L’islamista indignato: «NO TU DONNA, io non voglio donna», perfino se lei gli porge la mano o gli offre consulenza in patronato

28/09/2016 mentre sono in un ufficio pubblico di assistenza sociale pro aiuto a terzi, chiedo all’addetta in accettazione come va, vedendola abbattuta: tergiversa ma alfine confessa che era stata altercata da un extracomunitario che era venuto con ritardo di oltre un’ora su appuntamento già altre volte aggiornato perché l’aveva disertato o perché era venuto in ritardo come stavolta in presenza di coda affollata che non accettava inserimento di ritardatari. «Ci sono anche italiani, che si comportano così?» le chiesi «Che perdono appuntamento, sì, ma non ricordo che ci alterchino così, e comunque nessuno che, una volta arrivato il suo turno, rifiuti l’udienza perché “no, tu donna, io non voglio donna”, il che accade troppo frequentemente. «Ha riferito ai Suoi capi?», le chiesi. Lei allargò le braccia facendomi capire che lo sanno, ma non possono far nulla, perché l’opporsi sarebbe pericoloso e non politically correct.

Commento che i primi a dare del maleducato a quei pochi integralisti della specie sono, grazie a Dio, la stragrande maggioranza degli islamici moderati che ringraziano per l’accoglienza e il rispetto ricevuto in Italia sia da laici sia da cristiani: maleducato, appunto, perché quell’integralismo discriminatorio non gli viene dal patrimonio genetico, ma insegnato dall’alto, cioè da troppi sedicenti maestri (in grazia di finanze wahhabite?) di una religione che non ha un riferimento (come la guida petrina per i cattolici) che responsabilmente smentisca le aberrazioni interpretative del loro libro sacro. Al Azhar? Non basta, se, ad esempio, cotale primario vertice culturale islamico, dopo che il congresso sunnita aveva escluso i wahhabiti dalle correnti ufficiali dell’islam, l’ha fatta reintrodurre: pensi che nulla abbiano influito le finanze wahhabite pro Egitto/Al Azhar o meno pro ritorsivamente?

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 11/04/2019; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: intolleranza islamista; donna nell’islam

 

2019.04.10 <tempi> in Svezia un sistema giuridico parallelo, prodromo di scontro di civiltà, di razzismo religioso:

- un ragazzo islamista ammesso a uno stage ha denunciato la dirigente al centro anti-discriminazioni, colpevole di aver porto la mano presentandosi, <Messaggero> «La mia religione mi vieta di avere contatti di questo tipo con una donna». Risultato: il Comune per non essere tacciato di razzismo paga 30 mila corone svedesi (~3.500€) allo stagista.

- Alcuni mesi fa un tribunale svedese, pronunciandosi in propensione ai principi della sharia, decise che una donna abusata da suo marito non poteva che mentire su queste violenze: la giuria la redarguì per aver coinvolto la polizia invece di risolvere il problema consultando la famiglia del marito.