modificato 21/05/2017

 

Referendum di Bologna: Micromega scatenata contro le paritarie cattoliche

Correlati: paritarie vuolsi soffocare brandendo art.33

Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità: contrassegno miei commenti in grigio rispetto al testo attinto da altri.

 

da far fuori anche a costo di aumentare gli oneri per lo stato.

[CzzC: 2013.05.09: Il senza oneri per lo stato non significa che lo stato debba negare il sostegno alle scuole paritarie se rendono un servizio alla collettività non inferiore a quello delle scuole statali ma con oneri statali inferiori. Eppure la matrice, con cui l’articolo seguente di MicroMega mi par convivere felice, ricorre alla menzogna, al disprezzo di un servizio apprezzato da tutti, pur di far fuori la scuola cattolica o di riservarla ai soli ricchi, costasse pure un grave aumento di oneri per lo stato; peraltro, se ricordo bene, all’epoca dell’analogo referendum trentino, i fans dell’Articolo 33 contavano su silenziose maestre delle scuole equiparate che non vedevano l’ora di passare statali; là non riuscirono nell’intento, nonostante il patrocinio del massone Bonmassar]

 

 

2013.05.11 traggo da MicroMega / Repubblica

 

Scuola pubblica, il referendum di Bologna riguarda tutti

 

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Onore al merito del comitato referendario di Bologna “Articolo 33”, che ha messo definitivamente a nudo, e agli occhi di tutti i cittadini italiani, lo scandalo del finanziamento pubblico delle scuole private.

 

Evidentemente in grande apprensione, il Comune di Bologna, il Vaticano e il Partito Democratico hanno deciso di schierare le loro truppe d’assalto (alti prelati, politici, accademici, intellettuali, funzionari di partito i più variegati) per difendere lo status quo e contrattaccare i promotori di un referendum che erode la certezza granitica di un patto scellerato, quel patto cattocomunista che produsse nel 2000 la legge n. 62 sulle scuole paritarie. Soltanto un anno prima, nel 1999, Rocco Buttiglione aveva presentato un disegno di legge che sostituiva così il terzo comma dell’articolo 33 della Costituzione: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione”, cancellando la dicitura “senza oneri per lo Stato”. Non si può certo negare che Buttiglione avesse le idee chiare ma, ahilui, non divenne ministro dell’istruzione. Al suo posto, un volenteroso Luigi Berlinguer risolse più ambiguamente la questione con una legge ad hoc, che, in ossequio alle proposte elaborate dal Gruppo Nazionale Scuola Cattolica della CEI, riconosceva alle scuole private paritarie una funzione pubblica e le inseriva nel sistema nazionale d’istruzione.

 

Da allora, e con buona pace della Costituzione, i finanziamenti diretti e indiretti alle suddette scuole non sono mai mancati. E, per sovrammercato, con la legge e i decreti attuativi sull’autonomia scolastica (altro provvido regalo della sinistra) sono progressivamente aumentati gli interventi e le ingerenze del privato nella scuola statale, dai contributi pseudovolontari delle famiglie, agli accordi di rete scuola-azienda, agli sponsor, alla nascita di scuole aziendali e confindustriali, alle convenzioni e alle privatizzazioni delle scuole pubbliche per la fascia 0 – 6 anni.

 

La posta messa in gioco dal referendum di Bologna è altissima. Disvela un sottobosco di menzogne, di ipocrisie, di manipolazioni della realtà, di ideologismo inteso come falsa coscienza. Si accusa il comitato referendario di richiamare la Costituzione in modo pretestuoso, di voler lasciare i bambini di Bologna senza scuola, di costringere il sindaco Merola a venir meno al suo programma di governo. Accuse infondate, bugie reiterate.

 

Noi italiani sappiamo che non è così. E oggi finalmente siamo chiamati ufficialmente a esprimere la nostra opinione, attraverso la voce dei bolognesi. Perché Bologna riguarda Roma. Il Parlamento e lo Stato Pontificio. Le leggi, i patti e la Costituzione italiana.

 

La Curia si mobilita perché la quasi totalità delle scuole private paritarie in Italia è cattolica. E la Curia non vuole rinunciare né ai finanziamenti, né al mantenimento del suo tessuto capillare di scuole confessionali, che le permette di coniugare catechesi e istruzione. Il Partito Democratico italiano si mobilita perché è cattolico senza mai essere stato laico. Il Parlamento sarà presto investito di un problema non più occultabile né procrastinabile.

 

La Costituzione parla chiaro: la Repubblica istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. I privati che vogliano creare le loro scuole, confessionali e non, possono farlo ma senza oneri per lo Stato.

E i cittadini bolognesi, il 26 maggio prossimo, lo diranno in nome e per conto di tutti gli italiani.

 

(9 maggio 2013)