GruppoTN afferma il PRIMATO DELLA COSCIENZA INDIVIDUALE formata nel confronto con la comunità per ELABORARE IL MAGISTERO

Il sedicente Gruppo del Vangelo – Trento invia tramite VT#44 una LETTERA APERTA al Vescovo di TN: nella vita morale occorre riaffermare il primato della coscienza individuale formata nel confronto con la comunità (anziché col Magistero); la parola obbedienza può avere oggi risonanze negative; la Chiesa consenta il protagonismo dei laici alla elaborazione del magistero, anziché ridurli a ruolo ancillare di mera collaborazione.

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[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 04/03/2024; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: cadudem o cattolici democratici? Lo spirito del CV2°

 

2012.11.19 in aiuto al discernimento pongo 4 DOMANDE a don Vittorio Cristelli che il 15/11/2012 su VT#45 dà l’imprimatur alla lettera sul primato della coscienza e il protagonismo dei laici nell’elaborazione del Magistero (VT#44), ed auspica un proliferare di imitatori di protagonismo pari adultamente e democraticamente esigente, delusi che qualcuno di loro non sia stato invitato a Todi2. Continua qui

 

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SEGUITO DEL SOMMARIO

[Estraggo espressioni significative da  Una stagione di apertura, lettera aperta all’Arcivescovo Luigi Bressan, firmata da “Gruppo del Vangelo – Trento”, così sedicente: «ci caratterizziamo per essere un gruppo di famiglie, di persone impegnate in politica, di lavoratori, di educatori, di persone che operano nella comunicazione».

Nei giorni seguenti annoterò qui alcuni feedback al tentativo di correzione fraterna reciprocabile, che mi appresto ad osare con alcune DOMANDE rivolte al presbitero che maggiormente avesse insegnato al Gruppo durante l’anno di studio sul CV2° che produsse la presente lettera aperta come sintesi matura. Inoltrai la presente a VT, con la preghiera di inoltrarmi a quel presbitero: mi dissero che fu più d’uno e mi invitarono a scrivere in dialogo aperto: preferisco mandare questa mia per altra via, onde non far lucrare la stampa con montanti dispute mediatiche utili, più che al nostro cammino di fede guidato, alla goduria degli osservatori dei polli di Renzo.

La sera del 17/11/2012 trovai uno dei sacerdoti che fu invitato assistente alla suddetta riflessione annuale: ho grande stima di quel don e il 18/11 inoltrai anche a lui questa mia, chiedendogli per favore di rispondere alle domande o quantomeno alla 4ª.

Il 19/11 posi 4 domande a don Vittorio Cristelli che su VT#45 megafonò la presente lettera aperta, novella primavera, auspicandone proseliti, ma il 20/11 VT me le considerò polemiche e vivisezionatrici del pensiero e delle parole altrui ].

 

[CzzC: cari fratelli del Gruppo del Vangelo TN, il vs articolo merita non solo l’attenzione di VT che vi «pubblica volentieri» con l’intera pagina 14 del #44 11/11/2012, ma anche quella del Vescovo che ve la dimostrerà altrettanto apertamente, anche perché ben echeggiate nei paragrafi migliori il Magistero petrino.

Meritate attenzione anche nei paragrafi in cui alludete ad un Magistero petrino che ostacolerebbe il protagonismo di qualcuno di voi, ed è qui che, ritenendomi laico come voi (anche se meritevole di meno attenzione, faccio parte anch’io di un gruppo del Vangelo e seguiamo i documenti del CV2°, mentre qualcuno ci accusa di essere troppo indulgenti con i papa-succubi che ne avrebbero tradito lo spirito), oso tentare qualche correzione fraterna commentando alcune esternazioni della vostra lettera, convinto che anche qualcuno di voi in qualche paragrafo apporrebbe delle riserve a margine.

Se mi chiedeste a chi mi starei rivolgendo con la 2ª persona plurale, stante l’anomia dei mittenti la lettera aperta al vescovo, eccomi a chiarire:

- non mi rivolgerei a voi con lo stesso strumento cartaceo, perché abbiamo più volte letto la stampa locale lucrare sulle reazioni a provocatorie espressioni adulto-democratiche verso l’alta Gerarchia cattolica, montanti dispute mediatiche utili, più che al nostro cammino di fede guidato, alla goduria degli osservatori dei polli di Renzo;

- solitamente tento correzione fraterna non esternando certezze, ma ponendo DOMANDE, perché la ritengo sempre reciprocabile e perché le eventuali pertinenti risposte (che girerei agli amici del gruppo di mini rassegna stampa) mi aiuterebbero a correggere possibili errori di valutazione;

- non saprei come indirizzare alcuno di voi, ma sicuramente è rintracciabile (da VT o dal qualche ufficio curiale) il presbitero che aiutò le vostre «riflessioni maturate nel corso di un anno di incontri dedicati alla rilettura del CV2°».

1ª DOMANDA: chiedo a VT, non di darmi l’indirizzo di quel presbitero (per ovvie ragioni di privacy), ma di farmi da ponte verso di lui, che nel seguito chiamerei semplicemente don. (12/11/2011 ottengo RISPOSTA; 18/11 trovo autonomamente uno dei don)

Legenda:

- caro don,  intendi i puntini... come omissis per ragioni di brevità e perdonami gli stessi;

- in nero trascrivo le parole stampate, in rosso scuro ne evidenzio alcune, in blu sono le mie

- l’aggettivo caro che antepongo a don non intendere ironico, ma sinceramente affettuoso, con tutto il rispetto che ho per i consacrati].

 

... Occorre riaffermare il PRIMATO DELLA COSCIENZA nella vita morale ricordando però che la coscienza va formata ed evitando che tale primato diventi un alibi per una fede fai da te [CzzC: caro don, ti ricordi che dieci anni fa i tifosi del cattolicesimo adulto e democratico si limitavano ad affermare “il primato della coscienza individuale”? Punto. Solo successivamente si distinsero dalla dizione L3 della cultura dominante, aggiungendo l’aggettivo “formata”, forse anche grazie a suggerimenti forniti

- a qualche dirigente dell’Istituto di scienze religiose che maledice S.Agostino, perché avrebbe inventato il peccato originale

- e a qualche setacente don,

- entrambi da te conosciuti ed acclamati profeti da loro discepoli.

Ma dove e da chi sarebbe rettamente formata la coscienza individuale?]

Per sfuggire a questo rischio crediamo che la fede non debba essere individualistica [CzzC: è tanto ovvio, caro don, che non occorrebbe precisare “crediamo” al riguardo a meno che ...

2ª DOMANDA: ti chiedo se per caso non ti venga il dubbio che qualcuno dei tuoi aiutati nella riflessione annuale cerchi con quel “crediamo“ di convincere i papa-succubi sulla autenticità della sua patente di cattolicità.

Sai bene, don, che occorrerebbe ben altro per togliere punti patente in merito, perché il Magistero petrino è misericordioso e accogliente sia con me sia con te/voi più di quanto ce lo diano da intendere le più assidue firme su VT; a che alludo? Non alludo, ma esemplifico:

- è vostra tifosa la persona (in privato ti potrei dire il nome, mentre ora, per non peccare anch’io di anomia, ti direi che la ritrovai nominata in questa lista partitica, simpatica probabilmente alla totalità dei componenti il Gruppo) quella che mi si riferì orgogliosa di aver negato il diritto di patente cattolica a persone che sul corso Rosmini proponevano di dare pane ma non soldi ai questuanti davanti ai supermercati;

- convengo che anche tra i papa-succubi ci siano degli sciocchi in cerca di protagonismo, inclini a levare punti della specie, ma sono oggetto di correzioni fraterne non meno accorate della presente, anche da parte della locale Gerarchia, semimuta invero verso pretese di protagonismo presuntuose come e più della presente o verso inni alla disubbidienza pubblicati con compiacenza da VT.]

ma che debba crescere nel confronto con la comunità, che educa a comprendere e a fare discernimento, perché ogni cristiano possa aderire e non passivamente obbedire alla legge morale.

[CzzC: don, qui l’anonimo scriba usa uno stratagemma retorico che mi pare sua stato descritto un secolo fa da Shopenhauer e lo spiego così: come potrebbe egli far valere il Primato della coscienza nella originale accezione L3? (S’intende l’accezione originale che verrebbe corrotta con la pretesa ecclesiastica del “rettamente formata”). Semplice: basterebbe sostituire quel “rettamente formata” con “formata nel confronto con la comunità”, et voilà, potrebbe continuare a godere la benedizione dei massoni, dei protestanti e della affine cultura dominante, che lo acclamerebbe moderno profeta avverso l’oscurantismo dei papa-succubi, i quali, poveretti, intendono Papa e Vescovi come complemento di agente del “rettamente formata”, il che da 2000 anni e confermato anche dalla Lumen Gentium [1]]

La parola obbedienza, come la parola precetto, può avere oggi risonanze negative perché suggerisce una condizione servile [CzzC: già leggemmo su VT similari inni alla disobbedienza; caro don (3ª DOMANDA) tifi anche tu, senza se e senza ma come la Direzione di VT, il setacente don, firmatario di questo inno alla disobbedienza su VT?]. Noi desideriamo invece essere “liberi e fedeli in Cristo”, secondo un'espressione di B. Häring.

...

Auspichiamo che non si ostacoli il protagonismo dei laici nelle strutture rappresentative della Chiesa

[CzzC: caro don,  sempre supponendo che VT o un ufficio curiale ti passassero questa mia, ti chiederei (4ª DOMANDA), per favore, di rispondermi con due esempi (non in anomia, ma concretizzati in termini di chi cosa dove quando), documentanti l’ostacolo che avrebbe opposto la Chiesa alla collaborazione di laici nelle sue strutture rappresentative.

L’anonimo scrisse protagonismo, non collaborazione? Ma allora permettimi la 5ª DOMANDA: chi si credono di essere, a tuo avviso, i laici da te aiutati nell’annuale riflessione, per pretendersi nella Chiesa protagonisti come e più dei consacrati? Forse una razza di laici superiore alla mia, visto che anch’io sono laico ma non avrei queste pretese? E se mi chiedessi, caro don, che razza di laico io sarei, ti direi che mi definiresti papa-succube, nonostante una laurea con lode e la dedizione alla carità materiale (la settimanale pulizia radicale del bagno di anziani non autosufficienti è uno degli aspetti gratuito-caritativi che meno mi pesano), papa-succube perché presuntuoso di osare correzione fraterna ad annuali studiosi del CV2° (persone impegnate in politica, educatori, persone che operano nella comunicazione), e pure ingenuo se ti testimoniassi che sento valorizzata[2] a sufficienza la mia disponibilità a collaborare in parrocchia, senza bisogno del maggiore protagonismo rivendicato dal Gruppo e non so se anche da te]

e la loro partecipazione alla elaborazione del Magistero, non come voci singole o come consulenti scelti dall'alto, ma come persone che esprimono il vissuto quotidiano del popolo di Dio, in uno spirito di corresponsabilità e non di mera collaborazione con i pastori della Chiesa.

[CzzC: sai bene, caro don, che la collaborazione laici-presbiteri è in atto da 2000 anni, seppure con alterne vicende; ma che i laici passino da collaboratori nella pastorale ad elaboratori del Magistero mi pareva fosse presunzione luterana piuttosto che insegnamento di Gesù, che mise Pietro a capo della sua Chiesa; caro don, permettimi una 6ª DOMANDA:

- visto il successo con cui personaggi parimenti reclamanti protagonismo adulto e democratico hanno popolato uffici pagatori, editoriali, mediatici, didattici e consulenziali più o meno collegati alla nostra Curia,

- letto ripetutamente su VT il linguaggio con cui autonomisti setacenti don e politici alla Grigolli reclamano per la linea pastorale più adulta e democratica diocesana decisioni libere da timbri e vedute romane,

- non ti sembrerebbe ingenuo credere che cotale reclamato aumento di potere decisionale in ambito Magistero sia funzionale solo a far avvicinare i fedeli a Cristo e ad attirare a lui i lontani?

- non ti parrebbe di poter mettere in ipotesi che cotale reclamato aumento di potere decisionale in ambito Magistero possa mirare anche ad incrementare il numero dei meno papa-succubi attorno alla greppia del patrimonio (finanziario, mediatico e didattico, tra i diocesani più alti del mondo pro capite) attratti dal consenso-potere generabile con la sua gestione?].

A tal fine pensiamo che si debba porre il problema della rappresentatività dei laici che operano nella Chiesa e che debbano essere incentivate forme di collegialità a tutti i livelli della vita ecclesiale [CzzC: tutti, ovviamente papato compreso! Facciamola finita con la teocrazia!]. Esiste già l'esperienza dei consigli pastorali, che però hanno ancora, molto spesso, un ruolo limitato e ancillare. [CzzC: caro don, mi aspettavo che suggerissi al Gruppo di portare come buon esempio (in rara eccezione dell’ancillarità) la pastorale adulta e democratica attuata, ad esempio, da un CPP roveretano, dove i tifosi della linea esigente protagonismo espressa dal Gruppo riuscirono ad attuare una pastorale così coraggiosamente innovativa e illuminata da introdurre la comunione in mezzo self service e la svotatura di Rovereto che sarà concretizzata il prossimo 25/11 con vescovile preghiera in anomia roveretana al posto della civil nominal roveretana formula votiva del 1946].

...

Vorremmo che i sacerdoti fossero meno presenti negli uffici, a svolgere mansioni organizzative, e più presenti tra la gente, ad annunciare la Parola [CzzC: ma questo lo vuole il Magistero più del tuo Gruppo, caro don; anzi, conobbi un umiliatore di papa-succubi, che non trovava tempo per andare a trovare le famiglie con malati e problemi vari che gli chiedevano visita, però lo trovava sempre per presenziare da protagonista a riunioni e conferenze socio-politiche-ecumeniche-multietniche che davano visibilità e consenso anche partitico alla sua linea politico-pastorale quella sedicente “noi non vendiamo il cervello all’ammasso”, in stretta collaborazione con levapunti di cui sopra].

 

La Chiesa  non deve essere identificata solo con chi parla da un pulpito, per istruire i fedeli raccolti sotto il campanile, [CzzC: don, lo scriba oltre che anziano mi pare rimasto indietro: i pulpiti sono stati chiusi da un pezzo per fare gli impianti di riscaldamento e i fedeli si raccolgono in chiesa: forse altri come lui si raccolgono sotto campanili di partito] ma è comunità di credenti, ed è, all'interno della società, una voce capace di dialogare con altre voci, su un piano di parità. [CzzC: io direi su un piano di rispetto dei reciproci ruoli e competenze, ma forse anche tu intendi su un piano di protagonismo superiore alla mera collaborazione]. Un esempio significativo è, nella nostra Chiesa, l'esperienza della Cattedra del confronto.

 

Non si tratta di inventare da zero un modello di Chiesa, ma di individuare e rilanciare  molte  “buone pratiche” che già esistono ...

Ci sono però anche esperienze positive che mostrano oggi segni di logoramento e stanchezza, dopo il  fiorire di iniziative a cui si è assistito negli anni postconciliari.

La Chiesa si trova oggi in una condizione di minoranza. Tale condizione non va vista solo in negativo, come decadenza e  perdita (che può provocare in alcuni atteggiamenti di angoscia, autodifesa e arroccamento), ma anche in positivo, come chiamata a rinunciare a una posizione di potere [CzzC: permettimi, don, la 7ª DOMANDA: la rinuncia a posizioni di potere non potrebbe valere anche per taluni occupanti uffici curiali che sputano nel piatto dove mangiano?] nella società, a riscoprire la vocazione a essere “piccolo gregge”, “sale e lievito” nel mondo; un tempo di grazia in cui recuperare l'autenticità del messaggio cristiano, uno stimolo ad avere coraggio e rilanciare la speranza.

[CzzC: forse sbaglio, e mi potresti ampiamente smentire, se ti dico che mi pare che il Gruppo echeggi le parole belle come se fossero dette solo da loro e non anche dal Magistero petrino: vedi Sinodo nuova evangelizzazione, anno della fede, CV2° con l’ermeneutica della riforma nella continuità.

Ma forse non è questo il punto, perché a questo punto potresti dirmi sorridendo che ti chiami don Nessuno, nel senso che al Gruppo del Vangelo di Trento non sarebbe servito un presbitero durante l’anno di lavoro, che produsse l’esito in pagina, ma sarebbe bastato il primato della coscienza cresciuta nel confronto con la comunità, non nel confronto con un uomo di Chiesa: parimenti sorridendo potrei risponderti che non sono Polifemo e che, comunque, VT e/o un Ufficio curiale potrebbero evadere il mio desiderio di interpellarti, inoltrando questa mia a un presbitero trentino che, conosciuto come uno dei catechisti preferiti dal Gruppo ed approvante appieno la loro lettera aperta all’Arcivescovo quale sintesi matura dell’anno di studio, presumessero non disdegnante una lettura delle presenti domande senza impegno a rispondermi. (12/11/2011 ottengo RISPOSTA da VT).

Ma dopo tutte queste domande, gerundi e participi, ci resterebbe ben poco di costruttivo per il nostro cammino di fede se

- non facessimo memoria di ciò che abbiamo di più caro entrambi (l’affezione a quel Cristo figli di Dio, nato da Maria vergine, crocifisso e risorto per la salvezza del mondo) che è immensamente più grande delle nostre diversità di giudizio;

- se non ricordassimo che, ben più delle nostre dissertazioni, il mondo è in attesa (talvolta inconsapevole) della caritas in veritate dai suoi discepoli di oggi come dai primi, veicolo indispensabile della Redenzione, perché, come dice il Sinodo, “La presenza del povero nelle nostre comunità è misteriosamente potente: cambia le persone più di un discorso”, soprattutto se per povertà intendessimo quella non solo materiale;

pertanto, caro don, usa anche a me un po’ di carità, reciprocandomi una correzione fraterna].

 

Questi sono solo alcuni dei temi, che certo non esauriscono la ricchezza dei documenti conciliari, su cui abbiamo fermato la nostra riflessione e che ci sentiamo di condividere con Lei e con la Chiesa di Trento.

 

Gruppo del Vangelo - Trento

 

[CzzC ps: Nei giorni seguenti annoterò qui alcuni feedback al tentativo di correzione fraterna reciprocabile, che osai con le suddette DOMANDE]

 

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[1] il CV2°: «I vescovi, quando insegnano in comunione col Romano Pontefice, devono essere da tutti ascoltati con venerazione quali testimoni della divina e cattolica verità; e i fedeli devono accettare il giudizio del loro vescovo, dato a nome di Cristo in materia di fede e di morale, e aderirvi con religioso rispetto» (Lumen Gentium, n. 25).

[2] una volta la mia disponibilità fu anche svalorizzata, con questo sermone, ma non dal don Bepino che vi è indicato come autore, bensì da un sermonante cadudem che ne fu redattore in stretta intesa con persone levapunti di cui sopra