modificato 20/11/2016

 

La maternità surrogata è legale in UK; in Francia lo potrebbe diventare presto.

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Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità: contrassegno miei commenti in grigio rispetto al testo attinto da altri.

 

traggo da Avvenire 07/08/2013 pag 3

 

La tentazione francese: la «fabbrica dei bimbi», nuovo diritto

[CzzC: grazie alla ministra Taubira?]

Parigi

 

Cresce la pressione sul Parlamento in vista del progetto di legge sulla famiglia che sarà discusso entro fine anno

 

DI VALENTINA FIZZOTTI

Domenica sera l’equivalente francese di Rai Parlamento manderà in onda per la seconda volta il racconto del viaggio di Jérôme e François fra Parigi e il Wisconsin per abbracciare i loro due gemelli. Nel documentario «Naître père» – «Nascere padre», ripescato dall’emittente nel pieno del dibattito francese sulle conseguenze del matrimonio gay, ora legalizzato – c’è anche l’americana Colleen, già madre di tre figli, che mostra via webcam alla coppia la crescita della sua pancia. Affittata per i loro due bambini.

 

In Francia la maternità surrogata si chiama Gpa ( Gestation pour autrui) ed è ancora vietata. Un medico che la consiglia o la agevola rischia cinque anni di prigione e 75mila euro di multa. Eppure a fine luglio l’Accademia nazionale della medicina ha inviato ai ginecologi un questionario segretissimo, scoperto dal quotidiano Le Figaro, in cui chiedeva le loro esperienze sull’uso e la richiesta di questa pratica (e della provetta) a favore di coppie dello stesso sesso. Poiché il Comitato nazionale di bioetica se ne dovrà presto occupare – come si spiegava nella lettera d’accompagnamento – tanto vale portarsi avanti. Il Ministero della Salute francese ha smentito ogni coinvolgimento. La missiva, spiegano i critici, è nel solco della Circolare Taubira, l’atto con cui il 25 gennaio (ben prima quindi del riconoscimento legale delle unioni gay) il ministro della Giustizia ha garantito nazionalità francese ai bambini nati all’estero da madre surrogata.

 

La Francia ha così superato il problema più annoso di questo traffico da ricchi occidentali: le cronache registrano figli di coppie europee partoriti e bloccati in India senza documenti. Perché lì farsi fabbricare un bambino costa tre volte meno che in America, ma i passaggi burocratici e i contratti con gli intermediari, nuovi mercanti di schiave, sono ben più complicati da gestire.

 

In Germania, Spagna e Italia la maternità surrogata è proibita. È tollerata in Belgio, Grecia, Irlanda e Olanda, per carenze normative. Nel Regno Unito è legale e in Francia lo potrebbe diventare presto, viste le pressioni legate alla recente normativa sul matrimonio tra persone dello stesso sesso (non esiste altro modo perché abbiano un figlio biologico) e con un progetto di legge sulla famiglia che sarà presentato al Parlamento a fine anno ma già annunciato in primavera.

 

L’Unione europea invece non dovrebbe tentare la strada della norma univoca per tutti: il rapporto presentato a Strasburgo a inizio luglio da una commissione di 15 esperti ha suggerito uno status legale per i figli nati da maternità surrogate e una convenzione internazionale sul tema «nella quale l’Ue giocherà un ruolo determinante».

 

Secondo un sondaggio dell’Institut Français d’opinion publique di marzo – in pieno battage politico e civile – il 51% dei francesi è favorevole alla fecondazione artificiale per le lesbiche (la pensa così anche il ministro Taubira) e altrettanti ritengono che la maternità surrogata debba essere legale, anche se sette francesi su dieci la giudicano una forma di commercializzazione del corpo femminile. Forse per questo i giornali d’oltralpe hanno raccontato scandalizzati la storia della trentenne Aurore: la donna ha finto la morte del neonato partorito per conto di una coppia per 15mila euro in modo da poterlo rivendere a un’altra coppia. Arrestata, secondo Le Parisien , Aurore era almeno alla terza compravendita di prole. Al Figaro una donna americana, che per due volte ha affittato (in cambio di una cifra fra i 20 e i 25mila euro) l’utero a una coppia sterile francese, ha confidato di sentirsi «come una babysitter » e di «amare il fatto di essere incinta». Per le donne indiane, invece, il lavoro di incubatrici frutta poche centinaia di dollari a parto, ed è molto meno divertente. [CzzC vedi Avvenire 06/08 pag 3: in India la nuova schiavitù delle gravidanze in affitto]

 

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