Nuova MOSCHEA da 1000 posti a TORINO
se chi colà guiderà le preghiere ed ammaestrerà i correligionari, insegnerà anche il rispetto delle nostre leggi democratiche e il principio «no costrizione nella religione» sottoscritto pure da Al-Tayyeb ad Abu Dhabi nel 2019, noi cattolici non avremmo di che eccepire sulla presenza di un altro luogo di culto dell'unico Dio; se invece colà si insegnasse ben diversamente, sarebbe un problema per le nostre libertà democratiche ben più che per i cattolici, i quali avranno cura di non farsi usare per guerre di religione, ma di praticare l'amore fraterno come insegnatoci da Gesù anche verso i diversamente credenti.
[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 2026.10.09; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]
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↑2026.10.09 dalla testimonianza.fb di Zarish Imelda Neno riguardo alla costruzione della nuova moschea di Torino colgo in particolare la parola RECIPROCITÀ, che è un valore morale anche per i non credenti; tale regola ritengo pertinentemente invocabile tra due singole persone o tra due rappresentanti di entità/comunità che siano effettivamente responsabili della loro rappresentanza.
Dei cattolici esiste a livello mondiale una guida petrina responsabile del depositum fidei, declinato in un codice di diritto canonico e un catechismo che, anche di fronte a non credenti e alle leggi di uno stato laico, risulta ben compatibile con la dichiarazione universale dei diritti umani.
→ Dell'islam si può dire la stessa cosa?
- Quale sarebbe l'autorità mondiale che dica apertamente chi non ha il diritto di millantarsi musulmano rispetto ad una legge chiara come la suddetta dei cattolici? Ad esempio quando un tal millantatore perseguitasse gli infedeli brandendo alla lettera prescrizioni di loro testi sacri?
- Quale sarebbe tale legge chiara? La sharia?
Vediamone qualche esempio di "compatibilità" con la suddetta nostra dichiarazione dei diritti umani:
- Art.18
"liberà di credo e diritto di cambiarlo impunemente"
(ma l'islamista punirebbe severamente un musulmano che abiurasse, come conferma
anche questo islamista che è divenuto cittadino italiano.
- Art.16 "Uomini e donne
hanno il diritto di sposarsi senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o
RELIGIONE"
(ma l'islamista proibisce ad una donna musulmana di sposare un infedele, come
conferma questa italiana
dopo che si è convertita all'islam.
- Art. 19
"libertà di opinione e di espressione", anche in dissenso di opinioni
istituzionali
(ma per l'islamista vale il motto minaccioso «non sia mai che si contraddica il Profeta»).
Qui sta a mio avviso il nocciolo del problema, un problema di diritto civile laico, più che un problema per i cattolici, perché si configurerebbe il rischio di insegnamenti che alimentano razzismo religioso e, quindi, scontro di civiltà.
A parte il problema delle persecuzioni e del terrorismo islamista, che - grazie a Dio - in Italia finora ha colpito meno che altrove in Europa, i cattolici italiani non avrebbero da eccepire se lo Stato o il Comune concede la costruzione di luoghi dove si adora l'unico Dio a dei credenti che insegnassero il rispetto delle nostre leggi e il principio di «no costrizione nella religione» sottoscritto pure da Al-Tayyeb ad Abu Dhabi nel 2019, stanti, per contro, i soldi che vengono impiegati per foraggiare direttamente o indirettamente pubblicità ed associazioni che alimentano esplicitamente o surrettiziamente un ateismo strisciante, non ultima causa della secolarizzazione che affligge anche i musulmani non solo noi cattolici.
Se invece nelle moschee si insegnasse ben diversamente dai suddetti principi, ciò configurerebbe un problema non tanto per i cattolici, ma per le laiche libertà democratiche che hanno impiegato secoli a mutuare dalla civiltà cristiana quei principi di dignità della persona, di libertà e di uguaglianza enucleati nel 1948 - dopo due immani guerre mondiali - nella suddetta nostra dichiarazione universale dei diritti umani, che è diversa da quella islamica.
I cattolici abbiano premura di aiutarsi a non farsi usare per guerre di religione, ma a praticare dialogo e amore fraterno come insegnatoci da Gesù anche verso i diversamente credenti, memori di Matteo 5:11, perciò praticanti il perdono non la vendetta, peraltro attivi anche in prevenzione per quanto possibile, come traspare dal suddetto post di Zarish, in preghiera accorata e sostegno anche materiale per i fratelli cristiani tanto perseguitati che solo l'eroismo dei martiri può far reggere «senza disperazione».