ONTOLOGIA: studio dell'essere in quanto tale e delle sue categorie fondamentali

Ritengo determinanti le riflessioni filosofiche sull'ESSERE, mi piacque l’idea dell’ESSERE di Rosmini; non pensare che io manchi di rispetto per questi studi se in questa misera pagina annoto quanto poco mi piacque in 2ª liceo la monadologia di Leibniz.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 2026.01.01; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: conoscenza

 

2026.01.01 Dopo la Shoah, per Lévinas non è più credibile una filosofia che metta al centro l’“io penso” o l’“essere” come se l’altro fosse un dettaglio. Il Novecento ha dimostrato che si può essere colti, razionali, efficienti… e costruire lo sterminio. Da questa constatazione nasce il suo gesto radicale: l’etica non è un settore della filosofia, ma il luogo in cui il soggetto diventa davvero soggetto - non padrone, ma “esposto”, responsabile, persino “ostaggio” dell’altro. La sua filosofia nasce quando l’Europa scopre che può tradire i propri ideali. Il confronto con Heidegger è emblematico: se una grande filosofia può convivere con l’adesione al nazismo, allora la filosofia deve interrogarsi sul proprio cuore: che cosa ha dimenticato dell’umano?

 

↑2024.02.03 <Padre Cavalcoli> la falsità come principio della violenza. Il vantaggio di Aristotele su Platone è che Aristotele ammette un sapere certo e scientifico delle cose sensibili e mutevoli, circa le quali Platone resta in una posizione scettica affidandole solo all’apparenza, la doxa, non essendo riuscito a chiarire l’intellegibilità del divenire, che a Platone, legato qui a Parmenide, sembra contradditorio. [CzzC: il divenire, πάντα ῥεῖ, grade termine che mi corrisponde anche per formazione (vedi Change di Watzlawick); ma che dire di certi soloni come Emanuele Severino? Egli sosteneva che «la colpa dell’Occidente cristiano fu l’aver introdotto il divenire, provocando il bisogno dell’essere, l’angoscia di fronte al nulla»]. La falsità è una violenza fatta all’intelletto.  La violenza è l’imposizione di qualcosa di estraneo o contrario a un soggetto che non è fatto per riceverlo

 

2023.08.16 dal libro di Vittorino Andreoli - La gioia di pensare. <fb> L'uomo sta perdendo la mente e anche l'anima (regressione antropologica): non più il "cogito ergo sum", ma "faccio dunque non sono morto". [CzzC: pensiero ed azione sono fortemente correlati: continua qui alla data]

 

↑2017.01.02 <ontologismi> cognitivismo, monadologia, potenza ed atto