettiva" che, trascurandone di meno sanguinose, sopprime una vita in gestazione; chi gli sta sopra in responsabilità pastorale saprà eventualmente dirgli (e certamente meglio di me) se la forma espressiva usata da Suetta e da qualche altro vescovo possa essere migliorata restando efficace per l'obiettivo condiviso e meno esposta al rischio di irritare in maniera controproducente chi pratica aborto sentendosi a posto non solo con la legge ma anche con la propria agnostica coscienza.

Più che al vescovo Suetta penso ai polacchi, per la cui recente legge anti aborto prevedo un pesante boomerang tra qualche anno, mentre con la maggioranza di oggi avrebbero potuto formulare una legge meno attaccabile da piazze furiose e costituzionalmente blindata sulla obiezione di coscienza da estendere anche alla gender didattica.

A proposito, siccome una legge che nomini l'aborto è necessaria in uno stato di diritto, potrebbe mons. Suetta (o chi per lui) suggerirci il link ad una pertinente bozza di legge civile compatibile con la coscienza "rettamente formata" dal Magistero petrino? Non credo sia il link alla legge polacca visto che questa non pare abbia ottenuto grandi applausi dalla Santa Sede]

 

<NC> 6Feb~h20<ilCattolico.it 23Gen> aborto come Health care: mentre Trump  istituì la "Giornata nazionale della santità della vita umana", da celebrarsi venerdì 22 gennaio, proprio il giorno della sentenza Roe contro Wade del 1973. fondamento delle legislazioni sull'aborto, Biden in accordo con la vice Harris, rende noto uno Statement ricordando il 48° nniversario di tale sentenza: «Negli ultimi quattro anni, la salute riproduttiva, compreso il diritto di scelta, è stata oggetto di attacchi inesorabili ed estremi. Siamo profondamente impegnati a garantire che tutti abbiano accesso alle cure, inclusa l'assistenza per la salute riproduttiva, indipendentemente dal reddito, dalla razza, dal codice postale, dallo stato dell'assicurazione sanitaria o dallo stato di immigrazione». [CzzC: brandire una questione etica così sensibile da opposti schieramenti partitici, con tutti gli abusi che la partitica ha dimostrato di saper fare, fa aumentare divisione e incomprensione, caro NC]