ANTISEMITISMO anche da alcuni ebrei? O trattasi di condivisibile condanna di errori e danni sionisti?

Il sionismo esige che esista uno stato come entità ebraica; ma non ci costi troppo sangue di inermi!

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 31/01/2021; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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2021.01.30 <agi> ancorché non annoverabile nell'antisemitismo ebraico, vedi come l'ebreo Omer Meir Wellber, direttore musicale del Teatro Massimo di Palermo e della Bbc Philarmonic, ha scritto verità ritenute tanto scomode dai sionisti, che il suo libro ("Storia vera e non vera di Chaim Birkner", che esce ora nei giorni della memoria) è stato rifiutato da 23 editori in Israele. [CzzC: io detesto l'antisemitismo che intende colpire gli ebrei in quanto tali e difenderei lo stato di Israele da chi per statuto ne negasse il diritto all'esistenza; tuttavia, addito con amarezza (e delusione pensando alla fede dei fratelli ebrei) le responsabilità di Israele nelle guerre in Medio Oriente e nella relativa diaspora di cristiani]

 

↑2021.01.29 trassi da un prof.fb L'ANTISEMITISMO di alcuni EBREI

Si possono quantomeno ricordare le violente polemiche dell’ebreo tedesco Karl Marx (“Troviamo dietro ogni tiranno un ebreo, come dietro ogni papa un gesuita”, essendoci al mondo “un esercito di gesuiti a soffocare il pensiero e un pugno di ebrei a saccheggiare le tasche”) , o quelle, per citarne solo alcuni, degli ebrei austriaci Friedrich Austerlitz (1862-1931), Karl Kraus (1874-1936), Otto Weininger (1880-1903) e Arthur Trebitsch (1880-1927).

Per Austerlitz, direttore di un giornale marxista, i tradizionali costumi ebraici sono residui del passato, mentre gli ebrei liberali favoriscono l’antisemitismo a causa del loro dominio, a Vienna, nel campo economico e giornalistico .

A inizio Novecento Kraus difende l’idea secondo cui l’antisemitismo origina dal particolarismo e dall’esclusivismo degli ebrei, dal sionismo, dall’oscurantismo dei rabbini, dallo strapotere della stampa e della finanza ebraica nella città di Vienna .

Per Otto Weininger, autore di Sesso e carattere, gli ebrei, come le donne, sono portatori di dissoluzione, di decadenza dei costumi, arroganti promotori del materialismo e dello scientismo moderni. Weininger si scaglia contro il decalogo, contro il rapporto “servile” tra l’uomo e Dio presente nella Bibbia, dichiara che “chiunque odii la natura ebraica la odia in primo luogo in sé”, e che è necessario liberare gli ebrei, ma talora anche i tedeschi, dal loro ebraismo. Nell’ultima notte della sua vita, prima del suicidio, scrive: “E’ tipico degli ebrei gettare la colpa sugli altri (la cristianità)… Il giudaismo è il male radicale” .

Infine, per Arthur Trebitsch, prolifico scrittore che abbandona la comunità culturale ebraica di Vienna nel 1909, esiste un morbus judaicus, un’infezione giudaica da fermare ad ogni costo. Trebitsch, che è alto e biondo, e si considera un vero ariano, scrive testi intitolati Germania o Sion, Spirito tedesco o ebraismo; gira la Germania invitando a combattere gli ebrei, la Chiesa cattolica, i gesuiti e i massoni; invoca per i tedeschi una guida, un capo e sembra riconoscere proprio in Hitler, incontrato e finanziato negli anni di Monaco, l’uomo del destino auspicato. Hitler, una volta al potere, esprimerà il desiderio di averlo a fianco (ma Trebitsch è già morto) .

In generale, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, accade che molti ebrei tedeschi, nell’affannosa ricerca di un’ identità, rinneghino le proprie radici, e si identifichino con la cultura, la filosofia, la musica della Germania, sino a schierarsi con i nazionalisti pangermanisti allo scoppio della I guerra mondiale. Oppure, se vivono nell’Austria asburgica, tendenzialmente tesa a difendere la propria specificità multietnica e cattolica, rispetto ai sogni pangermanisti della Grande Germania, tendono a recidere i legami con il mondo ebraico di provenienza, scegliendo la “fede protestante che, pur minoritaria a Vienna, li collega direttamente con il mondo prussiano” e con la cultura propriamente germanica , che del nazismo costituirà l’humus più fecondo. Si tratta, con il senno di poi, di una scelta paradossale: anche l’austriaco Adolf Hitler aderirà sin da giovane al pangermanesimo, anche in nome del rifiuto dell’Austria asburgica, e della idealizzazione della cultura e della nazione germanica.