Grigolli: «quasi INDISPONENTE, per un Todi2, quell’accentuazione su una politica moderata»
«Mi avventuro in un riscontro di contraddittorietà tra il ruolo del laico, a fronte della società, e le ribadite INGIUNZIONI VATICANE all’osservanza di VALORI detti NON NEGOZIABILI su talune tematiche: la vita, dall’inizio alle conclusioni, scuola, famiglia. IDENTITÀ come bastioni su cui arroccarsi?»
[CzzC: mi avventuro in un tentativo di correzione fraterna]
[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 2020.01.17; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]
Pagine correlate: svedoRoma; non c'è solo Roma
↑2012.06.17 Trassi da VT#24 Pag 38: Dialogo aperto
A ciascuno il Todi suo
Sui dilemmi dei cattolici in politica, fitti e penetranti - nell’ultimo numero di V.T. - gli interrogativi di Piergiorgio Cattani. Per portare avanti i valori del cristianesimo serve un partito dei cattolici, una riproduzione della ex Dc? È sufficiente trincerarsi nel fortino della perduta “unità politica dei cattolici”? Oppure occorrerà introdurre il percorso di una unità d’altro tipo, una sintesi tra diversi, recuperando un perduto senso di comunità? In una società senza bussola, in una politica priva di orizzonti valoriali, quale strategia promuovere, come Chiesa attuale?
Piergiorgio promuove uno scuotimento tridentino d’insieme. Quasi in contemporanea, annunciata a Roma, una edizione Due di Todi, dopo quella prima versione glorificata, nel convento umbro, nell’ottobre scorso. Allora, una politica “come bene comune”, fu la proposta introduttiva del card. Bagnasco, presidente della Cei, nell’assemblea indetta da sette movimenti significativi: ... Adesso, il titolo proposto per Todi 2 ha, tuttora, una sottolineatura a sostenere complessivamente “una politica, saggia, buona e moderata”. Con elencazione, adesso ribadita, dei temi nell’ appuntamento del prossimo ottobre umbro. Quasi tutto, per non dire troppo poco. Risultano attese, più che proclamazione e modalità di intenti, in un preventivato 2013 elettorale. In certo modo, uno stile ripetitivo. Quasi da indurre ad analisi autocritica. Già notata, tale occorrenza, in occasione della settimana sociale dei cattolici italiani, a Reggio Calabria e della recente Aquileia 2, le Chiese del Nord Est. Troppo spesso una episodica a documenti finali in perfezione compositiva, con dovuta aureola intervescovile, vedute eccelse di traguardi, ma scarso coinvolgimento di dialogo esterno, raccordi carenti d’opinione. Percorsi quasi soltanto scritturali.
[CzzC: sembri quasi un registratore rotto: ti leggo ripetutamente usare la medesima ironia e sprezzante allusività in analoghe circostanze].
Solo questione di tecnica della comunicazione? Ma l’esito dei proclami appare talvolta affidato a un eventuale dopodomani, senza accentuazioni. Ad esempio, quasi indisponente, per un Todi 2, quell’accentuazione su una politica “moderata” [CzzC: ti chiedo venia per il precedente "sembri quasi"; questo aggettivo indisponente è nuovo: progressione in corso?].
Al punto attuale, lo scuotimento vero potrebbe investire un “cosa essere”, più che un “con chi stare”. Potrebbe interessare una configurazione della “laicità” dentro la Chiesa, che è in Italia. Non disgiunta dall’autorità [CzzC: ci mancherebbe anche che inneggiassi scopertamente alla disgiunzione, col Leitmotiv L3! Basta e avanza l'autonomia ecclesiastica analoga a quella che governasti politicamente, basta che la curia di TN agisca in pastorale coraggiosa senza le vedute e i timbri di Roma per usare le tue parole], ma con propria personalità, anche esposta al rischio critico. Mi avventuro - per esemplificare - in un riscontro di contraddittorietà tra il ruolo del laico, a fronte della società, definito da Benedetto XVI nell’assemblea ecclesiale 2006 di Verona e le ribadite ingiunzioni “vaticane” all’osservanza di valori detti “non negoziabili” su talune tematiche: la vita, dall’inizio alle conclusioni, scuola, famiglia. “Identità” come bastioni su cui arroccarsi?
[CzzC: mi pare che stai canticchiando un Leitmotiv simile ad L5].
Di fatto, sarebbe una autolimitazione imposta al legislatore, anche di sensibilità cristiana. Quando, un “negoziare” non dovrebbe comportare di per sé (nell’aula parlamentare, nel mondo più generale) una rinuncia ai valori. Neanche una spinta a comprometterli, semmai a investirli, in un dialogare compositivo. Si potrebbero citare questioni ultime, tuttora pendenti in Parlamento: perché no a un riquadro legislativo di certezze nei diritti civili, nell’ambito delle coppie di fatto? Fu intento “negato” a Prodi all’epoca della sua presidenza. Perché un assetto puramente “ideologizzato” ad una legge sul testamento biologico, da anni giacente in Parlamento, che va esprimendo, al momento, assetti d’impianto fortemente criticati (per la Rosy Bindi “finora il biotestamento non era regolato, ora è vietato”, per Raniero La Valle va esprimendo una specie di “obbligo a sopravvivere”).
Al cospetto di tali situazioni, Massimo Franco, sul Corriere, ha ravvisato un’Italia “come una sorta di trincea continentale del cattolicesimo”. Perché non confrontarsi? Potrebbero soccorrere esempi altri di costruttività presso un mondo cattolico dialogante: nel 1986, lasciò il segno un diffuso Testamento vitale promosso con largo seguito di attuazioni dall’episcopato spagnolo, nel 1999, sullo stesso tema, in Germania, venne definito un modello testamentario elaborato dalla conferenza episcopale della Chiesa cattolica insieme al Consiglio della Chiesa evangelica, con 9 milioni di aderenti. Senza scontri invadenti.
Ecco l’utilità più rispondente di un Todi 2, a guardarsi “dentro”. A confrontarsi, anche nel Trentino. A ognuno il Todi suo.