JÜRGEN HABERMAS filosofo, sociologo, politologo ed epistemologo esponente della Scuola di Francoforte

1929-2026 mirò a fondare nuova ragione comunicativa che potesse liberare l'umanità dal principio di autorità, una ragione basata solo sul paradigma conoscitivo intersoggettivo che possa andare al di là di un astratto paradigma della soggettività, di cui peraltro sollecita l'abbandono.

Celebre il dibattito nel 2004 con l'allora cardinale Ratzinger.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 2026.03.16; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: chi è

 

 

2026.03.14 addio ad Habermas <avvenire> araldo della modernità incompiuta; filosofo della post-metafisica e del discorso democratico, è scomparso a 96 anni. Celebre il dibattito su ragione e fede con Ratzinger. <hp> "I giganti non scrivono il libro importante a 50 anni, ma subito, da giovani, rivelando il proprio genio; a cavallo tra filosofia, storia e sociologia, aveva già i connotati del fuoriclasse; accadde la stessa cosa per Martin Heidegger con 'Essere e tempo'

 

↑2019.12.03 nel dare l’addio a Johann Baptist Metz <avvenire> lo ricorda come fautore del dialogo pubblico tra Habermas e Ratzinger a Monaco nel 2004, lo definisce "padre" della Teologia politica” e lo annovera tra i veri “padri nobili” fondatori della rivista internazionale di teologia “Concilium” assieme a uomini del rango di Karl Rahner, Yves Congar, Edward Schillebeeckx, Hans Küng e Gustavo Gutiérrez [CzzC: modestamente alimento la mia fede cristiana grazie a santi padri che mi parrebbero più meritevoli del termine nobiltà; e nel discernimento delle qui indicate nobiltà mi faccio aiutare, ad esempio, da padre Cavalcoli: fare chiarezza sulle quattro cristologie eretiche Rahner, Kasper, Schillebeeckx, Teilhard de Chardin]

 

↑2019.04.01 annoto il seguente commento colto da fb a riprova della difficoltà di dialogo quando si equivoca sul significato delle parole, perfino delle parole più naturali.

Quando si associano in una stessa espressione i termini «famiglia» e «natura», si può risultare inascoltati dalla cultura dominante, apparendo perfino irritanti. Ciò è dovuto alla crisi di significato che ha conosciuto il concetto di natura, che si è reso difficilmente utilizzabile nel dibattito pubblico. Lo ammise con lucidità - benché a malincuore - già anni orsono lo stesso cardinale Joseph Ratzinger durante un celebre dibattito con il filosofo Jürgen Habermas, arrivando a definire il diritto naturale come «uno strumento inefficace». Perché? La categoria di natura è nata per indicare ciò che tutti possono riconoscere e su cui tutti possono concordare, mentre oggi - essendosi spezzata l’equivalenza tra «naturale» e «razionale» - quella categoria è diventata identitaria ed esclusiva: ciò che ieri venne elaborato per unire, adesso potrebbe essere impiegato per dividere. Lo si è visto anche in occasione del controverso Convegno di Verona, dove lo sbandieramento della formula «famiglia naturale» non ha per nulla ottenuto l’esito di suscitare un consenso generalizzato nell’opinione pubblica. [CzzC: se anche fossero maggioranza quelli che hanno usurpato il significato originale dell'espressione "famiglia naturale", ritengo di avere il diritto di usarlo almeno con chi è sintonizzato, avendo però cura di non brandirlo contro chi ne brandisse altri intendimenti].

 

↑2015.03.27 <repubbl> Jürgen Habermas: La mia critica della ragione laicista: i secolaristi insistono nell'integrare le minoranze alla cultura politica già esistente, accusando la controparte di "culturalismo anti-illuministico", controparte che denuncia il rischio dell'assimilazione forzata e dello sradicamento. I secolaristi lottano per una inclusione colorblind (daltonica) di tutti i cittadini, a prescindere dalla loro origine culturale e dalla loro appartenenza religiosa con una prospettiva laicistica che vorrebbe la religione relegata a faccenda esclusivamente privata. Testo tratto da "verbalizzare il sacro" di Jürgen Habermas (Laterza, trad. di L. Ceppa pagg. 318)

 

↑2009.01.13 traggo da <tempi> intervista al vescovo Jean-Louis Bruguès: Povero quel paese che non saprà approfittare delle scuole cattoliche. ... omissis ... Da una parte ci si rende conto che è impossibile espungere il fatto religioso dalla società e relegarlo in uno spazio esclusivamente privato. Su questo mi pare che figure come il presidente francese Nicolas Sarkozy, l’ex premier inglese Tony Blair e il filosofo post-secolarista tedesco Jürgen Habermas stiano dando testimonianze eccellenti, direbbe Benedetto XVI, di “laicità positiva”. Dall’altra parte sconcerta il fatto che la religione sia spesso associata a violenza, divisione e oscurantismo. Continua qui.

 

↑2008.12.22 traggo dalla rivista Protestantesimo dei Valdesi #63” 2008, 281-287: Jürgen Habermas ha scritto recentemente che l'illuminismo (cioè, in questo caso, il pensiero critico della tarda modernità) dovrebbe forse essere critico anche nei confronti di se stesso e chiedersi se per caso il linguaggio religioso non sia portatore di elementi decisivi che non possono essere tradotti in altri linguaggi e che dunque devono essere presi sul serio nella loro formulazione originaria. Continua qui.

 

↑2008.02.15 traggo dalla allocuzione che il papa Benedetto XVI avrebbe dovuto pronunciare giovedì 17/01/2008 all'università di Roma "La Sapienza" subito dopo l'inaugurazione dell'anno accademico.  ... omissis ... Jurgen Habermas esprime, a mio parere, un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti: dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti. Continua qui

 

↑2005.10.15 trassi da QT n. 17 Ratzinger e Habermas: i duellanti? Come vanno impostati i rapporti fra laici e credenti?

 

2004.01.19 <morcelliana, google> Il 19 gennaio 2004 la Katholische Akademie in Bayern ha organizzato a Monaco un singolare e straordinario dialogo tra il filosofo Jürgen Habermas e il cardinale Joseph Ratzinger: tra la tentazione secolarista che bolla ogni forma di cultura religiosa come regressione irrazionale e la tentazione integralista che vuole imporre autoritariamente le verità di un’unica fede religiosa, Habermas e Ratzinger aprono la prospettiva di una società post-secolare in cui laici e credenti scoprano il dialogo non solo come strumento di necessario compromesso, ma come metodo per il ritrovamento di se stessi. La filosofia ritrovi il gusto della “traduzione” e la religione il gusto dell’“intelligenza”. [CzzC: 2024.05.23 ~h18 a Radio 24 odo ricordare questo dialogo come una perla dell’espressione della cultura occidentale a radici giudaico-cristiane, rara a trovarsi altrove]