modificato 16/08/2015

Il prevalere del sentirsi sul sapersi ti espone ad inganni ideologici come da ferormoni

 

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Il sentirsi diverso da come la natura suggerisce è molto indotto dall'ideologia del pensiero unico dominante, che riesce a far prevalere il sentirsi sul sapersi. La mia identità non ha all'origine un sentirsi, ma un riconoscersi, mentre la fluttuazione del sentire non facilita l'orientamento, produce anzi, nel drammatico scoprirsi di ogni soggettività umana, un dis-orientamento.

25/06/2015 <sussidiario>: L'opera in cui Hegel esprime in modo splendido e unico il suo vigore filosofico è la Fenomenologia dello spirito (1807). Interessante il sottotitolo: Scienza della esperienza della coscienza. "La coscienza è a se stessa la propria misura", dice sin dall'inizio il grande filosofo di Stoccarda. La sua opera è stata considerata, e a ragione, la grammatica trascendentale del pensiero moderno ... La coscienza come criterio di ogni avventura della ragione, è prodotta dall'autocoscienza ... L'aver coscienza di qualcosa è come concepire quella cosa. [CzzC: alla faccia di una realtà che esiste a prescindere  dalla mia coscienza]

Lacan direbbe: lasciamoci guidare da lalingua (tutto attaccato): connaître (conoscere) equivale a co-naître (co-nascere).

Dunque io sono ciò che decido di essere, ciò che voglio essere.

Ed ecco, infine, il gran salto. Se decidere e volere esprimono facoltà riservate a una élite (C. Lasch), la democratizzazione di tali propensioni decisionali è tutta affidata al "sentire": io sono ciò che sento di essere. Il sentirsi diverso da come la natura suggerisce è molto indotto dall'ideologia del pensiero unico dominante, che riesce a far prevalere il sentirsi sul sapersi.

Come quegli insetti confusi da strani odori, che non riescono più a riconoscere quella differenza che prima li aiutava a riprodursi e a volare alto.

Il crescere e maturare di una identità sessuale, senza stare a scomodare Freud, non ha all'origine un sentirsi, ma un riconoscersi. La fluttuazione del sentire non facilita l'orientamento, produce anzi, nel drammatico scoprirsi di ogni soggettività umana, un dis-orientamento. Un allontanarsi da quell'origine che sempre conferisce alla sessualità, prima ancora della sua funzione, il suo mistero. Ciò da sempre polarizza il rapporto uomo-donna, nella loro radicale differenza, entro una irresistibile attrattiva. Che non risolvendosi mai in ciò che si sente, non conosce l'usura del tempo.