UNAR: Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali

<wikipedia>: Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull'origine etnica. Istituito dal gov Berlusconi nel 2003 nel Dipartimento per le pari opportunità in recepimento della direttiva comunitaria n. 2000/43 CE.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità,  modificata 03/09/2018; col colore grigio distinguo i  miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Correlati: discriminazione; omofobia; Arcigay; Scalfarotto; programmato a nascere per ...

 

↑2017.02.20 Fondi pubblici a circoli da orge e prostituzione gay: <fattoq repubbl agi corriere stampa>: Unar, il direttore Spano si dimette dopo servizio <vid vid> di Le Iene che accusa l'Unar di aver concesso un bando da 55k€ a un'associazione a cui fanno capo circoli e centri massaggi, teatro di orge gay e prostituzione, e di cui il direttore Spano sarebbe socio. Nel pomeriggio Boschi lo aveva convocato a Palazzo Chigi, poi le dimissioni e la sospensione del bando. Per Spano è solo fango contro di lui.

 

↑2016.07.11 <iltempo, zenit>: Linee guida Gelmini sulla gender didattica col contributo dell’Unar che lanciò i libretti sull’omogenitorialità; estromesse le associazioni dei genitori; obiettivi? «la decostruzione degli stereotipi ... »

 

↑2015.04.01 <tempi>: Vendola, irritato da questa «classe politica che blocca il materiale didattico contro l’omofobia nelle scuole» (rif libretti dell’Unar), vuole lo scalpo di Toccafondi sottosegretario all’istruzione, colpevole di essere  “sentinella” contro l’abuso di libretti e corsi che dovevano servire a combattere il bullismo omofobo, ma che da un paio d’anni tentano di rifilare agli insegnanti e agli alunni (con l’alibi che “ce lo chiede l’Europa”) l’avversione ai portatori di stereotipi di gender (mamma e papà in legge naturale), inculcata anche con il battersi in perfetto stile sessantottino e bulletto, appunto, con accuse di omofobia e oscurantismo garantite per chi si azzardasse anche solo a far notare che “contrastare le discriminazioni” non vuol dire per forza inculcare teorie discutibili a un’intera generazione.

 

↑2015.03.26 Cagliari: <tiscali>: Musica, teatro e dibattiti per il Congresso nazionale di ArciLesbica a Cagliari: tra gli invitati  Renato Soru PD, Francesca Chiavacci Presidente ARCI, Marco De Giorgi Direttore UNAR, Sergio Lo Giudice PD, Aurelio Mancuso Presidente Equality IT, Flavio Romani Presidente Arcigay, Maria Grazia Sangalli Presidente Rete Lenford,  Sabato 28/03 spettacolo comico, L'importanza di lavarsi presto. Katechesi di purificazione: un’irriverente amplificazione satirica delle anacronistiche posizioni di una conservatrice bigotta in merito a famiglia, genere e nuovi diritti. Realizzato in collaborazione con Associazione ARC. [CzzC: scardinare gli stereotipi di gender sarebbe indicatore di potenti artigli sulla cultura dominante]

 

↑2014.11.13 <avvenire>: durante l’anno scolastico 2013-2014, 29 associazioni LGBQT , hanno potuto entrare nelle scuole a parlare di gender, grazie alla disponibilità di 10 milioni di euro stanziati dal governo; l’UNAR, organismo del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha commissionato all’Istituto Beck di Roma la redazione di volumetti destinati ai docenti di scuole di ogni ordine e grado,contenenti le istruzioni per le lezioni di gender da proporre ai loro allievi. Tutto ciò, senza il minimo coinvolgimento delle Associazioni dei Genitori riuniti nel FONAGS ... continua

 

↑2014.04.28 I capi Cgil-lini avversano autonomia scolastica, sussidiarietà delle scuole paritarie, e tacciano da incursori clericali i diffidenti degli opuscoli Lgbt dell’UNAR; trovo la base operosa di questo sindacato più saggia della ideologica dirigenza.

 

↑2014.04.17 L'Espresso accusa Bagnasco perché con le sue parole preoccupate farebbe "censura preventiva" ai danni dei famigerati libretti dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali contro l'omofobia a scuola. I libretti pretendono di "educare alla diversità" nelle scuole italiane affermando che "i tratti caratteriali, sociali e culturali, come il grado di religiosità, costituiscono fattori importanti da tenere in considerazione nel delineare il ritratto di un individuo omofobo". Il direttore dell'Unar, M. De Giorgi, aveva allestito, senza concordare con i ministeri competenti e senza coinvolgere associazioni che non fossero di provata fede Lgbt, un'operazione che si traduce in aperta campagna di denigrazione (questa sì, dettata da vera e conclamata fobia) nei confronti delle persone che professano una religione. In ballo c'è il diritto di educare i figli, che a quanto pare l'Unar misconosce.

 

↑2014.04.16 Espresso: “essere gay in classe è un calvario e quando gli insegnanti provano ad affrontare il tema vengono attaccati dalle reti cattoliche ... censure del Vaticano [CzzC: è necessario che la scuola educhi al rispetto della dignità di ogni persona umana, ma qui sono gli opuscoli Unar, e i loro Espressi tifosi, ad attaccare (col pretesto di sublimare le opzioni gay) e a denigrare la dignità e i diritti dei cittadini che promuovono la famiglia naturale col diritto alla libertà di coscienza, di espressione e di educazione; attaccare Chiesa e Vaticano può facilitare la captazione di tifosi, sovente più facinorosi che proattivi per i diritti umani; chi si contenta ...]

 

↑2014.03.30 A mio avviso l’iniziativa del ricorso al TAR contro le “Linee guida” dell’Unar, avrebbe dovuto coinvolgere più larga rappresentanza, quasi una class action, con un parallelo europeo, a partire dagli articoli 18, 19 e 26,3 della dichiarazione universale dei diritti umani: la rappresentanza apicale dei giornalisti, addomesticata dalla cultura dominante, potrebbe arrivare a dissociarsi dall’iniziativa in parola.

 

↑2014.03.29 Ricorso al TAR contro le linee guida dell’Unar che impongono limiti alla libertà dei giornalisti della serie: vietato parlare di “gay esibizionisti”, sottolineare gli aspetti positivi della “visibilità” degli omosessuali e il coraggio di chi si rende visibile; se un transessuale si sente donna il giornalista deve scrivere “la trans” e non “il trans”; non associare transessuali e prostituzione, mai parlare di prostitute o prostituti ma di “lavoratrice del sesso trans”; il giornalista dovrà anche educare i suoi lettori a considerare cosa buona e giusta il “matrimonio” omosessuale e far notare che “il matrimonio non esiste in natura, mentre in natura esiste l’omosessualità”; non si potrà scrivere di “uteri in affitto” (per non attribuire una connotazione “negativa”) ma solo di “gestazione di sostegno” … Insomma un vero e proprio lavaggio del cervello degno delle peggiori dittature.