modificato 12/12/2016

 

SIRIA: «I cristiani usati dai ribelli come scudi umani»

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Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità: contrassegno miei commenti in grigio rispetto al testo attinto da altri.

 

Trassi da Avvenire 01/06/2012 pag 16

 

DA DAMASCO

 

I cristiani siriani «usati come scudi umani dai ribelli negli scontri a fuoco con l’esercito di Assad». La denuncia è di Gregorio III Laham, patriarca di Antiochia, di tutto l’Oriente dei melchiti in una intervista che compare oggi sul sito “IlSussidiario.net”. Il patriarca racconta di rapimenti notturni con pagamenti di riscatti fino a 200mila dollari, case confiscate o fatte saltare per aria, continue incursioni armate di musulmani sunniti nei quartieri cattolici. «I ribelli – denuncia Gregorio III – entrano nei loro quartieri, mettendoli in fuga dalle loro case: è successo a Homs, Yabroud, Rabli e altrove nella Valle dei Cristiani». Questo produce un «vero e proprio esodo». In Siria, secondo il patriarca dei cristiani melchiti, non si confrontano soltanto governo e opposizione, ma c’è anche un terzo elemento che punta soltanto a sovvertire la legge».

 

Un clima di terrore in cui l’Europa, se vuole aiutare la minoranza deve incoraggiare l’applicazione del piano di pace di Kofi Annan. «Qualsiasi piano alternativo, come pure l’ipotesi di nuove sanzioni, indebolisce soltanto gli sforzi del mediatore Onu». La comunità internazionale ha affidato la missione ad Annan, ma ora «impedisce al piano Annan di fare dei passi avanti». Questo perché la tregua «è stata violata dai ribelli e non da Assad. Il regime non ha alcun interesse a fare fallire il piano Annan». Questo vale anche per la strage di Hula, nonostante le accuse della comunità internazionale, sostiene Gregorio III Laham: «A Hula sono stati uccisi 15 soldati prima della strage, che non è stata compiuta dai fedeli di Assad ». Questo perché «non riesco a immaginare che un governo e un esercito organizzato possano uccidere dei bambini così. Soprattutto in un momento in cui si trova sotto gli occhi del mondo intero». «L’artiglieria si trovava fuori dal villaggio, mentre è più probabile che chi ha compiuto la strage siano state le forze dell’opposizione all’interno del centro abitato. Non ho elementi per affermarlo con certezza, ma è la cosa che mi sembra più logica».

 

Tutta la crisi siriana non è dovuta alla domanda di democrazia della popolazione ma alla «volontà internazionale e locale di distruggere la Siria. Noi abbiamo già abbastanza democrazia, anche se non al cento per cento, e siamo sulla via per rafforzarla». La minoranza cristiana non può sentirsi protetta quando c’è il caos e «a provocarlo non è certo il governo». Di questa situazione Gregorio III Laham ne ha parlato con Papa Benedetto XVI in un incontro il 15 marzo scorso. «Gli ho confidato la mia convinzione che la Siria deve essere realmente un Paese libero, e che occorre che i siriani trovino una soluzione per il loro avvenire conquistandola con le sole loro forze». Per questo «occorre dire no alle ingerenze dalle potenze straniere».

 

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