Perché l’IT nel 1918 pretese il SudTirolo fino allo SPARTIACQUE?

la risposta racconto a Sergio Romano

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 06/11/2018; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: carneficina1914-1918  Sergio Romano; Austria

 

[CzzC: 28/02/2011 invio a http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/scrivi.shtml

Egr. Direttore,

    dal Corriere di Mercoledì 23 febbraio 2011 lessi la Sua risposta alla lettera sotto il titolo

COME CELEBRARE L’UNITÀ NELLA PROVINCIA DI BOLZANO, che desidero riprendere per esprimere condivisione della Sua analisi e aggiungere una testimonianza che solitamente non trovo pubblicizzata, ma che, suggeritami nell’adolescenza, trovai negli anni chiave interpretativa assai illuminante.

Condivisione esprimo su

- “non credo che gli italiani abbiano il diritto di pretendere dai loro connazionali di lingua tedesca una partecipazione gioiosa alla celebrazione di un evento che i loro antenati hanno vissuto sull’altro lato della frontiera

- “Lasciamo quindi ai nostri connazionali di lingua tedesca il diritto di astenersi da una partecipazione che sarebbe, nella migliore delle ipotesi, ipocrita e opportunistica. Il caso del presidente della Provincia è diverso. … può darsi che sia tirato per la giacca da …”.

mentre mi consenta di aggiungere al Suo “può darsiun’altra ipotesi interpretativa, appunto attingendo ai miei ricordi.

Nei primi anni 60, quando i terroristi altoatesini facevano saltare tralicci dell’alta tensione (e non solo) ero alle medie e il prof di storia ci spiegava il nostro Risorgimento, arrivando solo con un fugace accenno alla prima guerra mondiale: in quell’occasione gli feci una domanda che ricordo all’incirca così: “oltre al Trentino e al Friuli l’Italia vincitrice si prese l’Istria e la Dalmazia, terre dove la nostra lingua era parlata, ma chiedo perché l’Italia si sia presa anche l’Alto Adige dove nessun nativo parlava italiano nel 1918?”. Il prof mi rispose che fu un compenso di guerra e poi perché così i confini venivano ad essere ben demarcati dallo SPARTIACQUE, come era scritto sul nostro libro di testo, similmente a quando il Piemonte cedette alla Francia l’alta Savoia e Nizza. Obiettai che colà qualcuno c’era che parlasse francese, mentre qui, in Alto Adige, nessuno nel 1918. Il prof cambiò discorso. Allora non sapevo, ma oggi sappiamo che dagli anni 20 il nostro regime iniziò a trapiantare colà industrie e allogeni italiani, proponendo agli indigeni un compenso se avessero lasciato le loro dimore per andarsene in terre germanofone e creando così quei disastri che oggi chiameremmo con termini sinonimi di pulizia e trapianti etnici.

Il prof durante la ricreazione mi raggiunse spiegandomi che il termine SPARTIACQUE scritto sui libri era un’invenzione (mi pare che dicesse massonica), come tante altre erano le invenzioni relative alla popolarità del nostro risorgimento scritte sui libri, perché quelle epopee furono azionate da una stretta minoranza di italico idioma. Cos’altro poteva significare il termine SPARTIACQUE? Il prof mi spiegò che aveva a che fare con la stessa logica per cui oggi il colonialismo mira al controllo delle materie prime e si fanno le guerre per il petrolio: nel 1918 le ACQUE dell’Alto Adige erano uno dei più promettenti bacini idroelettrici dell’arco Alpino versante sud, e le locali centrali vendevano energia elettrica anche alla Lombardia ben prima del 1915. A quel tempo di petrolio se ne consumava poco ed erano i bacini idroelettrici a rivestire il valore degli odierni pozzi oleoso-gassosi.

Non lessi molto narrata questa chiave di lettura storico-economica, né mai la lessi smentita. E col senno di poi aggiungo che le comuni radici cattoliche, unico vero legame costruttivo tra italiani e tedeschi dell’Alto Adige anni ‘60, frenarono gli eccessi antiuomo di quelle azioni terroristiche.

Cordiali saluti. CzzC]

 

↑2015.08.31 [CzzC: annoto che non ebbi risposta, forse perché Sergio Romano, sedicente massone, si impermalosì perché citai la massoneria come sobillatrice della colonizzazione italiana sull’Alto Adige + tentativo di pulizia etnica e mistificazione della storia nei relativi libri di testo].