I Protestanti non si capiscono più: le loro facoltà teologiche al tramonto

Udii perfino Mancuso, pur ammiccante alla protestantizzazione, sconsolato ammettere «spiace che proprio loro, i massimi cultori della parola, finiscano per non capirsi più»; lessi che perfino la rivista Protestantesimo dei Valdesi al #63 2008, 281-287 titola «Teologia evangelica e università: tramonto di una tradizione?»; udii più di un pastore protestante ammettere che le loro «chiese sono piene ormai solo per i concerti»: effetto della generalizzata secolarizzazione scristianizzante? Sì anche, visto che pure i cattolici ne sono affetti; ma data la diversa densità di secolarizzazione, potrebbe essere che i cattolici abbiano un’ancora, una radice, una linfa, che permette loro una più efficace resilienza alla colonizzazione della relativistica cultura dominante, a meno che non inseguano i luterani nel farsi addomesticare e democratizzare dalle matrici di quella cultura.

2018.03.04 alla trasmissione Culto Evangelico odo <at19’:19”qui.Radio1 parlare dello svuotamento Europeo del protestantesimo (-6% da inizio secolo) ripopolato invece dal sud ed est del mondo, dove però sorgono nuove forme evangeliche e pentecostali, diverse dall’originario luteranesimo [CzzC: e forse meno sublimanti i vescovi gay?]

 [Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 11/03/2018; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: non facile la resilienza al relativismo, al diritto della forza; addomesticati dal mainstream gradito allo spirito del mondo?

 

da “Protestantesimo #63” 2008, 281-287

22/12/2008 traggo da fotocopie fattemi dalla Biblioteca Civica; me ne chiese copia Mario C.

 

Teologia evangelica e università: tramonto di una tradizione?

 

Il tema dell'ultima Rencontre delle Facoltà teologiche protestanti dei paesi latini, tenutasi a Ginevra a fine maggio 2008, era il pensiero di Calvino e di esso si e effettivamente trattato nelle relazioni e nei dibattiti in sala. L’argomento, tuttavia, che serpeggiava nei corridoi e nelle conversazioni private, e che sembrava monopolizzare l'interesse e le passioni dei teologi francofoni, era un altro: la crisi della Facoltà di teologia evangelica dell'Università di Losanna.

In prima approssimazione, i fatti possono essere riassunti come segue. Alcuni anni fa, la Facoltà, in difficoltà a causa del basso numero di studenti, era diventata «di teologia e scienze religiose»: in tal modo diventava più facile avere ai corsi studenti provenienti dalle Facoltà letterarie, nonché accreditare un profilo interdisciplinare, solitamente gradito alle autorità accademiche. Parallelamente, entravano a far parte del corpo docente e degli organismi accademici studiosi di formazione non teologica, generalmente non legati ad alcuna chiesa e in parte piuttosto allergici alla teologia e alla dimensione della fede vissuta. Dopo alcuni anni, costoro hanno iniziato una campagna in vista della secolarizzazione della Facoltà. Un simile obiettivo viene perseguito, se ben comprendo, attraverso la sostituzione dei professori di teologia che vanno in pensione con non teologi, il che comporta, evidentemente, la trasformazione della cattedra. Pare che qualche teologo si sia prestato alla manovra, non è chiaro se per mero opportunismo accademico e per sfiducia intellettuale nei confronti della propria disciplina. La partita è aperta, ma le prospettive, per il partito "teologico", non appaiono rosee. La crisi di Losanna si inserisce in una "ristrutturazione" generale delle Facoltà teologiche evangeliche nella Svizzera romanda: molti suppongono che delle tre Facoltà originarie (Ginevra, Neuchatel e appunto Losanna) ne rimarrà, alla fine, una soltanto, eventualmente plurisede.

II fenomeno è generale, nell'Europa centrale. Alcuni colleghi attivi nella Svizzera tedesca prevedono che il «caso romando» si riprodurrà, nel giro di una decina d'anni o anche meno, nelle Facoltà di Zurigo, Berna e Basilea: la maggior consistenza sociologica del protestantesimo nei cantoni germanofoni determina uno scarto temporale, ma non altera la natura del fenomeno. In Germania si va nella stessa direzione: a Gottinga, la cattedra di teologia riformata che fu di KARL BARTH è stata per il momento disattivata con la prospettiva di trasformarla in un insegnamento di GENDER STUDIES, il che potrà magari rallegrare alcune teologhe femministe, ma indubbiamente non depone a favore del credito della teologia presso le autorità accademiche e presso i responsabili della politica universitaria. A Erlangen, in occasione dell' emeritazione dell' ordinario, una cattedra, sempre di teologia riformata, è stata definitivamente abolita e trasferita alla Facoltà di medicina. Sono solo alcuni esempi, se ne potrebbero aggiungere parecchi altri.

La causa più prossima di questa moria di cattedre, e in prospettiva di intere Facoltà, teologiche è il basso numero degli studenti. Ancora negli anni Ottanta, le Facoltà teologiche hanno conosciuto un notevole boom, tale da determinare, in Germania, una discreta "eccedenza" di teologi, rispetto alle esigenze delle chiese; poi, il crollo. E’ possibile che le riduzioni dei posti pastorali operate dalle chiese territoriali abbiano contribuito a scoraggiare gli aspiranti, ma il fenomeno è così ampio da richiedere spiegazioni più profonde. La chiesa e la professione pastorale appaiono poco attraenti anche là dove il trattamento economico e il prestigio sociale del ministro ecclesiastico sono ancora elevati. L’annuncio evangelico è alla periferia della società: ciò che decide, mobilita, entusiasma, accade altrove. Normale che, in una tale situazione, i ministeri della cultura considerino le Facoltà teologiche come il primo bersaglio dei drastici tagli finanziari ai quali i sistemi universitàri pubblici sono sottoposti. Inutile dire, inoltre, che la Facoltà teologica non è precisamente la migliore candidata a procacciarsi finanziamenti privati, sotto forma di progetti di ricerca o simili.

L’indubbia rilevanza degli aspetti economici e di politica accademica si inserisce però sullo sfondo del secolare dibattito sulla legittimità o meno della presenza della Facoltà teologica nell'università. Gia Kant l'avvertiva come un'anomalia, ma la situazione politico-culturale del suo tempo lo obbligava a impostare la propria battaglia in chiave difensiva. Egli non intendeva contestare la legittimità della Facoltà teologica, o almeno non direttamente, bensì rivendicare l'indipendenza di quella filosofica. Ma appunto, da allora tutto è mutato. Il ruolo svolto dalle chiese nelle società europee, e il considerevole significato che la teologia, soprattutto evangelica, ha avuto nella cultura mitteleuropea del Novecento hanno creato una tradizione che finora ha impedito che la questione dell' espulsione della teologia dall'università fosse posta in termini espliciti, com'e invece accaduto in altri paesi, compreso il nostro. In ogni caso, è da decenni che molti vorrebbero tradurre il loro sospetto nei confronti di Facoltà che «si occupano di qualcosa che non esiste» (così due colleghi dell'allora prof. Ratzinger a Regensburg) in concrete misure di epurazione culturale dell'università. Buona parte della cospicua letteratura sul tema della «scientificità della teologia» ha il suo Sitz im Leben esattamente in tale dibattito, rappresentando di fatto la controffensiva della teologia, spesso assai stimolante sul piano argomentativo, ma di dubbia efficacia in termini di organizzazione del consenso.

[CzzC: proseguirebbe qui, ma interrompo per problemi di tempo]

 

2018.03.04 Gesù sul Calvario ha subito violenza sessuale dopo essere stato spogliato e prima di essere crocifisso? <nev> «la tortura che Gesù subisce poteva sicuramente comprendere anche l’abuso sessuale» sermona stamane a Culto Evangelico la pastora valdese Letizia Tomassone del coordinamento teologhe italiane; prove storico-teologiche? Un film delle chiese di Nuova Zelanda e il “molto emotivamente forteGiovanni Franzoni teoglib spretato.

La stessa trasmissione <at19’:19”qui.Radio1 parla anche dello svuotamento Europeo del protestantesimo (-6% da inizio secolo) ripopolato invece dal sud ed est del mondo, dove però sorgono nuove forme evangeliche e pentecostali, diverse dall’originario luteranesimo [CzzC: e forse meno sublimanti i vescovi gay?]

 

↑2009.12.11 <Avvenire> Vito Mancuso su "Repubblica", ieri (p1: «La libertà di pensare Dio sfidando la Chiesa»), scrive così: «Perché il cristianesimo possa continuare a vivere in Europa» è necessario «il superamento della convinzione che la verità della fede si misuri sulla conformità al magistero ... [CzzC: caro Mancuso, pur convenendo anch’io con Ratzinger che ritiene «possibile e necessaria una critica a pronunciamenti papali nella misura in cui manca ad essi copertura nella Scrittura e nel Credo», potrebbe esserti utile un riforma diagnostica prima di sciorinare ricette fasulle: se la suddetta tua prescrizione fosse davvero necessaria, non riusciresti a spiegarci come mai ad avere le chiese piene solo per concerti e le facoltà teologiche al tramonto siano più dei cattolici i protestanti, dei quali ti ho sentito dire “spiace che proprio loro, i massimi cultori della parola, finiscano per non capirsi più”, mentre la loro papessa si dimette dopo essere stata fermata per guida alticcia].