DIALETTO trentino e non solo: significato di alcuni termini

Vorrei poter linkare qui, se esistesse, un dizionario online del dialetto trentino <google>, per appurare se vi siano censiti termini che ancora ricordo dai miei più anziani parenti: se no, li annoterei qui di seguito, per farli eventualmente aggiungere, prima che vadano persi. Nel frattempo annoto questi altri links: <arcopoesia, pulcinella, dizionario cembrano, circolo dialettale lagarino.fb

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità,  modificata 25/01/2019; col colore grigio distinguo i  miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: significato delle parole; copertina del libro “florilegio di poesie e prose dialettali trentine”

 

- antivista: preveggente (providet qui praevidet)

- baiarel (e aperta): fanfarone, uno che parla molto e magari anche bene, ma dice cose frivole e/o inconcludenti poco pratiche, poco utili, dispersive (no sta darghe bada a quel lì, l’è en baiarel)

- baroz o biroc (c dolce, o aperta) carretto a due ruote per carichi leggeri, trainato solitamente da un bue (ma anche da mucca in rari casi) attraverso le stanghe e il zovel

- bugoz: ad esempio en bugoz de farlet un insieme, solitamente a forma sferica di ~60-120cm, di fogliame ed erica (brentana) raccolto dal sottobosco per sostituire la paglia (più costosa) nella stalla; il bugoz veniva serrato con una rete di spago grosso a maglie larghe (~5-10cm) e poteva essere portato a valle rotolandolo zo per i tovi

- but: germoglio; magnarghe el but significa mangiare il germoglio come farebbero le capre con le tenere pianticelle impedendo loro di crescere bene

cetino: bigotto

- curar le vigne: potare le viti, tagliando i tralci ridondanti per lasciare i pochi migliori utili per una produzione di qualità

- el se dema a forza de dai e dai: si rende docile: vale per un materiale inizialmente rigido che si rende più docile per l'effetto di movimenti ripetuti con verso alternato

- embusar (s di sole) la bot de legn: riempire d'acqua la botte fatta con doghe di legno, affinché le doghe, imbibendosi d'acqua, aumentassero di volume e così si serrassero l'un l'altra, costrette dai cerchi in ferro (el zercol, i zercoi) che le avvolgevano, fino a fare tenuta stagna.

- focol (prima o aperta, seconda chiusa): roncola

- intrante: con tale termine mio nonno definiva un anziano ancora arzillo “l’è ancora intrante, l’è en gamba”; se derivasse da entrante, potrebbe afferire ad una certa capacità dei maschi che a tarda età solitamente decade.

ladra: indica un tubo flessibile usato per sifonare il trasferimento di liquidi da un recipiente ad un altro: tipicamente si usava la ladra per svuotare le damigiane.

- misora (la) (s di sole, o chiusa): il falcetto

- para ‘n là che ‘l par zapà: sbrigare un lavoro frettolosamente e approssimativamente fintando che sia ben finito.

- poar le vigne: fissare ai fili della pergola (con una stropa o con rafia o altro legaccio) i tralci rimasti dopo la potatura.

- sarmente (le): fascine di tralci raccolti dopo la potatura delle viti, tagliati o piegati alla lunghezza di circa 70 cm, affastellati con una “stropa” su un diametro di circa 30 cm. Le sarmente venivano accatastate nei “casoti” (baracche o piccole costruzioni in muratura nei campi, rifugio, deposito, con vicino un raccoglitore dell’acqua piovana) o nella legnaia ed usate per accendere il fuoco perché si infiammavano più facilmente delle stele; potevano servire anche come ammortizzatori nel carico a più strati delle damigiane sui camion o messe nelle botti di oro per smorzare l’oscillazione del liquame durante il trasporto.

- sbovo (o aperta) o parabuaze: lo scarabeo

- sfondra: pozzetto di circa 1 m³ che raccoglieva i liquami della stalla e/o del cesso, chiamati “oro”, destinati ad essere dispersi come fertilizzante liquido. Nonno Carlone diceva che l’oro umano l’era mem bon de quel dela stala. Ricorda che nel fiorentino c’era una raccolta sistematica dei liquami per ricavare l’ammoniaca che serviva per fare il colorante viola per i tessuti a partire da un’erba che la leggenda racconta essere stata scoperta da un crociato che, urinando, l’aveva vista colorarsi di viola.

- sfris: molto ghiotto (l’è sfris de zireze) (2015.01.25 segnalai in facebook dialetto trentino)

- slambrot: indica una lingua quasi incomprensibile; con tale termine si indicava il dialetto degli abitanti di Terragnolo la cui origine risalirebbe ai Cimbri.

- simpitie dele done: letteralmente simpatie delle donne, ma significa capricci delle donne, eccessi di estetismo formale rispetto alla concretezza della sostanza.

- strope (le) (o aperta): i rametti di salice selvatico (el salgher, coltivato solitamente lungo i fossi o in luoghi umidi, diverso dal salice piangente e dai cespugli di marini) di colore rossastro, lunghezza di circa 2 metri, sezione alla base di circa 8 mm, esili all’altra estremità. La parte più grossa serviva per legare le sarmente o per fissare al filo la vite ed i suoi tralci più grossi; la parte più fine, serviva per fissare al filo della pergola i tralci più sottili. Il fissaggio avveniva con un nodo che doveva essere stretto sul filo per evitare lo scorrimento indotto dal vento, ma non stretto sul tralcio per evitare che si strozzasse in accrescimento; tale operazione era detta poar le vigne, mentre il taglio dei tralci ridondanti era detto curar le vigne

tignir dala spina e molar dal borom: cercare di tamponare le piccole perdite senza avvedersi che la botte spande dal tappo principale

- traie o zane: cianfusaglie, soprammobili ridondanti, ..., (el ga el sito pien de traie)

- vinarola: recipiente di legno a forma di brenta ma con bordo basso e ulteriormente ribassato su 90 gradi per infilarla sotto la botte da dove le si faceva zampillare dentro il vino per la travasatura che si eseguiva attingendo dalla vinarola con una pompa o a mano col bazom

- zeruck: dal tedesco zurück = indietro. Usato come comando all’animale (bue, mucca) da traino per farlo indietreggiare.

- zoka: pezzo di tronco grezzo che si presta a un fuoco durevole con tanta brace o a lavorazioni artistiche, o ...; vedi Presepi di Giuliano, vedi la zoka de Nadal

- zovel (el) (o chiusa, e aperta): giogo