modificato 02/07/2015

L’Islam aspetta ancora la sua rivoluzione culturale

 

Correlati: odio e violenza insegnati dall’alto; male fisico mandatorio

 

 

Pagina senza pretese di esaustività o di imparzialità: link e commenti blu sono miei(CzzC)

 

 

Il fondamentalismo nato in Arabia Saudita è un virus che si diffonde dalle università alle moschee, dove molti imam nelle seguitissime prediche del venerdì giustificano il ricorso alla violenza in nome di Dio. Parla il gesuita Samir Khalil Samir.

 

 

estraggo da <Avvenire 28/01/2015 pag 21> e commento:

L’islam aspetta ancora la sua rivoluzione culturale

Giorgio Paolucci 28 gennaio 2015

La cultura dell’incontro proposta da Papa Francesco nella Evangelii Gaudium è la chiave per un rapporto fecondo tra islam e Occidente. Ma il mondo musulmano è chiamato a fare una rivoluzione culturale per riconciliarsi con la modernità e a rifiutare con nettezza le sirene del fondamentalismo e della violenza. Parola di Samir Khalil Samir, egiziano, anch’egli gesuita, islamologo di fama internazionale, docente al Pontificio Istituto Orientale di Roma, da sempre impegnato sul fronte di un dialogo autentico.

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«Nel mondo musulmano le moschee continuano a svolgere un ruolo fondamentale nella formazione delle coscienze. La stragrande maggioranza considera dirimente quello che viene detto durante la khutba, la predica del venerdì che – detto per inciso – generalmente pesa molto di più delle omelie pronunciate dai parroci nelle chiese. E purtroppo molti imam propongono una lettura fondamentalista del Corano, che arriva a giustificare il ricorso alla violenza in nome di Dio. Tutto questo è figlio di un’impostazione radicale che viene proposta nella maggior parte delle università islamiche, dove da decenni si è diffuso come un virus il pensiero wahhabita nato in Arabia Saudita e poi propagato – anche grazie a ingenti finanziamenti – in altri Paesi islamici e anche in Occidente».

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il ricorso alla violenza, che ai tempi di Maometto era largamente praticato – come dimostra la storia dell’espansione islamica nei primi decenni seguiti alla sua predicazione – viene legittimato e addirittura esaltato. Ma questo corrispondeva alla mentalità del tempo!».

[CzzC: purtroppo il prof Campanini di Uni_TN fa il negazionista così «Qui c’è il problema storico secondo il quale si dice che una tendenza dei musulmani era quella di imporre la conversione con  la spada: ma questo non è vero per una serie di motivi tra cui uno molto banale, cioè che i musulmani, quando conquistavano i paesi non musulmani, ai non musulmani imponevano una tassa: allora gli arabi scoraggiavano le conversioni, perché altrimenti non prendevano le tasse; una dimostrazione di questo fatto è che l’Egitto conquistato dagli arabi nel 642 è diventato maggioritariamente musulmano 4 secoli dopo»]

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 i pensatori illuminati sono ancora troppo pochi, isolati, spesso criticati e scarsamente influenti sulle masse. Le quali – non possiamo dimenticarlo – scontano una diffusa ignoranza (in Egitto il 40% è analfabeta) e quindi si affidano alle interpretazioni proposte dagli imam. Per questo sono convinto che la questione fondamentale è la necessità di una nuova ermeneutica, di un nuovo approccio al Corano e alla tradizione, che dovrebbe essere insegnato agli imam. Qualcosa sta accadendo, e in questo senso ritengo molto importanti le parole pronunciate dal presidente egiziano Al-Sissi all’università di Al-Azhar, che è il principale centro di irradiazione del pensiero sunnita a livello mondiale, e forma ogni anno migliaia di imam che operano in Egitto e in molti altri Paesi. Al-Sissi ha sollecitato uno sforzo diretto contro le cattive interpretazioni dell’islam, che incitano alla violenza e alla chiusura rispetto alle altre comunità, e si è domandato come sia possibile che la religione islamica venga percepita come "fonte di ansia, pericolo, morte e distruzione" dal resto del mondo. O come ci possa essere fra i musulmani chi pensa che la sicurezza possa essere raggiunta solo eliminando gli altri 7 miliardi di abitanti del mondo. Parole pesanti, anche se temo che ci vorrà molto tempo perché diventino pensiero diffuso, e arrivino a forgiare la mentalità e i comportamenti della gente. Ma l’islam deve fare la sua rivoluzione culturale, anziché continuare a guardare indietro».

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l’Occidente viene visto come una civiltà decadente, sempre più lontana da un vero sentimento religioso, e il fascino esercitato da parole d’ordine essenziali, che veicolano slogan ad effetto, promettono paradisi (inesistenti), veicolano l’illusione di una rigenerazione personale e collettiva. E allora anche la violenza viene accettata per arrivare allo scopo. Quando una promessa a buon mercato si innesta su una ragione indebolita, lo scivolamento verso il fondamentalismo diventa più facile».

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«Il punto di partenza è la comune umanità che ci costituisce. Siamo anzitutto persone ...

"Al principio del dialogo c’è l’incontro. Da esso si genera la prima conoscenza dell’altro". ...

 

 

02/01
2015

<fides>: Il Presidente egiziano Al-Sisi ai leader religiosi dell'Università al-Azhar: Il mondo islamico non può più essere percepito come “fonte di ansia, pericolo, morte e distruzione” per il resto dell'umanità. E le guide religiose dell'islam devono “uscire da se stesse” e favorire una “Rivoluzione religiosa” per sradicare il fanatismo e rimpiazzarlo con una “visione più illuminata del mondo”. Se non lo faranno, si assumeranno “davanti a Dio” la responsabilità per aver portato la comunità islamica su cammini di rovina.