modificato 28/12/2016

 

Il "comune sentire" di un’associazione sarebbe aggravante di reato?

Correlati: giustizia amministrata; diritti umani

Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità: contrassegno miei commenti in grigio rispetto al testo attinto da altri.

 

La Costituzione «garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali », mentre «le responsabilità sono “personali” e non si attribuiscono ai gruppi». Ma un magistrato ritiene che l’appartenenza ad un’associazione (qui cattolica) sorregga atteggiamenti che si traducono in comportamenti che costituiscono reati ben più pericolosi della banale corruzione.

 

 

24/01

2013

[CzzC: il sign X parente dell’avvocato Y mi riferisce che la banca contestò ad Y troppi versamenti di banconote da €500, il che faceva scattare indicatori di puzza di nero. Allora Y le fece cambiare da X, ma anche X ricevette dalla banca analogo avvertimento. Allora X troverebbe comodo cambiarle nelle sale slot.

Non credo che faccia nero il magistrato che ieri reizzò la circostanza del comune sentire, ma come bisbigliano vari professionisti dei fori e loro clienti, il relativo comune abusare sarebbe arcinoto e impunito nella categoria.

Sarebbe interessante misurare la densità di male fatto al fisco e al bene comune da alcuni avvezzi a quel comune abusare e rapportarla per contrasto alla densità di bene fatto al prossimo dagli tacciati di comune sentire in tante associazioni cattoliche; forse la prima densità potrebbe risultare superiore perfino alla densità di male commesso da alcuni di quel comune sentire]

23/01

2013

L’art.2 della Costituzione «riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità», e non a caso eminenti magistrati ricordano sovente che «le responsabilità sono “personali” e non si attribuiscono ai gruppi». Ma un loro collega ritiene che l’appartenenza ad un’associazione «proprio questa appartenenza, sorregga atteggiamenti di mutuo sostegno che … si traducono in comportamenti che costituiscono reati … comportamenti ben più pericolosi della banale corruzione per denaro, perché radicati su un sentire comune che non ha “prezzo”». [CzzC: non pensare che nella fattispecie si tratti di appartenenza ad una setta satanica o alla massoneria o ad un’associazione mafiosa o partitica: si tratta dell’appartenenza ad un’associazione ecclesiale cattolica riconosciuta. Ciò preciso col massimo rispetto per la giustizia che deve perseguire i rei qualora venissero accertati i reati].

27/01
2013

Da: CzzC     Inviato: domenica 27 gennaio 2013 09:55

A: amici

Oggetto: Il "comune sentire" di un’associazione sarebbe aggravante di reato?

Una non trascurabile parte della amministrazione della giustizia in Italia

- è stata derisa nel mondo per stregoneria (accusò i geo-tecnici di non essere riusciti a fare i maghi prevedendo il terremoto dell’Aquila);

- è ai vertici della lentezza mondiale per i processi e per numero di procedimenti che cadono in prescrizione;

- viene vista perseguire reati di presunta corruzione e concussione con parzialità ideologico-cromatica come se la polstrada multasse solo le targhe pari e chiudesse un occhio su quelle dispari;

- viene vista esercitare il potere giudiziario ad orologeria selettiva contro gli avversari politici e come trampolino di lancio alle elezioni nello schieramento loro avverso, tanto che perfino qualche massone la critica (pur essendo notevole la densità differenziale di massoni tra gli amministratori della giustizia): l' immagine pubblica della magistratura italiana ha perso «la sua sacralità in una politicità e politicizzazione data per scontata più che contestata»;

- preghiamo che siano pochi i nostrani magistrati simpatici a potenti matrici non scorrelate con gulag, laogai e massacratori di Cristeros, tra i quali potremmo trovare i più simpatici a considerare aggravante di reato in parola del comune sentire all’interno di un’associazione cattolica; vedi anche mani pulite e colorate.

Come stupirsi se tanti nostri figli desiderano migrare all’estero anche per tanta mala amministrazione della giustizia.

Ciao. CzzC

04/05
2012

Il massone trentino Roberto Cirimbelli intervistato da l’Adige: «non crediamo in alcuna verità assoluta. E siamo apartitici ...libertà di pensiero in generale, senza l'influenza di un comune sentire che possa inquinare il buon senso di ognuno, come appunto accade in Italia rispetto alla Questione della laicità» [CzzC: chi sarebbe inquinatore in IT? Vedi cosa disse il fratello Morris Ghezzi all’annunciato convegno massonico del 19/05: Morris Lorenzo Ghezzi di UniMI a Trento disputa con don Paul Renner sulla laicità: egli afferma che in Italia esiste un solo Stato, il Vaticano e definisce l’emancipazione democratica e la libertà individuale incompatibili con l'eteronomia propria delle confessioni rivelate e stigmatizza le «Ingerenze nella politica italiana» del Vaticano.]