modificato 24/01/2017

 

Il relativismo etico sarebbe la base della democrazia?

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Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità: contrassegno miei commenti in grigio rispetto al testo attinto da altri.

 

Benedetto XVI 05/10/2007: Presso non pochi pensatori sembra oggi dominare una concezione positivista del diritto. Secondo costoro, l’umanità, o la società, o di fatto la maggioranza dei cittadini, diventa la fonte ultima della legge civile. Il problema che si pone non è quindi la ricerca del bene, ma quella del potere, o piuttosto dell’equilibrio dei poteri. Alla radice di questa tendenza vi è il relativismo etico, in cui alcuni vedono addirittura una delle condizioni principali della democrazia, perché il relativismo garantirebbe la tolleranza e il rispetto reciproco delle persone. Ma se fosse così, la maggioranza di un momento diventerebbe l’ultima fonte del diritto. La storia dimostra con grande chiarezza che le maggioranze possono sbagliare.

 

 

Traggo da http://unacasasullaroccia.com/2012/04/14/relativismo-e-legge-naturale/

 

Storici sono i discorsi del Santo Padre Benedetto XVI del 5 ottobre 2007 ai Membri della Commissione Teologica Internazionale e quello più recente al Bundestag in Germania.

 

Nel primo, 5 ottobre 2007 [4], il Papa diceva: “Vorrei soffermarmi in special modo ora sul tema della legge morale naturale. [...]. Il Catechismo della Chiesa Cattolica riassume bene il contenuto centrale della dottrina sulla legge naturale, rilevando che essa indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale. Ha come perno l’aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene, e altresì il senso dell’altro come uguale a se stesso. Nei suoi precetti principali essa è esposta nel Decalogo. Questa legge è chiamata naturale non in rapporto alla natura degli esseri irrazionali, ma perché la ragione che la promulga è propria della natura umana.

 

Con questa dottrina si raggiungono due finalità essenziali: da una parte, si comprende che il contenuto etico della fede cristiana non costituisce un’imposizione dettata dall’esterno alla coscienza dell’uomo, ma una norma che ha il suo fondamento nella stessa natura umana; dall’altra, partendo dalla legge naturale di per sé accessibile ad ogni creatura razionale, si pone con essa la base per entrare in dialogo con tutti gli uomini di buona volontà e, più in generale, con la società civile e secolare.

 

Ma proprio a motivo dell’influsso di fattori di ordine culturale e ideologico, la società civile e secolare oggi si trova in una situazione di smarrimento e di confusione: si è perduta l’evidenza originaria dei fondamenti dell’essere umano e del suo agire etico e la dottrina della legge morale naturale si scontra con altre concezioni che ne sono la diretta negazione. Tutto ciò ha enormi e gravi conseguenze nell’ordine civile e sociale. Presso non pochi pensatori sembra oggi dominare una concezione positivista del diritto. Secondo costoro, l’umanità, o la società, o di fatto la maggioranza dei cittadini, diventa la fonte ultima della legge civile. Il problema che si pone non è quindi la ricerca del bene, ma quella del potere, o piuttosto dell’equilibrio dei poteri.

 

Alla radice di questa tendenza vi è il relativismo etico, in cui alcuni vedono addirittura una delle condizioni principali della democrazia, perché il relativismo garantirebbe la tolleranza e il rispetto reciproco delle persone. Ma se fosse così, la maggioranza di un momento diventerebbe l’ultima fonte del diritto. La storia dimostra con grande chiarezza che le maggioranze possono sbagliare. La vera razionalità non è garantita dal consenso di un gran numero, ma solo dalla trasparenza della ragione umana alla Ragione creatrice e dall’ascolto comune di questa Fonte della nostra razionalità.

 

Quando sono in gioco le esigenze fondamentali della dignità della persona umana, della sua vita, dell’istituzione familiare, dell’equità dell’ordinamento sociale, cioè i diritti fondamentali dell’uomo, nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma scritta dal Creatore nel cuore dell’uomo, senza che la società stessa venga drammaticamente colpita in ciò che costituisce la sua base irrinunciabile. La legge naturale diventa così la vera garanzia offerta ad ognuno per vivere libero e rispettato nella sua dignità, e difeso da ogni manipolazione ideologica e da ogni arbitrio e sopruso del più forte.

 

Nessuno può sottrarsi a questo richiamo. Se per un tragico oscuramento della coscienza collettiva, lo scetticismo e il relativismo etico giungessero a cancellare i principi fondamentali della legge morale naturale, lo stesso ordinamento democratico sarebbe ferito radicalmente nelle sue fondamenta. Contro questo oscuramento, che è crisi della civiltà umana, prima ancora che cristiana, occorre mobilitare tutte le coscienze degli uomini di buona volontà, laici o anche appartenenti a religioni diverse dal Cristianesimo, perché insieme e in modo fattivo si impegnino a creare, nella cultura e nella società civile e politica, le condizioni necessarie per una piena consapevolezza del valore inalienabile della legge morale naturale. Dal rispetto di essa infatti dipende l’avanzamento dei singoli e della società sulla strada dell’autentico progresso in conformità con la retta ragione, che è partecipazione alla Ragione eterna di Dio”.

 

Quanto al secondo discorso cui accennavo – quello al Bundestag, in Germania – rimando ad un articolo della Bussola Quotidiana [5], di cui consiglio la lettura, perché è un discorso memorabile che apre tanti spunti di riflessione su fede e ragione, legge naturale e leggi dello Stato, sui mali di una società senza Dio, sulla necessaria apertura alla religione e al diritto naturale come soli possibili fondamenti di una società veramente civile.

 

Infine nel Giugno 2010, all’Udienza generale, Benedetto XVI, illustrando il pensiero di san Tommaso d’Aquino sottolineava come “il mondo della fede” e quello della ragione siano “compatibili” in quanto provengono entrambi dal Logos divino. Ci sono “verità naturali”, come i diritti della persona, che “nessun individuo, nessuna maggioranza e nessuno Stato potranno mai negare o distruggere, ma solo promuovere e riconoscere”.

 

Per san Tommaso la ragione è appunto «capace di discernere la legge morale naturale», cioè è capace, senza bisogno della Rivelazione, di guadagnare (beninteso progressivamente, non senza difficoltà e mai definitivamente) una parziale ma molto importante percezione del bene e del male e di alcuni principi etici generalissimi (per esempio ‘non assassinare’). O la persona è «ciò che di più perfetto si trova in tutta la natura» (come dice san Tommaso), cosicché la sua dignità è un oggettivo bene inviolabile e il principio etico che la difende («non calpestare la dignità umana») non dipende dalla pattuizione, oppure si rischia di cadere nel «dispotismo della maggioranza» [6].