La COERENZA secondo il card Federigo ne I Promessi Sposi

- Quando da ragazzo studiavo i Promessi sposi, discutevo coi compagni sull’idoneità di un educatore non perfettamente coerente: per quanto la coerenza aiuti molto l’educatore, la sua assenza non lo deve ammutolire: diceva il cardinal FederigoMa guai s'io dovessi prender la mia debolezza per misura del dovere altrui, per norma del mio insegnamento!”. Vedi anche qui alla data 28/06/2009.

- Il concetto di moralità interseca quello di coscienza individuale.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 17/02/2018; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: Moralità, fariseismo, misericordia, perdono

 

↑2017.05.17 Coerenza tra il dire e il fare? Occorre tendere ad una comunicazione “autentica” <weca>, manifestarsi per quello che si è, esprimersi come tali; attiene anche alla testimonianza convincente. Tuttavia piuttosto che il dubbio sistematico o l’aspettare ad agire prima di essere sicuri della coerenza, meglio agire anche sbagliando in buona fede e predicare il bene anche da peccatori.

 

↑2015.02.10 [CzzC: nel censire in filosofia, quell'odiosa "cecità" di Martin Heidegger che lessi da <avvenire.p21>, condivisi il passaggio

- il pensiero di un filosofo non può essere giudicato unicamente dai suoi comportamenti: vedi Platone amico del tiranno di Siracusa, Rousseau pessimo padre, Giovane Hegel antisemita, Husserl guerrafondaio

ma commentai così: anche nei Promessi sposi si dice ...; e, tuttavia, dato che abbondano tanti maestri di pensiero, posso permettermi di filtrare le loro produzioni prediligendo quelle che attraggono la mia ragione anche per maestria di vita; a costo di prendermi dello sbrigativo da te se se non mi documentassi meglio sul pensiero degli antisemiti Lutero ed Heidegger]

 

↑2009.06.28 Mons. M.Pennisi: intervista rilasciata dal vescovo di Piazza Armerina a Giuseppe Di Fazio. La morale è una coerenza? La moralità non consiste in uno sforzo improbo di coerenza con princìpi astratti, ma è desiderio e tensione continua verso il bene che non si scandalizza della propria e altrui fragilità perché scaturisce dalla riconoscenza per l’esperienza di un amore gratuito. A partire dalla presenza di Gesù Cristo nella propria esistenza si deve tendere alla coerenza fra fede e vita, ricordando che il santo non è colui che non cade mai ma colui che dopo essere caduto si rialza perché Qualcuno gli tende misericordiosamente la mano. Il moralismo è invece osservare delle regole astratte per se stesse e può degenerare nel fariseismo nella misura in cui è la persona a stabilire il criterio del bene e del male, [CzzC: e qui si inserisce il concetto di primato della coscienza individuale che a mio avviso non è quella formata nel confronto con la comunità ma quella formata nel confronto con un Magistero autorevole e responsabile la cui efficacia per il bene comune sia stata provata da milioni di santi in secoli di storia; anche le SS o i Kmer rossi avevano una coscienza formata nel confronto con la comunità] con il quale generalmente assolve se stessa e condanna gli altri, dimenticando il monito evangelico di togliere la trave dai propri occhi prima di pretendere di togliere la pagliuzza da quelli altrui. È l’atteggiamento di chi pensa di avere le mani pulite, ma non si accorge di avere il cuore sporco.