IL PADRONE DEL MONDO, libro di R.H.Benson consigliato da Papa Fr1

Nel 1907 Robert Hugh Benson pubblicava Lord of the world questo romanzo fanta-politico che narra la lotta di un prete inglese contro un regime «umanitario» che tenta di omologare la Chiesa, riducendo il Cristianesimo ad una innocua morale.

Le virtù naturalistiche avevano cominciato, inaspettatamente, a crescere rigogliose (...) la filantropia aveva preso il posto della carità; la soddisfazione aveva sostituito la speranza e la fede era stata spodestata dalla cultura

Vedi recensione di Augusto Del Noce.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 24/04/2024; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: potenti illuminate matrici della cultura dominante, gnosi, pelagianesimo; recensioni

 

2022.02.07 CMC Milano, Il padrone del mondo di R.H.Benson: in diretta streaming una provocante lettura sulla fede e la storia.

 

↑2016.04.08 <aleteia>: Perché 2 papi consigliano di leggere “Padrone del Mondo”? È una sorta di romanzo apocalittico oscuro, molto trascurato dalla sua pubblicazione nel 1907, ma ha una raccomandazione a cui qualsiasi autore di best-seller aspirerebbe: non solo Papa Fr1 dice che è una buona lettura, ma lo diceva anche il papa precedente.

 

↑2015.01.21 <news.va e Avvenire e Tempi>: "Il Padrone del Mondo" il libro consigliato da Papa Fr1 che di ritorno dalle Filippine, parlando della “colonizzazione ideologica”, ha suggerito la lettura del libro di Robert Benson per capire cosa intendesse dire. Un'opera d'inizio '900 che descrive l'instaurazione, nel 2000, di una dittatura di stampo umanitarista, che predica la tolleranza universale per tutti, tranne che per la Chiesa, che viene perseguitata.

 

2010.05.02 [CzzC: Ste mi passa l’art di 30Giorni/2008 appresso citato: lo commento come assai attuale, anche perché oggi a Messa a Brentonico il sacerdote missionario durante l’omelia, additando il cartello riassuntivo del vangelo odierno “amatevi gli uni gli altri” ha fermamente sottolineato che “è sbagliato”, perché fin lì basta il mondo, mentre Gesù ha detto «amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi»].

 

1988.01.gg recensione di Augusto Del Noce <Da «30Giorni», anno VI, n. 1, gennaio 1988, pp. 66-69>: 80 anni fa Robert Benson pubblicava Il Padrone del Mondo, un romanzo fanta-politico che ogni cattolico, oggi, dovrebbe leggere e meditare. Vi si narra la lotta di un prete inglese contro un regime «umanitario» che tenta di omologare la Chiesa, riducendo il Cristianesimo ad una innocua morale.

[CzzC : articolo passatomi da Ste che ho commentato anche per la ragione che ho annotato in data 2010.05.02]

«Gli pareva tutto un mondo da cui Dio stesso aveva voluto ritirarsi, dopo averlo lasciato nella più completa soddisfazione di sé, privo di fede e di speranza». 

Questa è la percezione che il prete Percy Franklin ha del mondo contemporaneo, mentre impiega nella riflessione sulla sua esperienza il tempo del viaggio in aereo da Londra a Roma, ove conta di persuadere il Papa ad ammodernarsi; ne esce invece con una fede ritrovata più viva e più profonda. 

Dico «mondo contemporaneo»; ma la frase, così come la figura del prete, appartiene ad un romanzo fanta-politico-religioso che apparve giusto ottant’anni fa, nel 1908, Il Padrone del mondo, che oggi l’editrice Jaca Book ripresenta in una accurata traduzione. 

Se non mi sbaglio un’edizione italiana era già apparsa, con scarso successo, negli anni Venti; ma in verità, nonché allora, questo libro non poteva venire realmente inteso neppure nei più recenti esempi, nel momento della grande offensiva del marxismo, e poi in quella della rivoluzione sessuale. 

Dire che per i cattolici la cosa che più è da temere è «la forza immensa che sa esercitare l’umanitarismo» con la sostituzione della filantropia alla carità e della soddisfazione alla speranza, e condurre l’intero libro sul fondamento di quest’idea, appariva anche in anno prossimi una sorta di paradosso di scarso volo; umanitarismo era parola che sapeva di università popolari di tipo arcaico. 

Eppure oggi che il marxismo è in un declino irreversibile, sino al punto che si rischia di essere ingiusti rispetto alla sua reale potenza filosofica, e che la rivoluzione sessuale e la combinazione marx-freudiana segnano il passo, la lotta contro il cattolicesimo avviene proprio sotto il segno dell’umanitarismo

Che cosa si chiede ai cattolici, oggi, da qualsiasi parte, se non la riduzione del cristianesimo ad una morale, in sé separata da ogni metafisica e da ogni teologia, capace nella sua autonomia e nella sua autosufficienza di raggiungere l’universalità e fondare una società giusta? Anzi questa morale sarebbe pure capace, come vien detto nel passo pubblicato nelle pagine che seguono, di «porre fine alla secolare divisione tra Occidente e Oriente», come infatti si sta tentando. Questa morale universale è tollerante: ammette che qualcuno, il cattolico appunto, possa aggiungere una speranza oltremondana, specificamente religiosa in senso trascendente; e se se ne sente vitalizzato nell’esplicare la sua azione pratica, umana, bene; essere cattolici per gli umanitari è questo. 

Ma gli viene posta una condizione, quella di riconoscere che la sua fede e la sua speranza sono appunto un’«aggiunta»; etica e politica prescindono da ogni professione religiosa; l’essere consapevoli significa lavorare per l’unione degli uomini di buona volontà; la fede, insomma, rischia di dividere, mentre l’amore, associato a una scienza valida per tutti, unisce. Tale communis opinio, ricordata come tesi massonica essenziale anche in questo libro e che fu già luogo comune dei professori di filosofia morale del tardo Ottocento, ritorna oggi. 

Ancora una volta è riaffermata la celebre distinzione tra cattolici integralisti e progressisti. 

Già su di essa si erano fondati i cattocomunisti di dieci anni fa, per proporre una sorta di ghettizzazione degli integralisti sotto forma di «esclusione dal secolo», con la giustificazione ipocrita che «si sono autoesclusi rifiutando il dialogo»; oggi, attitudine identica è proposta dagli assertori del dialogo «ecumenico» cattolico-massonico. (CzzC: vedi un parroco in pubblica assemblea cittadina 12/03/2009 affermare: «spesso, anche all’interno delle nostre comunità cristiane, le diverse posizioni creano divisione, rottura e contrasto a tal punto che fratelli di fede non si comprendono più e questo lo dico non tanto in riferimento alle chiese della riforma, ma lo dico in riferimento all’esperienza pastorale parrocchiale che io vivo qui in mezzo a noi, dove certi integralismi anche cattolici ci stanno portando a degli scismi di fatto all’interno delle nostre chiese, non a quelli storici già consumati, ma a degli scismi di fatto»).

C’è una morale unitaria, suscettibile di venir declinata in linguaggi diversi; anche in quello cattolico, e la formulazione cattolica è ammessa purché… Le condizioni sono già state dette: e permane in una delle parti dialoganti la persuasione che i primi anni del terzo millennio debbano vedere la fine del cattolicesimo nella forma di eutanasia. O meglio: il cattolicesimo dovrebbe essere ricompreso nell’ecumenismo massonico, e in questo senso la massoneria può presentarsi oggi, e lo fa, come il più moderato dei laicismi; il cattolicesimo non è perseguitato ma, appunto, ricompreso; a certe condizioni; nell’ecumenismo umanitario può ben sussistere la sezione di rito cattolico. 

La lettura di questo libro mi ha riportato in mente un saggio che ha esercitato su di me una suggestione decisiva negli anni giovanili, e che mai ho dimenticato, Il risentimento nella genesi delle morali di Max Scheler pubblicato nel 1912 e ampliato e rimaneggiato nel 1919. Scheler vi definisce con tale precisione che non c’è più nulla da aggiungere, la radicale eterogeneità di natura tra l’amor cristiano e l’umanitarismo. L’amor cristiano è fondato sull’idea di Dio, non soltanto creatore, ma creatore per amore; di qui l’armonia cristiana dei tre amori, di Dio, di sé e del prossimo, in quanto le realtà mondane stesse sono espressioni dell’amore di Dio; l’amore cristiano, insomma, è concentrato sul «divino» nell’uomo. Il fatto che la morale che ne consegue sia indissolubilmente legata alla visione religiosa del mondo e di Dio spiega come siano falliti tutti gli sforzi per darle un senso laico, distinto nel senso religioso, per trovarci i fondamenti di una morale «umana» universale o di una morale «senza presupposti religiosi». 

Pure storicamente l’equivoco è stato molto diffuso; la polemica di Nietzsche contro il cristianesimo suppone che esso sia anzitutto una morale, sostenuta dall’esterno da una giustificazione religiosa, e non anzitutto una religione; confonde cristianesimo con umanitarismo, forma di pensiero contro cui invece la sua polemica è valida

L’umanitarismo invece, proprio perché prescinde dal «divino» nell’uomo deve dirigersi non più sulla personalità dell’uomo nella sua singolarità, ma sulla umanità come collettività e sui tratti generici che la definiscono; quando parla dell’amore, lo riduce a un fattore che contribuisce all’aumento del benessere sensibile

Partendo da questa netta distinzione Scheler giungeva ad osservazioni pertinentissime che si attagliano perfettamente alla società presente; così quella secondo cui il destino dell’umanitarismo sarebbe di fissarsi sugli aspetti più bassi e più animali della natura umana, cioè appunto, anziché sulla persona, sui caratteri che tutti gli uomini hanno in comune; di mascherare sotto le apparenze di «comprensione» e di «umanità un vero e proprio odio per tutti quei valori che oltrepassino la sfera del vitale e siano perciò relativi.» (CzzC: con le migliori intenzioni viene sottolineata l’importanza della comprensione, dell’ascolto, di quell’empatia che renderebbe i rapporti interpersonali tanti più veri quanto più sarebbero emozionali; riconosco a questi termini la valenza di importanti strumenti per il dialogo interpersonale e anche per l’educazione e la testimonianza; direi talvolta strumenti indispensabili; ma trovo che possano restare limitativi se privi della preoccupazione di indicare una meta, un destino che trascenda la natura di un politikon zoon).

È quel che è confermato oggi dal diffuso scherno che viene usato contro gli aggettivi «assoluto» ed «esterno» quando vengono riferiti ai valori e che ha le sue ragioni ultime, nascoste, proprio nella sostituzione della morale «umanitaria» alla religione

O si pensi a questa sua stupenda osservazione: «…i santi della storia che, nella concezione cristiana, rendono sensibile il Regno di Dio stesso, non sono più ormai quei grandi «esemplari», che permettono all’«umanità» di orientarsi, e che facendo parte del «genere» umano servono ad elevarlo; non sono più che dei servitori del maggior godimento sensibile delle masse». 

Quel che interessa in questo passo è indubbiamente il duplice diversissimo senso che assume la parola "servizio" nelle due concezioni, massimamente nobile nella prima, affatto plebeo nella seconda: in quel che oggi è il senso politicamente prevalente, il servizio viene riferito a quel che la massa (o, eufemisticamente, la gente) chiede, e che non fa certo parte dell’elevazione; e quali siano gli idoli e i miti che hanno sostituito i santi lo sappiamo. I «servizi» non vengono certo ordinati a quel che nell’uomo c’è di «divino», e in questa breve frase si può riassumere la crisi presente nella democrazia. 

Dire che l’organo dell’umanitarismo sia la massoneria non è esprimere un giudizio di valore negativo, ma pronunziare una constatazione di fatto; e neppure si vuol negare che nella massoneria originaria si pensasse al rispetto di una legge morale unica; resta che oggi, di fatto, l’idea di questa unica legge morale è venuta meno e le si è sostituita una pluralità irriducibile di criteri pratici o di tipi di realizzazione; e che gli stessi «valori comuni», come il «non uccidere» o il «non rubare» sono intesi, nell’assenza del riferimento religioso, non come imperativi morali, ma come condizioni necessarie della funzionalità sociale. (CzzC: non concordo nel vedere solo massonica questa Weltanschauung: non tutti i massoni la pensano così e non tutti quelli che la pensano così sono massoni; fra l’altro questo pensiero ha origini anteriori al 1717, anche se mi pare che non pochi vertici massonici anche odierni vi si riconoscano).

L’umanitarismo è ricomparso in termini di pacifismo (altra cosa della volontà morale di pace) al momento del venir meno degli ideali, quale si è verificato negli ultimi decenni; dell’ideale della rivoluzione comunista per un verso, della crisi della coscienza religiosa per l’altro. 

All’idea di rivoluzione mondiale, o all’opposto, di un risveglio religioso di cui certamente rimane tuttora la speranza, si è sostituita l’accettazione della diarchia delle superpotenze, e all’idea della morale quella delle tecniche della razionalità sociale. (CzzC: l’anno dopo di quando A. Del Noce scrisse questo commento a “Il Padrone del Mondo”, crollò il muro di Berlino e declinò la diarchia delle superpotenze, che adesso si ripropone in termini di superpotenze economiche con la contagiosa invasività del capicomunismo cinese, che in fatto di razionalità sociale e di dignità della persona, cinicamente sotterra perfino il volterriano rispetto della libertà di espressione, con l’alibi dell’esorbitante fattore N).

Poiché l’umanitarismo, quali che fossero le sue intenzioni iniziali, deve concludere in una tecnica del benessere largodiffuso, non ci si deve meravigliare se oggi la massoneria si ripresenti come custode del presente stato di fatto (CzzC: peraltro la grave crisi finanziaria mondiale sta creando qualche problema a talune presunzioni di razionalità sociale, di matrice massonica o meno, mentre guadagna punti anche sulle cattedre di economia la ragionevolezza della dottrina sociale della Chiesa – vedi Caritas in veritate); uno stato di fatto che, forse, nelle condizioni morali presenti rappresenti una, seppur auspicabilmente temporanea, necessità; ma a cui i cristiani non possono consentire. 

Il romanzo del Benson mostra una capacità di previsione che rasenta la profezia; se ho voluto unire in commento di esso, e particolarmente delle sue pagine qui riportate, a quelle di uno scritto dello Scheler nel suo periodo migliore, è perché mi è parso che, non diretto nel momento in cui fu redatto a previsioni, ne confermi filosoficamente il senso; illustri il processo necessario per cui l’umanitarismo sia diventato oggi il più pericoloso avversario del cristianesimo, e perché la rivolta anticristiana del nostro secolo trovi in esso il suo sbocco.