7 DOMANDE all'ignoto "don" assistente di quel Gruppo del Vangelo di TN che nel 2012 con lettera aperta al Vescovo rivendicava ...
rivendicava
- il protagonismo dei laici nella elaborazione del magistero anziché ridurli a ruolo ancillare di mera collaborazione
- il primato della loro coscienza individuale formata nel confronto con la comunità (anziché col Magistero), perché la parola obbedienza avrebbe risonanze negative.
Quel sedicente Gruppo del Vangelo di Trento aveva inviato una LETTERA APERTA al Vescovo tramite il settimanale diocesano Vita Trentina #44, lettera che la settimana successiva su VT#45 fu sublimata da don Cristelli.
Le 7 domande ho raccolto qui IN SEGUITO DEL SOMMARIO
[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 2025.04.16; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]
Pagine correlate: cadudem o cattolici democratici? Lo spirito del CV2°
↑2012.11.19 in aiuto al discernimento pongo 4 DOMANDE a don Vittorio Cristelli che il 15/11/2012 su VT#45 dà l’imprimatur alla lettera sul primato della coscienza e il protagonismo dei laici nell’elaborazione del Magistero (VT#44), ed auspica un proliferare di imitatori di protagonismo pari adultamente e democraticamente esigente, delusi che qualcuno di loro non sia stato invitato a Todi2. Continua qui
↑2012.11.18 su Vita Trentina #45p38 don Cristelli sublima la lettera aperta inviata una settimana fa dal sedicente Gruppo del Vangelo al Vescovo, lettera che rivendicava il protagonismo dei laici nella elaborazione del magistero e il primato della loro coscienza individuale formata nel confronto con la comunità (non col Magistero); Cristelli inneggia al suddetto gruppo-primavera ed auspica altre rondini a far analoga primavera. [CzzC: chiedo a don Cristelli se con tale sublimazione dei suddetti egli intenda dare risposta a nome del Vescovo alla loro lettera aperta].
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Commento alcune espressioni significative che traggo da Una stagione di apertura, lettera aperta all’Arcivescovo Luigi Bressan, firmata da “Gruppo del Vangelo – Trento”, così sedicente: «ci caratterizziamo per essere un gruppo di famiglie, di persone impegnate in politica, di lavoratori, di educatori, di persone che operano nella comunicazione».
Nei giorni seguenti annoterò qui alcuni feedback al presente tentativo di correzione fraterna che considero sempre reciprocabile, correzione fraterna che oso qui con alcune DOMANDE rivolte al presbitero (non saprei chi sia) che maggiormente avesse insegnato al suddetto Gruppo del Vangelo durante l’anno di studio sul CV2° che produsse la presente lettera aperta (come lavoro finale dello studio?).
Inviai la presente a VT, con la preghiera di inoltrarmela a quel presbitero: mi dissero che il gruppo fu seguito da più di un presbitero e mi invitarono a scrivere in dialogo aperto: preferisco mandare questa mia per altra via, onde non far lucrare la stampa con montanti dispute mediatiche utili, più che al nostro cammino di fede guidato, alla goduria degli osservatori dei polli di Renzo.
La sera del 17/11/2012 trovai uno dei sacerdoti che fu invitato assistente alla suddetta riflessione annuale: ho grande stima di quel don e il 18/11 inoltrai anche a lui questa mia, chiedendogli per favore di rispondere alle domande o quantomeno alla 4ª.
Il 19/11 enucleai 4 domande per don Vittorio Cristelli (che su VT#45 aveva sublimato la suddetta lettera aperta definendola novella primavera, auspicando analoghe rondini) domande che chiesi a VT di inoltrare a don Cristelli, ma il 20/11 VT me le considerò polemiche e vivisezionatrici del pensiero e delle parole altrui].
[CzzC: cari fratelli di fede del Gruppo del Vangelo di Trento, ho letto la vostra lettera aperta indirizzata al Vescovo per il tramite dell'intera pagina 14 del #44 di Vita Trentina 11/11/2012: essa merita l'attenzione del settimanale diocesano, ma presumo anche quella del Vescovo interpellato, se non altro perché nei paragrafi migliori descrivete anche bene il Magistero petrino.
Meritate attenzione anche nei paragrafi in cui alludete ad un Magistero petrino che ostacolerebbe il protagonismo di qualcuno di voi, ed è qui che, ritenendomi laico come voi (anche se meritevole di meno attenzione, faccio parte anch’io di un gruppo del Vangelo e seguiamo i documenti del CV2°, e siamo perfino accusati da qualcuno di essere troppo indulgenti con i papa-succubi che "non capiscono" lo spirito del CV2°), oso porre alcune domande in aiuto al discernimento, che non nascondono un tentativo di correzione fraterna rispetto ad alcune esternazioni della vostra lettera, correzione fraterna che intendo assolutamente reciprocabile.
Non conoscendo il vostro recapito, rivolgo le domande al presbitero (nel seguito "don") che più aiutò le vostre «riflessioni maturate nel corso di un anno di incontri dedicati alla rilettura del CV2°», corso tra i cui frutti leggiamo la vostra lettera aperta al Vescovo: Vita Trentina conosce sicuramente quel don, e, dunque, invio le domande a VT chiedendo che le inoltri al don.
Chiedo a VT, non di darmi l’indirizzo di quel presbitero (per ovvie ragioni di privacy), ma di farmi da ponte verso di lui, che nel seguito chiamerei semplicemente don. (nota successiva: 12/11/2011 ottenni RISPOSTA e il 18/11 trovai autonomamente uno dei don)
Legenda:
- in neretto trascrivo le parole della lettera pubblicata da VT, in grassetto ne evidenzio alcune, in grigio sono le mie
- l’aggettivo caro che antepongo a don non intendere ironico, ma sinceramente affettuoso, con tutto il rispetto che ho per i consacrati].
Caro don, porrò le domande in relazione ad alcune esternazioni che nella suddetta lettera mi parvero meritevoli di aiuto al discernimento; ecco la prima in neretto come suddetto.
... Occorre riaffermare il PRIMATO DELLA COSCIENZA nella vita morale ricordando però che la coscienza va formata ed evitando che tale primato diventi un alibi per una fede fai da te
1ª DOMANDA
Caro don, ti ricordi che dieci anni fa i tifosi del cattolicesimo adulto e democratico si limitavano ad affermare “il primato della coscienza individuale”? Solo successivamente si distinsero dalla dizione L3 della cultura dominante, aggiungendo l’aggettivo “formata”, forse anche grazie ad analoga correzione fraterna che osai tentare perfino ad un dirigente dell’Istituto di scienze religiose che udii maledire S. Agostino, perché avrebbe inventato il peccato originale
Ma dove e da chi sarebbe rettamente formata la coscienza individuale?
Per sfuggire a questo rischio crediamo che la fede non debba essere individualistica
È tanto ovvio, caro don, che non occorrerebbe precisare “crediamo”; la questione è ben altra: a quale fonte debba attingere la fede per non essere individualista, dal che la
2ª DOMANDA
Deve attingere al Magistero petrino o ad altro preferibilmente?
Convengo che anche tra i papa-succubi ci siano degli sciocchi in cerca di protagonismo, inclini a levare punti di cattolicità a chi criticasse la suddetta fonte, ma non possiamo scordare gli inni alla disubbidienza al Magistero pubblicati con compiacenza da VT, dal che vien da temere che l'anonimo scriba miri soprattutto ad altra fonte, ed infatti ...
ma che debba crescere nel confronto con la comunità, che educa a comprendere e a fare discernimento, perché ogni cristiano possa aderire e non passivamente obbedire alla legge morale.
Caro don, qui lo scriba usa uno stratagemma retorico che spiegherei così: come potrebbe egli far valere il Primato della coscienza nella originale accezione L3? (S’intende l’accezione originale che verrebbe corrotta con la pretesa ecclesiastica del “rettamente formata”). Semplice: basterebbe sostituire quel “rettamente formata” con “formata nel confronto con la comunità”, et voilà, guadagnerebbe la benedizione di massoni, di protestanti e della cultura dominante commiserando l’oscurantismo dei papa-succubi, i quali, poveretti, intendono il Papa e i Vescovi come complemento di agente del “rettamente formata”, il che da 2000 anni e confermato anche dalla Lumen Gentium [1]. Un'altra conferma del suddetto timore?
La parola obbedienza, come la parola precetto, può avere oggi risonanze negative perché suggerisce una condizione servile.
dal che, memore che udimmo su VT similari inni alla disobbedienza, mi vien da porre la
3ª DOMANDA
ancorché non firmati "don", sarebbe farina del tuo sacco?
Noi desideriamo invece essere “liberi e fedeli in Cristo”, secondo un'espressione di B. Häring.
... Auspichiamo che non si ostacoli il protagonismo dei laici nelle strutture rappresentative della Chiesa
Caro don, sempre supponendo che VT ti passi questa mia, ti porrei la
ti chiedo per favore di rispondermi con due esempi concreti (chi cosa dove quando), che documentino l’ostacolo che avrebbe opposto la Chiesa alla collaborazione di laici nelle sue strutture rappresentative.
Mi diresti che lo scriba scrisse protagonismo, non collaborazione? Allora permettimi, don, la
5ª DOMANDA
che tipo di laici sarebbero quelli da te aiutati nell’annuale riflessione, per pretendersi nella Chiesa protagonisti come e forse più dei consacrati? Probabilmente un tipo di laici superiore a me, visto che anch’io sono laico, ma non avrei queste pretese? E se mi chiedessi, caro don, che tipo di laico io sarei, ti direi che mi definiresti papa-succube, nonostante una laurea e la dedizione alla carità materiale (la settimanale pulizia radicale pro anziani ... è uno degli aspetti gratuito-caritativi che meno mi pesano), papa-succube perché presuntuoso di osare correzione fraterna ad annuali studiosi del CV2° (persone impegnate in politica, educatori, persone che operano nella comunicazione), e pure ingenuo se ti testimoniassi che sento valorizzata[2] a sufficienza la mia disponibilità a collaborare in parrocchia, senza bisogno di un maggiore protagonismo come quello rivendicato dal Gruppo. Leggo ancora
e la loro
partecipazione alla elaborazione del Magistero,
non come voci singole o come consulenti scelti dall'alto,
ma come persone che esprimono il vissuto quotidiano del popolo di Dio, in uno
spirito di corresponsabilità e non di mera collaborazione con i pastori
della Chiesa.
Sai bene, caro don, che la collaborazione laici-presbiteri è in atto da 2000 anni, seppure con alterne vicende; ma che i laici passino da collaboratori nella pastorale ad elaboratori del Magistero mi pareva fosse presunzione luterana piuttosto che insegnamento di Gesù, che mise Pietro a capo della sua Chiesa; caro don, permettimi una
6ª DOMANDA
- visto il successo con cui personaggi parimenti reclamanti protagonismo adulto e democratico hanno popolato uffici pagatori, editoriali, mediatici, didattici e consulenziali più o meno collegati alla nostra Curia,
- letto ripetutamente su VT il linguaggio con cui setacenti don e politici tipo questo reclamano per la linea pastorale più adulta e democratica diocesana decisioni libere da timbri e vedute romane,
- non ti sembrerebbe ingenuo credere che cotale reclamato aumento di potere decisionale in ambito Magistero sia funzionale solo a far avvicinare i fedeli a Cristo e ad attirare a lui i lontani?
- non ti parrebbe di poter mettere in ipotesi che cotale reclamato aumento di potere decisionale in ambito Magistero possa mirare anche ad incrementare il numero dei meno papa-succubi attorno alla greppia del patrimonio (finanziario, mediatico e didattico ...) attratti dal consenso-potere generabile con la sua gestione?
Leggo ancora
A tal fine pensiamo che si debba porre il problema della rappresentatività dei laici che operano nella Chiesa e che debbano essere incentivate forme di collegialità a tutti i livelli della vita ecclesiale
Sottolineo il tutti i livelli, come si volesse dire papato compreso e si volesse desacrare la gerarchia e farla finita con la teocrazia.
Leggo ancora
Esiste già l'esperienza dei consigli pastorali, che però hanno ancora, molto spesso, un ruolo limitato e ancillare.
caro don, il Gruppo finge di non conoscere illuminate eccezioni locali a tale ancillarità? Ad esempio la pastorale adulta e democratica attuata da un CPP roveretano, dove i tifosi della linea esigente protagonismo riuscirono ad attuare una pastorale così coraggiosamente innovativa e chiacchierata sui media, da introdurre la comunione in mezzo self service e la svotatura di Rovereto che sarà concretizzata il prossimo 25/11 con una preghiera che non cita più quel nome della città che era esplicitato nella formula votiva approvata dal Consiglio comunale nel 1946.
Leggo ancora
Vorremmo che i sacerdoti fossero meno presenti negli uffici, a svolgere mansioni organizzative, e più presenti tra la gente, ad annunciare la Parola
Ma questo, caro don, lo vuole il Magistero forse anche più del tuo Gruppo: conobbi un umiliatore di papa-succubi, che non trovava tempo per andare a trovare le famiglie con malati e problemi vari che gli chiedevano visita, però lo trovava sempre per presenziare da protagonista a riunioni e conferenze socio-politiche-ecumeniche-multietniche che davano visibilità e consenso anche partitico alla sua linea politico-pastorale, quella sedicente “noi non vendiamo il cervello all’ammasso”, in stretta collaborazione con levatori di patente di cattolicità ai papa-succubi, tanto da definirli responsabili di uno scisma strisciante all'interno della Chiesa.
Leggo ancora
La Chiesa non deve essere identificata
solo con chi parla da un pulpito,
per istruire i fedeli raccolti sotto il campanile
Caro don, lo scriba oltre che anziano mi pare rimasto indietro: i pulpiti sono stati chiusi da un pezzo per fare gli impianti di riscaldamento e i fedeli si raccolgono in chiesa: forse altri come lui si raccolgono sotto campanili di partito: leggo ancora
ma è comunità di credenti,
ed è, all'interno della società, una voce
capace di dialogare con altre voci,
su un piano di parità.
io direi su un piano di rispetto dei reciproci ruoli e competenze, ma forse anche tu intendi su un piano di protagonismo superiore alla mera collaborazione.
Leggo ancora
Un esempio significativo è, nella nostra Chiesa, l'esperienza della Cattedra del confronto.
Non si tratta di inventare da zero un modello di Chiesa, ma di individuare e rilanciare molte “buone pratiche” che già esistono ...
Ci sono però anche esperienze positive che mostrano oggi segni di logoramento e stanchezza, dopo il fiorire di iniziative a cui si è assistito negli anni postconciliari.
La Chiesa si trova oggi in una condizione di minoranza. Tale condizione non va vista solo in negativo, come decadenza e perdita (che può provocare in alcuni atteggiamenti di angoscia, autodifesa e arroccamento), ma anche in positivo, come chiamata a
rinunciare a una posizione di potere
Caro don, permettimi la
7ª DOMANDA
la rinuncia a posizioni di potere non potrebbe valere anche per taluni occupanti uffici curiali che sputano nel piatto dove mangiano? Leggo ancora
nella società, a riscoprire la vocazione a essere “piccolo gregge”, “sale e lievito” nel mondo; un tempo di grazia in cui recuperare l'autenticità del messaggio cristiano, uno stimolo ad avere coraggio e rilanciare la speranza.
Forse sbaglio, e mi potresti ampiamente smentire, se ti dico che mi pare che il Gruppo echeggi le parole belle come se fossero dette solo da loro e non anche dal Magistero petrino: vedi Sinodo nuova evangelizzazione, anno della fede, CV2° con l’ermeneutica della riforma nella continuità.
Ma forse non è questo il punto, perché a questo punto potresti dirmi sorridendo che ti chiami don Nessuno, nel senso che al Gruppo del Vangelo di Trento non sarebbe servito un presbitero durante l’anno di lavoro, che produsse l’esito in pagina, ma sarebbe bastato il primato della coscienza cresciuta nel confronto con la comunità, non nel confronto con un uomo di Chiesa: parimenti sorridendo potrei risponderti che non sono Polifemo e che, comunque, VT e/o un Ufficio curiale potrebbero evadere il mio desiderio di interpellarti, inoltrando questa mia a un presbitero trentino che, conosciuto come uno dei catechisti preferiti dal Gruppo ed approvante appieno la loro lettera aperta all’Arcivescovo quale sintesi matura dell’anno di studio, presumessero non disdegnante una lettura delle presenti domande senza impegno a rispondermi. (annoto successivamente 12/11/2011 che ottenni RISPOSTA da VT).
Ma dopo tutte queste domande, gerundi e participi, ci resterebbe ben poco di costruttivo per il nostro cammino di fede se
- non facessimo memoria di ciò che abbiamo di più caro entrambi (l’affezione a quel Cristo figli di Dio, nato da Maria vergine, crocifisso e risorto per la salvezza del mondo) che è immensamente più grande delle nostre diversità di giudizio;
- se non ricordassimo che, ben più delle nostre dissertazioni, il mondo è in attesa (talvolta inconsapevole) della caritas in veritate dai suoi discepoli di oggi come dai primi, veicolo indispensabile della Redenzione, perché, come dice il Sinodo, “La presenza del povero nelle nostre comunità è misteriosamente potente: cambia le persone più di un discorso”, soprattutto se per povertà intendessimo quella non solo materiale;
pertanto, caro don, usa anche a me un po’ di carità, reciprocandomi una correzione fraterna.
La lettera aperta indirizzata al Vescovo si conclude così:
Questi sono solo alcuni dei temi,
che certo non esauriscono la ricchezza dei documenti conciliari, su cui abbiamo fermato la nostra riflessione e che ci sentiamo di condividere con Lei e con la Chiesa di Trento.
Gruppo del Vangelo - Trento
[CzzC ps: Nei giorni seguenti annoterò qui alcuni feedback al tentativo di correzione fraterna reciprocabile, che osai con le suddette DOMANDE]
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Nota1: il CV2°: «I vescovi, quando insegnano in comunione col Romano Pontefice, devono essere da tutti ascoltati con venerazione quali testimoni della divina e cattolica verità; e i fedeli devono accettare il giudizio del loro vescovo, dato a nome di Cristo in materia di fede e di morale, e aderirvi con religioso rispetto» (Lumen Gentium, n. 25).
Nota2: una volta la mia disponibilità fu anche svalorizzata, con questo sermone, ma non dal don B che vi è indicato come autore, bensì da un sermonante cadudem che ne fu redattore in stretta intesa con persone levapunti di cui sopra.